IL BUONO, IL BRUTTO, IL CATTIVO/ Il destro di Sandro, l'Udinese e la sentenza Dybala

di Juventibus |

La Juventus viaggia sempre più spedita in campionato, colleziona la decima vittoria consecutiva e accende nuovamente la freccia sinistra completando un altro soprasso. A farne le spese questa volta è l’Inter.

Il bello di Udinese-Juventus è stato senza ombra di dubbio il destro chirurgico di Alex Sandro. Primo gol con la maglia bianconera. E che gol: Vertice alto dell’area, palla sul sinistro, sfrutta la sovrapposizione di un compagno, taglia al centro e conclude a giro col destro! L’esterno brasiliano, partita dopo partita, sta giustificando tutti i milioni che la Juve ha versato per lui, e forse, ne aggiungerà presto altri se mai una squadra decidesse di bussare alla porta di Corso Gallileo Ferraris. La rete di Alex Sandro però non è stata l’unica cosa bella della giornata. È stato bellissimo vedere una partita di calcio in un impianto nuovo, moderno, al passo con i tempi. Non si può non elogiare una società come quella dell’Udinese che si è sempre distinta per cultura sportiva e organizzazione. Con l’esordio del nuovo Friuli, la Dacia Arena, il calcio italiano mette un altro tassello importante per quel che riguarda il processo di modernizzazione.

Il brutto – Dal bellissimo impianto all’Udinese in campo. Brutto, veramente brutto. Una squadra che sembra aver smarrito quell’affiatamento capace di mettere in difficoltà chiunque. La squadra di Colantuono non è mai riuscita ad entrare in partita. Neanche il tempo di riordinare le idee dopo il primo gol che la Juve è già sopra di quattro e in superiorità numerica. Buffon ha letteralmente visto la partita. Il brutto di Udinese-Juve è stato proprio l’Udinese visto in campo.

Il Cattivo – Sentenza Dybala. Sì, proprio lui con quel viso angelico. Onnipresente in tutti i gol: dalla punizione al calcio di rigore, dal passaggio ad Alex Sandro all’assist vincente per Khedira. Spietato. L’argentino trascina ancora una volta i suoi alla vittoria. Inizia a emergere il suo carisma, la sua voglia di stupire, la sua forza. E se a quest’ultima frase provassimo ad aggiungere (magari l’anno prossimo) un numero 10, il tutto parrebbe molto familiare. Dybapache.

di Damiano Giordano
@DamGiordano