Il fattore Stadium (anche a porte chiuse)

di Gianlorenzo Muraca |

Se volessimo cercare un comune denominatore che ha contraddistinto questi nove scudetti, non faremmo fatica a trovarlo. Basterebbe guardarsi intorno, nelle nostre mura, a casa nostra. Nel lontano settembre 2011, nessuno avrebbe mai potuto immaginare che quello stadio, nato come primo mattoncino di una nuova era, sarebbe poi divenuto pietra angolare di una lunga serie di traguardi, fil rouge di anni e anni di vittorie.

Da quando è stato inaugurato, lo Stadium (Juventus o Allianz, che dir si voglia) ha sempre contribuito in modo significativo al conseguimento del titolo, rappresentando un fattore determinante, un valore aggiunto.

Anche quest’anno, nonostante un terzo delle gare casalinghe siano state disputate a porte chiuse, sull’erba dello Stadium non c’è stata storia: 50 punti totalizzati in 18 gare (16 vittorie e 2 pareggi), più del 60% del totale (83), con una media di 2.5 gol fatti a partita (45) e soli 14 gol concessi. Numeri da capogiro, che certificano lo strapotere interno della Juve e che, di fatto, le hanno consegnato lo scudetto (considerato che le stats in trasferta sono di gran lunga meno confortanti).

Nella speranza che le squadre possano ritrovare presto il calore dei propri tifosi e che il calcio possa tornare ad essere quello di sempre, lo Stadium resta un imprescindibile punto fermo nel cammino bianconero. Ci auguriamo che possa continuare ad essere un fattore negli anni a venire e che possa esserlo anche nel match di Champions con il Lione, in cui servirà senz’altro qualcosa in più dell’ordinaria amministrazione per staccare un pass per Lisbona.


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