Il deferimento a Marotta e Paratici

di Francesco Andrianopoli |

“Deferimento”: termine a cui il tifoso bianconero tende a reagire nervosamente, viste le angherie e gli orrori giuridici subiti nell’ultimo decennio.

Se da un lato è bene restare sul chi vive, d’altra parte è opportuno resistere alla tentazione di reazioni isteriche al primo titolo dei giornali, che notoriamente affrontano la materia giuridica con l’accetta in una mano e il sensazionalismo nell’altra, con l’obiettivo di fare scalpore, più che informazione; quindi, ragionando con calma e iniziando dalle basi:

– che cos’è un deferimento?

Il deferimento è una richiesta, inviata dalla Procura Federale agli organi giudicanti, di sanzionare un comportamento – ritenuto illecito – di un soggetto facente parte dell’ordinamento sportivo.

Viene disposto all’esito di una indagine, e nella sua forma “pubblica”, di Comunicato stampa, contiene solo una succinta esposizione del fatto addebitato e delle norme richiamate, mentre la documentazione inviata ai giudici federali e al deferito comprende, ovviamente, tutti gli atti e gli elementi probatori raccolti dalla Procura nel corso dell’indagine e su cui si basano le accuse.

Preso atto del deferimento, la difesa del soggetto incolpato può chiedere la Applicazione di sanzioni su richiesta e senza incolpazione, volgarmente definita “patteggiamento”, concordando con la Procura una sanzione di importo ridotto, oppure può scegliere di affrontare il giudizio sportivo e difendersi dalle accuse in quella sede.

Premesso questo, e passando alla stretta attualità:

– per cosa è stato deferito Marotta?

Altro passo indietro: al momento di un trasferimento o rinnovo contrattuale di un calciatore, ogni agente/procuratore/intermediario che ha partecipato all’operazione ha diritto a percepire una provvigione.

Una regola cardine dell’ordinamento sportivo dispone che il pagamento della provvigione di chi ha assistito il calciatore deve provenire dal calciatore stesso, per evitare ipotesi di conflitto di interesse (in soldoni, il dubbio che il procuratore faccia uno “sconto” alla società sull’ingaggio del calciatore in cambio di un emolumento più corposo per sé stesso).

Questa regola, in teoria granitica, nella pratica quotidiana è quasi sempre disattesa: i procuratori, per parlare chiaramente, non si fidano dei loro assistiti e della loro puntualità nei pagamenti, quindi in genere pretendono che sia la società a versare la provvigione.

Talvolta questo avviene in via diretta, e quindi la società si limita a versare il dovuto, senza alcuna documentazione a supporto, commettendo però un illecito fiscale (al datore di lavoro non è concesso di pagare un debito di un suo lavoratore verso terzi, a meno di non considerarlo un fringe benefit e quindi dichiararlo come tale e sottoporlo alla relativa, esosa tassazione).

Altre volte si prova a schermare l’operazione sottoscrivendo un contratto in cui il procuratore compare come intermediario nominato dalla società, anziché come agente del calciatore, e quindi fiscalmente l’operazione è corretta, ma il conflitto di interessi rimane, anzi è ancor più conclamato (perché l’agente, a dispetto degli impegni assunti, rappresenta contemporaneamente entrambe le parti).

E’ una prassi, come detto, radicata e consolidata: ogni tanto un pacchetto di situazioni del genere finisce sotto la lente di ingrandimento della procura, che le raccoglie e periodicamente irroga le relative sanzioni: pecuniarie alle società, sospensive (e generalmente tradotte comunque in sanzioni economiche con l’automatismo “1 giorno = 1.000 Euro) per i procuratori; in nessun caso, però, la violazione delle norme comportamentali a carico degli agenti va ad incidere sul trasferimento o rinnovo, che rimane valido ed efficace a tutti gli effetti (a meno che non sia viziato da altre problematiche); non incide nemmeno sui risultati sportivi, in termini di penalizzazioni che non vengono mai irrogati per situazioni del genere, e riservate ad irregolarità ben più gravi.

In questo caso, stando allo scarno tenore letterale del Comunicato Stampa, pare proprio che ci si trovi di fronte alla situazione standard in cui la Procura Federale abbia messo gli occhi su svariati trasferimenti in cui l’agente Avv. Bozzo, avrebbe curato gli interessi dei suoi assistiti (Marco Motta e Andrea Stramaccioni) senza rispettare le formalità di cui sopra, ricevendo il corrispettivo non direttamente dal calciatore e facendosi rilasciare un mandato ad agire quale intermediario delle società, e quindi trovandosi in una situazione di conflitto di interessi.

Al momento, com’è ovvio, si tratta soltanto della prospettazione dei fatti suggeriti dall’accusa, e quindi solo i diretti interessati sanno se gli addebiti corrispondono al vero e se ci sono i margini per contestarli in giudizio; in ogni caso, anche se fossero integralmente confermati, si tratta di irregolarità di routine, che non possono condurre a penalizzazioni in classifica, annullamento di trasferimenti o quant’altro.

– per cosa è stato deferito Paratici?

Il caso di Paratici è di tutt’altra natura: non si tratta di irregolarità procedurali ma di una questione più “terra terra”: al Direttore Sportivo bianconero si imputa di aver inviato due messaggi ingiuriosi al procuratore Gianluca Fiorini ad agosto e settembre 2014, fatto che integrerebbe una violazione dell’art. 5 del Codice di Giustizia Sportiva, che vieta ai soggetti dell’ordinamento federale di esprimere pubblicamente giudizi o rilievi lesivi della reputazione di persone, di società o di organismi operanti nell’ambito del CONI, della FIGC, dell’UEFA o della FIFA.

Un comportamento generalmente sanzionato nei confronti dei giocatori con una giornata di squalifica, mentre per dirigenti e procuratori di solito si irroga la sospesione/inibizione per due-tre mesi.

L’analisi potrebbe chiudersi qui, perché ovviamente anche in questo caso si parla di semplici teorie dell’accusa, tutte da provare e che Paratici ha tutto il diritto di contestare in giudizio.

Il nome della vittima, però, ci suggerisce che qualcosa sotto possa esserci stato: Fiorini è agente dal carattere notoriamente sanguigno, che non si tira indietro da confronti verbali coloriti, in pubblico e in privato, con altri tesserati; un carattere che in passato ha dato origine a svariati contenziosi, e quindi suggerisce che, anche in questo caso, ci sia stato qualche scambio di vedute non propriamente amichevole con il Direttore Sportivo bianconero.