Il gol indimenticabile di Igor Tudor

di Claudio Pellecchia |

In un momento storico in cui la Juventus fa una fatica del diavolo a segnare su azione da calcio d’angolo (diciamo praticamente mai, con Pogba a Milano che è la classica eccezione che conferma l’ancor più classica regola), molte volte mi son ritrovato a pensare: “Ci vorrebbe uno come Igor Tudor”. Già, proprio lui, il gigante croato, preso per poco e niente dall’Hajduk Spalato che nel periodo tra Ancelotti e Lippi 2.0 ci ha risolto non pochi problemi con i suoi stacchi imperiosi al centro dell’area. Bastava buttare la palla in mezzo che tanto, lui, un modo per spizzarla lo trovava comunque, come dimostrano i 15 gol in 110 presenze complessive.

Ma anche qui c’è l’eccezione che conferma la regola. Perché Igor Tudor la sua rete più importante non l’ha siglata di testa. Ma di piede. Era il 2003, e la Champions League era strutturata in una curiosa formula che prevedeva ben due gironi di qualificazione prima della fase ad eliminazione diretta. Passato senza problemi il primo raggruppamento, le difficoltà aumentarono nel secondo e, ovviamente, si arrivò nella classica situazione da dentro o fuori: per passare ai quarti, infatti, la Juventus doveva battere al Delle Alpi il Deportivo La Coruna, avversario parecchio scomodo per l’epoca.

Trattandosi di Champions e trattandosi di Juve, la parola d’ordine è sempre la stessa: sofferenza. Indicibile. Interminabile. Nel primo tempo Ferrara sblocca il risultato su calcio d’angolo di Camoranesi (toh!), poi Tristan pareggia appoggiando in porta da zero metri un como assist del ‘pistolero’ Roy Makaay. Il quale, nella ripresa, sale in cattedra e fulmina Buffon con un preciso sinistro a giro all’incrocio dei pali. Reazione bianconera sul filo dei nervi: pareggio di Trezeguet che poi, poco dopo, centra il palo a portiere battuto. Sembra l’ennesima serata europea stregata per Madama che, quando il novantesimo è superato da un paio di minuti, avrebbe bisogno di un miracolo per passare. Miracolo che si materializza all’ultimo assalto al minuto 93′:

Per una volta anche il sempre freddino ‘Delle Alpi’ esplode. E non potrebbe essere altrimenti. E’ la rete che, di fatto, spiana la strada alla Juventus per la (consuetamente) sfortunata finale di Manchester. Ma, in quel momento, nessuno poteva sapere: c’era solo da celebrare Igor Tudor, eroe per una notte.

Nel vero senso della parola. Da quel momento in poi, infatti, il figlio di Spalato (per il quale Lippi aveva ritagliato un insolito ruolo di pivote davanti alla difesa) vedrà la sua carriera costellata da tanti, troppi infortuni: prima un prestito al Siena (2005/2006), poi il ritorno alla casa base in un 2006/2007 in cui a tutto si pensava tranne che alle sue condizioni di salute, quindi il ritorno all’Hajduk per le ultime 8 partite da giocatore.

Oggi, a 38 anni, età in cui alcuni bazzicano ancora con discreto successo il prato verde, ha intrapreso la carriera da allenatore. Senza troppa fortuna: fresco (9 marzo 2016), infatti, è il suo esonero dal Paok Salonicco a causa dei risultati negativi e dei commenti non proprio lusinghieri sulla qualità della rosa della squadra ellenica.

Ma, nel giorno del suo compleanno, questo interessa relativamente. C’è solo da fargli gli auguri. E dirgli grazie per un gol che, per una notte e una soltanto, cambiò le stelle notoriamente avverse della Juventus europea.