Il mago Max

di Juventibus |

di Simone Aversano

Chiariamoci subito: io sono uno di quelli che all’indomani dell’addio – inspiegabile e mai veramente spiegato – di Antonio Conte alla Juventus più vincente dell’ultimo decennio, ha pensato a voce alta “va bene tutto, ma Allegri no”. E sono uno di quelli cui è andata di traverso quella prima conferenza stampa dell’ex “acciughina”, con Marotta di fianco e indosso la giacca scura con lo stemma bianconero. Quello stemma su quella faccia mi pareva un affronto, una presa in giro, un contrasto insopportabile. Eppure, poche sue parole mi rimasero subito impresse: “capisco la diffidenza dei tifosi, ma li conquisterò con il lavoro, la serietà e i risultati” (citazione forse inesatta, parola più parola meno).

Con le settimane e i mesi che avanzavano, esattamente tre cose permisero a Max Allegri di fare breccia nel mio cuore bianconero, abituato a vincere ma anche a perdere: e cioè esattamente il lavoro, la serietà e i risultati. La partita che mi fece abbandonare per sempre la mia opinione negativa sul nostro mister fu quella di Parma, dove – a differenza del suo predecessore – non ebbe paura a fare turnover in vista della più importante sfida di Champions pochi giorni dopo. Perché in certi momenti un trofeo europeo può essere più importante di un record da battere (questione di gusti…).

Ma lo spartiacque della storia di Allegri con questa Juventus è forse un altro: il preoccupante avvio di questa stagione, fino alla gara di Sassuolo. Per chi legge Twitter, il ricordo delle innumerevoli espressioni di disappunto e contestazione di tifosi e “tecnici” nei confronti di quella gestione di inizio campionato è forse un po’ impolverato, ma ancora nitido. Se ne sono dette e scritte di tutti i colori, ben oltre il bianco e il nero, ma molto più di nero che di bianco. In tanti (forse troppi) hanno auspicato l’esonero di Max, immediato o per lo meno a fine stagione, con la motivazione che una squadra su cui si è investito tanto e così forte sulla carta non poteva e non può fallire, men che meno così miseramente.

Tutto vero, a parte le soluzioni prospettate.

Facendo un balzo in avanti, oltre 24 vittorie su 25, oltre il maggior numero di punti di qualsiasi altra avversaria, oltre una dimostrazione di forza che non si può descrivere con le parole, in tanti stanno facendo mea culpa per quella comprensibile – ma troppo facile – miopia di inizio stagione. In tanti ora dicono “grazie” a Max, il mago dello scudetto più storico della squadra più storica della storia del calcio. In tanti, da che chiedevano l’esonero anticipato (manco fossimo il peggiore dei Milan), ora pregano perché questo tanto chiacchierato rinnovo contrattuale per Allegri arrivi al più presto, anche prima della finale di Tim Cup, ché tanto non c’è più molto da dimostrare.

Perché Max il mago ha già dimostrato capacità e bravura nel 99% delle cose che ha fatto. Chiedergli di più sarebbe come chiedere di più a Dybala. Essere insoddisfatti di lui sarebbe come essere insoddisfatti di Buffon. Volerlo sostituire con qualcun altro sarebbe come voler sostituire Pogba. E proprio Pogba – state sereni, non andrà via – in Allegri ha trovato il miglior maestro, come giocatore e come uomo, e il video in cui i due si sfidano a suon di tiri liberi nel giorno di Kobe è molto più di una geniale trovata pubblicitaria. Perché la magia di Max sta tutta nelle alchimie che ha saputo innescare in ciascun singolo, da Pogba a Cuadrado, da Alex Sandro (sento ancora gli echi dei “non lo fa giocare mai”) a Morata, da Rugani a Mandzukic, da Dybala a Hernanes.

Lui, Max il mago, egregio gestore dell’uomo come calciatore e come componente di un gruppo che solo unito può vincere. Professionista vero, “aziendalista” nell’accezione più positiva del termine, compito esaltatore della tecnica che però, quando serve, si straccia le vesti per far andare le cose come devono andare. E chi di voi – o magari dei tantissimi denigratori e detrattori di qualsiasi trionfo bianconero, persino di questo – può dire di aver mai sentito Max parlare sopra le righe, lamentarsi, accusare, recriminare? In basso c’è lo spazio per i commenti, se citate un solo episodio rinnego tutto quello che ho scritto. Ma non ne troverete nemmeno mezzo, perché mister Allegri è quello che quando elogia la squadra dice “i ragazzi” e quando dice che bisogna migliorare mette davanti il “noi”, comprendendo anche se stesso.

Se abbiamo ancora una volta riscritto la storia, se abbiamo vinto un altro scudetto strameritato, se abbiamo potuto festeggiare in aprile con le pantofole ai piedi, il merito di quel mago di Max va da 90% a infinito.

L’anno prossimo si ripartirà come sempre da 0 punti e sarà un’altra storia da scrivere. Ma state sicuri che dopo la vittoria di questo campionato la Serie A possono anche chiuderla, o possiamo rigiocarla altri cento anni: nessun’altra squadra potrà mai dimostrarsi più forte della Juventus. Perché se eri dietro tutti e nessuno è riuscito a rimanerti davanti, significa che “siamo i più forti, lo siamo sempre stati e sempre lo saremo” (cit. Mark Iuliano, 05.05.2002).

#GrazieMilleMax

Simone Aversano (@SimoneAvsim)