Il mio Grosso Grasso Matrimonio Sarri

di Valeria Arena |

Nel calcio non esistono matrimoni d’amore. E se esistono, si tratta di bellissimi incidenti di percorso che però non devono farci credere e sperare che ogni accasamento abbia il dovere di seguire la pancia piuttosto che la testa. Quello con Conte fu un matrimonio d’amore e finì con il lancio di coltelli che continuano a volare ancora adesso; quello con Allegri fu un matrimonio riparatore preparato in fretta e furia senza la minima speranza da parte dei tifosi che potesse durare più di un sorso d’acqua e finì con i violini suonati dal vento, milioni di dediche, lacrime e promesse di rinnovare i voti quando i tempi saranno maturi; quello con Sarri, invece, è stato un matrimonio di affari, perfettamente studiato a tavolino per dare alla Juve quello che è mancato per troppo tempo e di cui molti, ma non tutti, non riuscivano più a tollerare l’assenza: smetterla di arrovellarsi il fegato, attività diventata ormai fisicamente non sostenibile, soprattutto per i più anziani, e riuscire a divertirsi guardando una partita di pallone. I più fanatici direbbero addirittura giocare a calcio. A Sarri, quindi, l’arduo compito di vincere e lasciare un sorriso sulle labbra di milioni di tifosi ingordi e viziati di vittorie, senza dimenticare però la vera e insana richiesta che ognuno di noi sussurra nel buio della propria cameretta, l’Europa. Ma non la League, l’altra.

Il matrimonio sulla carta è praticamente perfetto, ciò nonostante esistono alcune zone d’ombra. Innanzitutto, non si possono gettare interamente nell’umido i punti di forza di un’unione che è sì finita ma che ha comunque funzionato, e questo Sarri, che abbiamo sorprendentemente scoperto non essere scemo, lo sa alla perfezione e lo ripete ogni volta che può in ogni intervista in cui cita quel fantasma che almeno per un anno gli aleggerà accanto, e cioè Allegri. Maurizio nostro non può certo dirlo ad alta voce, perché ci ha promesso la gioia, il divertimento e l’entusiasmo, ma quando auspica che la squadra conservi certe caratteristiche della squadra di Allegri, ovvero la capacità di soffrire e stare sotto per darti poi il colpo di grazia, sta sposando il pragmatismo e rigettando, permettetemi il termine, quell’idealismo che lo ha sempre contraddistinto, almeno fuori dal campo. D’altronde, sono i maccheroni che riempiono la pancia, come dicono a casa mia. Ogni tanto Sarri ci ricade, ripete che l’obiettivo principale è divertirsi e far divertire, dimenticarsi di tutte queste responsabilità, pensare a solo a giocare “possibilmente cercando di coniugare questo allungando la sequenza delle vittorie e dei risultati positivi”, ma siamo fiduciosi, siamo sicuri che nella Juve ci sarà sempre qualcuno pronto a istradare il nuovo allenatore e a rimettere in ordine le priorità: prima vincere e poi divertirsi. Qui la proprietà commutativa non funziona.

In secondo luogo, quanta pressione sarà in grado di sopportare questo matrimonio nelle più svariate forme, dalle accuse di falsare il campionato e giocare in maniera sleale alle critiche relative al campo? E quanto sarà in grado di affrancarsi dal matrimonio precedente riuscendo a vivere di vita propria? Perché poi, parliamoci chiaro, la difficoltà maggiore di chi si mette più volte l’anello al dito è proprio è quello di riuscire a non rimanere incastrato in rimproveri e paragoni ingombranti. Non a caso, Conte è finito altrove perché considerato un marito inaffidabile, oltre che pessimo nell’arte della diplomazia, e i matrimoni, quelli che funzionano nonostante i normali e naturali scricchiolii, quelli in cui si fatica insieme per far funzionare tutto perché gli avvocati costano e poi chi se la sente in tutta onestà di infilarsi in casa un altro estraneo e ricominciare nuovamente da capo, si nutrono di diplomazia e compromessi. E quindi sì, Maurizio, la tuta puoi anche metterla, va benissimo. E poi pure fumare in campo se vinciamo.

La verità è che possiamo pure stare qui a tentare di fare le pulci a questa nuova Juve, così diversa dalle precedenti ma così uguale nel suo intento di arraffare qualsiasi trofeo, ma in fin dei conti è possibile ricondurre tutto al famoso teorema Tolstoj: tutti i matrimoni felici si somigliano tra loro, ogni matrimonio infelice, è infelice a modo suo. Tutte quelle Juventus che vincono si somigliano, ogni Juve che non vince, non vince a modo suo. E Sarri ha capito benissimo che occorre uniformarsi dando l’illusione di sembrare diversi.  


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