Il dito degli ex-allenatori Juventus

di Aulo Cossu |

Lo strascico più amareggiante che ci ha lasciato la -per il resto splendida- serata di martedì (qualificazione alla finale; la Juve gioca male; Pirlo sempre più Allegri; Andrea Agnelli maleducato; ennesima profezia sballata di Padovan) è che adesso abbiamo non più uno bensì due ex allenatori della Juventus che hanno esposto il dito medio trovandosi su panchine di altre squadre.

Il primo in ordine cronologico venne come noto esposto ai tifosi bianconeri di fronte allo Stadium da un signore in tuta che qualche anno dopo sarebbe stato spinto a forza sulla nostra panchina dall’Adanismo imperante. Da lui ce lo aspettavamo, e ci aspettiamo che ripeta il gesto in futuro, una volta che avrà cessato di percepire denari stando comodamente sul divano di casa. Un dito del tutto prevedibile, che nulla ci lasciò, e di gran lunga preferibile al doverlo vedere sulla nostra panchina.

Questo secondo, lasciatemelo dire, lascia molto di più l’amaro in bocca. Antonio Conte è stato per molti anni il nostro capitano, per poi diventare il condottiero della rinascita, prima di iniziare a peccare di tracotanza, scappando via nell’estate 2014 probabilmente con in tasca già il contratto con la Nazionale e con il suo futuro buon amico e sodale di lamentele arbitrali, Lele Oriali. Nella primavera del 2019 probabilmente sarebbe tornato volentieri, ma qualcuno oppose un senz’altro corretto e condivisibile veto, inducendolo quindi a gettarsi nelle braccia dell’Inter, per una più che abbondante prebenda triennale, che oggi probabilmente pesa assai sulle esigue finanze della proprietà cinese, inducendo quindi nel medesimo Antonio un nervosismo di fondo che va ben oltre la doppia eliminazione nelle coppe (molto peggiore dell’anno precedente).

Però il dito medio imitando il signore in tuta proprio non me lo aspettavo, e ne sono rimasto stupito. Ovviamente l’uomo è ormai prigioniero del suo personaggio, e con quel gesto avrà guadagnato punti nerazzurri (che i risultati del campo non gli stanno granché concedendo, pur rimanendo l’Inter la favorita per la vittoria dello scudetto), ma non doveva permettersi di dimenticare di colpo chi lo ha difeso strenuamente nel periodo in cui veniva trattato come un delinquente, con l’imitazione di Crozza come un intercalare nei discorsi di ogni giorno (il famoso “Agghiaccande”).

Ciò nonostante, memore del quadriennio infernale Ranieri-Ferrara-Zaccheroni-Del Neri, e avendo sempre negli occhi quel primo gol allo Stadium (di Licht, su lancio del Maestro) e i tre fantastici anni che ne seguirono, non mi unisco al coro di chi oggi vuole togliere la stella a un uomo che, dito o non dito, rimane forse quello più decisivo nella storia recente della Juventus.

Piuttosto, pensiamo a quanto sarebbe bello vincere il Decimo, tenendo Antonio ancora una volta dietro. Altro che assuefazione…