Il Chiellini leader manca più del Chiellini difensore

di Michael Crisci |

Partite con lo svolgimento di questo Milan-Juve se ne contano sulle dita di una mano. La Juve, in questo ciclo di vittorie, può annoverare un’altra performance di queste dimensioni, la gara contro la Fiorentina nell’autunno 2013. Stesse dinamiche, stesso canovaccio, stesso Black Out, stesso risultato, con annessa ricerca di inspiegabili motivazioni, quando forse la risposta è più semplice di quanto si creda: sono cose che, nell’arco della storia di un club professionistico, possono capitare. E’ sport, e lo sport si intreccia spesso con la mente, la stanchezza, le motivazioni, i cali di tensione.

Ma astraendoci dal funesto finale del match di San Siro, è impossibile non notare quanto questa Juve versione 19/20 sia avvezza al farsi rimontare, anche in condizioni di vantaggio abbastanza rassicurante. Contro il Napoli (da 3-0 a 3-3), contro l’Atletico a settembre, contro la Lazio in campionato a dicembre, ma anche a febbraio al Bentegodi, contro il Verona di Juric. La Juve non è mai riuscita, mediamente, a mantenere il controllo di una partita per 90 minuti in questa stagione. Rifuggendo dalle banalità revanscistiche che tirano in ballo chi non c’è più (“Con Allegri non sarebbe mai successo” un’affermazione falsa e facilmente smentibile con un rapido fact checking), si può discutere su quanto questa Juventus sia scevra di leader tecnici in mezzo al campo, e di uno in particolare: Giorgio Chiellini, il capitano.

Il numero 3 manca praticamente da tutta la stagione, ed è realmente l’unico che ha doti di leadership in grado di trascinare la squadra, come, ad esempio,  spiega molto bene Jacopo Azzolini nel suo libro uscito di recente “Chiellini, il muro invalicabile”. La figura di Chiellini è spesso tirata in ballo solo per questioni inerenti alla difesa e alla fase difensiva, ma in realtà, la presenza di certe figure contribuisce ad accrescere l’autostima e la sicurezza di una rosa intera. E se Chiellini è stato fermato da infortuni importanti, è giusto sottolineare quanto Matthijs de Ligt, a soli 20 anni, stia riuscendo a farne le veci anche da quel punto di vista. E ieri vi è stata un ulteriore dimostrazione di questo assunto. Per quanto indossi la fascia da capitano, Bonucci continua a dimostrare quanto il suo rendimento e la sua resilienza si misuri in relazione a quella del suo compagno di reparto.

Se de Ligt all’inizio della stagione, seppur con un giustificato rendimento altalenante, aveva picchi specialmente per quanto riguardava le prestazioni, con picchi assolutamente straordinari per quanto riguardava gioco d’anticipo e pulizia degli interventi, col tempo, dopo l’infortunio alla spalla, nel 2020, pre e post lockdown, l’olandese ha assunto sempre più i panni del leader carismatico, di uomo in grado di portare fisicamente la squadra avanti col baricentro, in grado di rassicurare portieri, compagni di reparto e centrocampisti.

Ecco che, a questo punto, sorge spontanea un’altra domanda: ma Cristiano Ronaldo? non dovrebbe essere lui il trascinatore, l’uomo a cui affidarsi nei momenti di difficoltà? Il portoghese è sicuramente un leader tecnico, e questo è pleonastico sottolinearlo. Ma è anche molto più algido di quel che si pensi. E’ un calciatore che, quando la squadra va in difficoltà, tende ad assecondare il flow, e a non prendere per mano i compagni per tirarli fuori dalle secche. E’ assolutamente in grado di fare sempre la differenza in situazioni di equilibrio, o quando la squadra parte subito alla grande (la tripletta contro l’Atletico è arrivata a suggello di 90 minuti giocati alla perfezione da tutto il gruppo), ma in questi due anni di Juve, raramente si sono realizzate rimonte grazie al numero 7. Tolto il rigore contro la Lazio nel gennaio del 2019 (da 1-0 a 1-2), si ricordano solo gli exploit di Empoli ( da 1-0 a 1-2) e di Bergamo (da 2-1 a 2-2), nell’autunno e inverno del 2018.

Nulla da contestare al prolificissimo Ronaldo di questa seconda parte di stagione, solo la constatazione del fatto che in tutte le squadre servono elementi in grado di dare la scossa carismatica alla squadra. Nello stesso Real Madrid, a livello carismatico, Sergio Ramos (elogiato dallo stesso Chiellini nella sua autobiografia) era un figura più preminente dello stesso fuoriclasse portoghese.

Ecco dunque che, il ritorno di de Ligt contro l’Atalanta, ma soprattutto il recupero del centrale toscano, possono risultare fondamentali nel prosieguo del campionato, e soprattutto in quello della Champions, che ad ora vede la Juve potenzialmente eliminata dalla competizione.


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