Il Morata ritrovato

di Juventibus |

I tormenti dell’animo sono come quelli fisici, con l’aggravante che, a volte, sono anche indecifrabili. Ci siam passati tutti. A poco più di vent’anni, poi, sono come un macigno che si ignora come scacciare via, tanto più se fino ad oggi ti sei sentito invincibile, all’ombra di un talento indiscutibile e di un’ascesa inarrestabile nella scala della gloria. Di certo, a tanto non aiuta la lettura dell’estratto conto, né il paragone con chi a fine mese ci arriva con fatica. Quello te lo sei guadagnato in base alla legge di mercato, siamo partiti tutti alla pari e non tocca a te verificare se l’orologio della morale racconti le lancette giuste. Poche palle, via l’ipocrisia e te l’assicuro, chi parla di etica vorrei proprio vedere cosa direbbe al tuo posto.

Un calo di fiducia, un problema personale, qualsiasi cosa e sei fregato, amico mio ed, anzi, i tanti zeri vicino a quella diversa cifra iniziale diventano l’ulteriore zavorra di una coscienza tutt’altro che impermeabile alle emozioni. Perché sei un uomo, Alvaro. Un giovane torero della pedata, la cui anima è rimasta impigliata in un imprevisto come un tonno nella rete di un pescatore siciliano.

Tocca solo a te tirarti fuori prima della mattanza, ce la farai, ne siam tutti certi. In questo, l’aiuto del tifoso è fondamentale anche se rischia di appesantire inconsapevolmente ancor di più le aspettative. Tu lo sai bene, cerchi di dare il massimo ma il tarlo, non so nemmeno come altro chiamarlo, ti allontana dalle responsabilità. Giri per il campo e con generosità ti metti al servizio della squadra, ci metti la gamba e tenti le tue proverbiali progressioni ma, nel contempo, il disagio ti allontana sempre più dalla porta e quando ci arrivi tenti, a volte, la soluzione più banale. Forse è la paura di sbagliare, quella che farebbe svanire sotto gli scarpini bullonati i gradini che faticosamente stai risalendo.

E sì, devo ammetterlo, è tutto un “forse” questo pezzo e, da fuori, è così semplice parlare. Nulla esclude che stia solo esagerando e che, invece, il tuo black out sia dovuto, niente di più semplice, solo a imponderabili coincidenze.

Ci vorrebbe solo la palla giusta per spazzar via mesi di un tabellino abbandonato, la folla non aspetta altro, te l’assicuro, perché è sempre innamorata delle tue gambe come quando, era ieri, grazie a te sognava.

La sfidante è quella giusta, che te lo dico a fare, l’arbitro un po’ meno e rinvia al secondo intervento scomposto la decisione più sacrosanta.

E’ dal dischetto che spazzi via mesi di digiuno. L’avversario è uno specialista ma tu gliel’hai piazzata come pochi sanno fare e commentare un gran gol su calcio di rigore, ti confermo, non è cosa comune. No, non mi è mai piaciuto veder distrutta una bandierina in segno di esultanza rabbiosa, almeno da quando l’ho visto fare per il mero gusto di infierire sull’avversario, con il fare di un bulletto (non tutti son così) della mia città vecchia. Stavolta chiudo un occhio e faccio un’eccezione, proprio perché può darsi che prima non abbia esagerato e che il gesto nulla abbia a che fare con un’avversaria demoralizzata già di suo.

Stai tranquillo, non è un Truman Show e non hanno organizzato sta partita solo per risvegliare il tuo ego. Di sicuro, dopo aver spazzolato l’incrocio sei più sicuro di te stesso e, ora, non hai bisogno di occhiali da sole piovuti dal cielo per farti bello come Tom Cruise. Sei pimpante come ti conosciamo e, guarda caso (lo sai, non è un caso) il maledestro rinvio del borioso difensore è un invito succulento per dimostrare appieno il tuo talento.

Bum, ne esce un gesto tra i più belli, la cartolina che ci restituisce un uomo certamente fortificato dalle difficoltà, ora pronto ad un’esultanza gioiosa che regala brividi ben oltre il risultato.

di Roberto Savino

@robertosavino10