Il Fantasma di Allegri

di Sandro Scarpa |

Secondo i media più accreditati Maurizio Sarri è lo “schock culturale” deciso dalla Juve per rilanciare un ciclo terminato col congedo, grato e commovente, a Massimiliano Allegri.

Se sarà Sarri, ci rassegneremo.

Guarderemo al mercato, poi al campo, al sistema e identità di gioco, alla valorizzazione della qualità e dell’attacco, ad una diversità nella gestione della rosa, nella preparazione e nell’intensità fisica. Baderemo meno all’extra-campo, auspicando miglioramenti nella comunicazione, nella “presentabilità” e nella gestione anche psicologica dei momenti difficili.

La domanda resta, amletica: con Sarri imminente (secondo i media più accreditati) per quanto aleggerà il Fantasma di Massimiliano Allegri?

Accolto tra fischi e insulti (mentre pensava al cavallo “Midsummer Night’s Dream”), Allegri migliorò.

Si dimostrò in grado di preservare il capolavoro Conte adattandosi gradualmente, sfruttare un impianto di gioco e aggiungere pian pian del suo: la difesa a 4, la gestione delle fasi di gioco, la delega al posto dello schematismo, il falso trequartista, gli interni più liberi, fino a Berlino.

La storia d’amore tra neo-allegristi e il mister è durata da una finale all’altra: da Berlino a Cardiff, ma intanto 5 Scudetti, contro un nulla non così “nulla” in termini di punteggio (87 punti di Spalletti, 91 dello stesso Sarri), le 4 Coppe Italia (dopo 20 anni di assenza). Soprattutto Allegri è stato perfetto, almeno per 3 anni su 5 nella gestione dei momenti critici e ai microfoni, a parte svalvolamenti degli ultimi mesi (che ora appaiono dettati da un lungo addio e da un’ossessione precisa per la questione semplicità vs schematicità del gioco).

Quasi mai alibi, quasi mai sfoghi arbitrali, quasi mai parole fuori posto.

Certo la sua ippica, i suoi cliché, le sue battutine su alcuni giocatori e il suo costante sminuire il discorso tattico potevano irritare (così come esaltare, de gustibus), ma si fa fatica, a posteriori, a ricordarsi un Allegri poco lucido nella gestione dei momenti, che si impicca sugli alibi, parla di rigori, gestione dei cartellini, “vallo a rivedere”, disparità di trattamento, penombre, alberghi, calendari, fatturati, campi e palloni invernali.

Allegri prese in mano la Juve a metà Luglio senza mai lamentarsi (ci mancherebbe, era libero, fu fortunato) del fatto che quella non fosse una “sua” squadra. Allegri perse la finale contro un Barca stellare dopo aver battuto il Real e viceversa contro un Real stellare dopo aver battuto il Barca, senza mai parlare di fatturato, ristoranti e 500 contro carrarmati, né di “imprese super-super-straoardinarie”. Allegri ha infilato 11 titoli senza quasi farli pesare, con incontri ogni 2 giorni anzi “meglio, così non ci si annoia“, ha avuto una marea di indisponibilità traumatiche e singolari (Lichtsteiner, Khedira, Emre Can) senza mai far pesare gli assenti ma anzi, ridendoci su “Pjanic è in mano a dio, Cuadrado morto. 11 ce li ho, mi diverto di più così“).

Allegri è andato giù al 17° posto o a -11 ed ha ritrovato, assieme con la squadra e la società, la calma la serenità e la compattezza di andare fino in fondo, vincere ancora. E’ andato sotto 1-2 in Coppa Italia con la Fiorentina e al ritorno ha detto “con calma, piano piano, facciamo il primo e poi il secondo”, è andato a Wembley, al Bernabeu o al ritorno contro l’Atletico da eliminato e piano piano, con calma, senza esasperazione ha ribaltato gli eventi. Ad Allegri hanno assemblato squadre mostruose ma a volte incoerenti, e nei primi anni cambiato 6-7-8 titolari, e non ha mai parlato, in pubblico, di “Matri e Giaccherini che vanno via sono un durissimo colpo, per noi”. Se lo ha detto è stato solo alla fine “Sapevo già cosa non andava, sei mesi fa”, quando subodorava di essere già fuori. Inutile fare l’aziendalista.

Nei momenti più bui per la Juve, con Agnelli che spara dritto su Collina e Buffon che demolisce Oliver (e sé stesso), Allegri è rimasto nell’alveo di un aplomb impeccabile. Qualche rara riflessione sul VAR, qualche frecciatina indiretta a Presidenti troppo loquaci e poco altro. Per un allenatore della Juve, squadra tiranna verso la quale l’odio crescente è arrivato a livelli inauditi, Allegri è diventato juventinissimo al microfono: senza alibi, senza lamentele, senza sbrocchi.

Sarri può migliorare così come Allegri è migliorato, almeno nei primi 3 anni, alla Juve?

Può essere aiutato a gestire i momenti caldi fuori e dentro lo spogliatoio? Può evitare alibi, sparate, ineleganze, battute ambigue o parolacce, può evitare berretti tirati via, evitare di essere il capo-popolo che sfoga contro qualche fattore endogeno ed esogeno la rabbia? Sarri può davvero reggere la pressione della vittoria ad ogni costo?

Allegri ha mostrato di soffrire il “fantasma” di Sarri negli ultimi 2 anni, la competizione diretta in A, quella sfida del belgioco sbattutagli in faccia per mesi da Adani e co.. Sarri reggerà al “fantasma” di Allegri (oltre alla concorrenza diretta di Conte)?

O vi manca già Massimiliano Allegri?