Il “No-Suarez” Day

di Nino Flash |

Il 15 settembre 2020 passerà forse alla storia (della Juve) come il giorno in cui Luis Suàrez e la Vecchia Signora si lasciarono senza essersi mai formalmente uniti in matrimonio. Sportivo, s’intende.

Suàrez non sarà quindi cittadino della Serie A, per lo meno a stretto giro. Così raccontano le cronache.
Prima i media italiani e poi quelli spagnoli hanno lanciato la news della dell’impercorribilità della via, o meglio iter, che avrebbe dovuto portare all’ottenimento della cittadinanza italiana da parte dell’asso uruguaiano. La deadline del calciomercato, fissata al 5 ottobre, non dà adito a speranze: per l’ordinaria burocrazia italiana (non solo per passaporti) il 5 ottobre è come fosse oggi.
Da parte del Pistolero – viene detto e scritto – si pone quindi fine ad una corsa contro il tempo che di giorno in giorno è andata acquisendo i connotati di una sfida oltre i limiti delle umane possibilità.
Dal lato Juve si decide di dare un taglio netto alle incertezze sui tempi e sui modi, a rischio sì di generarne altre di diverso tenore, ma forse più malleabili, ossia affrontabili e risolvibili grazie alle proprie capacità (da mettere però in campo subito e con grande vigore), senza dipendere totalmente da soggetti esterni, lontani dal club.
Le negligenze che hanno creato un evitabilissimo pasticcio sembrano riscontrabili su ambo i fronti, in primis gli agenti del giocatore che inspiegabilmente in tutti questi anni non hanno provveduto a dotare il proprio assistito di uno strumento così importante e strategico come il passaporto comunitario (peraltro di facile ottenimento nel caso specifico) grazie al quale si può anche acquisire un maggiore potere contrattuale. Agenti che poi colpevolmente non hanno informato fin dall’inizio la controparte Juventus del peculiare status del centravanti del Barcellona, oppure ignoravano lo stato aggiornato degli slot occupati da extracomunitari in casa bianconera.
D’altro canto, tuttavia, non possiamo ignorare le oggettive responsabilità di un club come la Juventus, che pur volendo ambire alla prestazioni di un top player, protagonista – non da ieri – della scena calcistica mondiale, evidentemente non era al corrente di quella singolarità sulla quale occorre operare la riflessione finale.
Luis Suàrez, uruguaiano con moglie avente passaporto italiano, ha potuto giocare (da comunitario) nella Liga e comporre per anni un letale tandem d’attacco con Messi anche perché le norme federali spagnole sul tesseramento lo hanno equiparato a un giocatore comunitario, in deroga alle leggi nazionali sulla cittadinanza, in virtù della nazionalità italiana (acquisita) della consorte Sofia Balbi.
La domanda è: perché il nostro sistema-calcio, invece di interrogarsi sulla legittimità di presunte scorciatoie universitarie o di ipotetici favoritismi ministeriali, non prende esempio dai nostri eterni rivali iberici e non valuta la possibilità di allinearsi a certe loro prassi?
La competitività a livello internazionale dei nostri club si tutela anche così.
Suàrez… docet!

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