Il Gatto di Casalecchio e l'incubo Marcellone

di Fabio Giambò |

Lo ammetto, ero in pensiero: da troppo tempo non sentivo Gianluca Pagliuca parlare di Juventus e dello scudetto 1998, ma a farmi passare la preoccupazione ci ha pensato Il Corriere della Sera che ha ridato finalmente spazio all’ex portiere di quell’Inter che si piazzò subito dietro a Del Piero e soci in quella stagione: “Fu uno dei più grossi furti della storia del calcio, fu un campionato allucinante, dovevano togliere alla Juve anche quello scudetto. Litigai anche con Lippi, e quando arrivò all’Inter me la fece pagare facendomi fuori: una cosa molto brutta, ero ancora degno di indossare la maglia nerazzura”.

Sul fatto che fosse degno di indossare quella maglia non nutro alcun dubbio, così come ci sarebbero pochi dubbi sul reale andamento di quel campionato se si analizzassero i tanti episodi arbitrali a favore della squadra milanese partita dopo partita (ve lo ricordate, per esempio, il fallo di West su Inzaghi, ovviamente in piena area nerazzurra, nel derby d’Italia d’andata?), ma questi giochini da bar dello sport, che comunque tanto piacciono perché in fin dei conti sono il sale del tifo sano, li lascio da parte per una volta concentrandomi su un altro aspetto delle parole del buon Pagliuca. Mi riallaccio a ciò ricordando un’altra intervista rilasciata dall’ex interista, stavolta al Guerin Sportivo, un paio di anni fa ma sempre con identico argomento, e cioè il suo allontanamento voluto da Marcello Lippi quando quest’ultimo passò alla corte di Massimo Moratti: “Non c’era ragione di prendere Peruzzi, né tecnicamente, né economicamente. Il presidente non si capacitava di quella spesa, lui e Facchetti erano imbarazzati per quella spesa”.

Quale fosse la carica di Massimino da Bosco Chiesanuova si è già fatto cenno, ma vale la pena ricordare che Cipe all’epoca dei fatti era il d.g. dell’Inter: non decidevano loro le entrate e le uscite anche relativamente al calciomercato? Chi è che imponeva loro, secondo Pagliuca, l’operazione Peruzzi visto il non capacitarsi di cui prima? Come faceva Marcellone nostro a “sbranare” una colonna portante di quella struttura così spiccatamente anti-juventina? Il diabolico zampino della Gea moggiana influenzava anche le mosse della Beneamata? Personalmente sembra l’ennesima occasione persa per restare in silenzio davanti agli effettivi fallimenti sportivi di un’epoca, quella morattiana pre-Calciopoli, in cui si formò un baratro di ben 153 punti fra l’Inter e chi vinceva lo scudetto in quegli 11 campionati conditi di rare consolazioni di secondo livello. Per fortuna del Pagliuca di turno, però, la storia è una cosa troppo seria per essere considerata per quella che è, mentre il gossip pallonaro trova ampio spazio fra la gente.

Gossip pallonaro scritto dai cronisti, dai giornalisti, non dai fatti in quanto tali, ed allora è facile puntare il dito contro la combriccola di Moggi e trovare conseguentemente terreno fertile: l’ennesima infinita dose di fumo negli occhi, ma se alla gente come il Gatto di Casalecchio piace vivere in mezzo alla nebbia, io non ho nulla da dire. E forse in un certo senso provo anche un po’ di invidia perché vivere in un mondo di favole è innanzitutto più facile e poi sicuramente meraviglioso.