Il labbro del Papu

di Massimo Zampini |

Ho dovuto aspettare meno del previsto, e non ho dovuto nemmeno attendere una partita in cui la Juve sia stata avvantaggiata, per risentirmi a casa pure con il Var. Perché possono cambiare gli strumenti, ma il problema rimarrà sempre lo stesso: come viene raccontato il calcio, da media e addetti ai lavori.

Si potrebbe anche dedicare spazio all’ormai noto circolo vizioso di quegli juventini che quando vincono sono stufi perché “basta con l’Italia!” e al primo pareggio dopo 6 vittorie nelle prime 6 giornate danno di matto contro tutto e tutti, esattamente come fossimo negli anni di Cobolli e Ranieri, con quella rabbia del post calciopoli e la sensazione che magari non avremmo rivinto mai più.

Ma ne abbiamo già parlato e temo ne riparleremo, quindi torniamo al nostro tema preferito: come viene raccontato il calcio?

Il tema – autocitazione un po’ penosa, ma utile a spiegare quanto tenga alla questione – mi ha perfino indotto a scrivere dei libercoli, intitolati di volta in volta con il nome degli episodi  (Er go’ de Turone, Il gol di Muntari) resi dal racconto sportivo unici motivi alla base del successo bianconero; poco importa se in quella partita accadono anche episodi di senso contrario, se Conte in quell’anno rimane imbattuto, se va sotto di 7 punti (dopo Muntari) e rimonta lo stesso, se il Milan perde punti in casa nel finale di campionato contro Fiorentina e Bologna. No, quello deve rimanere l’anno del gol di Muntari, che avrebbe dato partita, coraggio e scudetto al Milan.

Il calcio sparisce, rimane un episodio. La narrazione sportiva vuole così e non mi resta che riderci su.

 

Col Var, pensava qualcuno, cambierà tutto: basta polemiche, ormai si controlla tutto sullo schermo. Sorridevamo, guardando con tenerezza chi pronunciava queste frasi (e lo facciamo a maggior ragione ora, in attesa di qualche decisione poco gradita a chi è da sempre incline alla panolada).

Come abbiamo detto, non conta lo strumento; è un discorso culturale, da noi, assolutamente immodificabile.

Fino a Bergamo, nelle partite della Juve, zero polemiche. C’era stato un rigore assegnato a un giocatore del Genoa partito in fuorigioco (col video non sono tornati così indietro…), un penalty cancellato contro la Fiorentina, altre decisioni da una parte e dall’altra.

Il Var era salvifico, eliminava le contestazioni e le ingiustizie. Che bello, finalmente si parla solo di calcio!

Contro l’Atalanta, ci è stato annullato un gol arrivato dopo una quindicina di secondi dal contatto contestato, con successiva ammonizione di Lichtsteiner; concesso un rigore dubbio; sulla respinta è arrivato per primo un nerazzurro che faceva già compagnia a Dybala all’altezza del dischetto del rigore mentre quello stava per battere; negato un rigore a Higuain al novantesimo inoltrato.

Vincevamo 2-0, è finita 2-2: una bella partita, ben giocata e con grande ritmo. Noi partiti bene ma poi ingenui a non chiuderla: troppo morbidi sulle respinte di Berisha e Buffon, per esempio.

Si parlerà di calcio, dunque, ora che c’è il Var.

 

Per primo, appare di fronte alle telecamere Gomez. Mostra il suo labbro, l’intervistatore conferma che è gonfio, il Papu afferma che il fallo di Lichtsteiner è da rosso, ovviamente senza contraddittorio. Va bene, sarà l’adrenalina: il calcio arriva tra poco.

 

Arriva Gasperini. Le prime domande sono sul mancato rosso allo svizzero (“abbiamo visto anche la bocca del Papu”, ribadisce solerte l’intervistatore) e sul rigore assegnato a Dybala. Non bastano le prime risposte, si va avanti su quello, e allora Gasp non si fa pregare: battutine sul Var (“qualcosa elimina, non ancora tutto…”), su come sarebbe cambiata la partita (“certo, se la Juve fosse rimasta in 10…”) e così via.

Solo a quel punto, dopo un po’, interviene il moviolista che fa presente che Lichtsteiner non poteva essere da rosso, mancando nel suo gesto la violenza, ma ormai sono passati i primi minuti di intervista e Gasperini ha fatto il suo show. Nessuno, ovviamente, gli mostra il fallo da rigore su Higuain (né tantomeno l’esecuzione del rigore di Dybala).

 

L’impressione, vedendo l’intervista, non può che essere una: non si sa come sia stata la partita ma, al solito, la Juventus è stata favorita. Le domande, l’insistenza sul tema, i sorrisi amari di Gasperini non lasciano adito a dubbi: l’Atalanta non ha vinto per questo.

Chiunque abbia visto il match, sa che la realtà è esattamente opposta: non per il discorso arbitrale, per quanto un rigore al novantesimo possa risultare decisivo, ma perché la Juve ha in gran parte dominato un incontro complicato, contro un’ottima Atalanta. E’ stata ingenua a farsi riprendere ma certo non ha mai rischiato di perdere.

 

I bianconeri hanno perso due punti, i bergamaschi ne hanno orgogliosamente guadagnato uno.

Non può esistere altra realtà, se si è vista la partita, se la si deve commentare con serenità.

Ora provate a parlare con qualche tifoso di altre squadre: nei suoi occhi rimane il labbro gonfio del Papu, un’Atalanta danneggiata per il rigore che non c’è e un Lichtsteiner da rosso (non si sa bene in base a quale regola). Come per il Papu, come per Gasperini, come per tutti quei lunghi minuti del post partita.

Come per 40 anni di calcio, con o senza Var, raccontati sempre allo stesso modo. Con il calcio che sparisce, mentre rimane solo il labbro del Papu.