Il centrocampista più europeo di questa Juve

di Michael Crisci |

La prima cosa da fare in questi casi è capire cosa si intenda per centrocampista europeo. Di norma, un centrocampista per essere definito un top della massima competizione europea deve fare al meglio tutte le fasi, se non addirittura eccellere in tutte; difensiva (capacità di tenere il possesso della palla anche con il fisico), offensiva, di rifinitura, realizzativa. Di norma, quindi, il prototipo del centrocampista europeo è il centrocampista (Xavi, Iniesta, Gerrard, Scholes, Lampard, Pogba, De Bruyne, Kross, Modric, Rakitic per fare qualche esempio negli ultimi 20 anni), in grado di avere statistiche top in ogni voce e di essere onnipresente in ogni zolla del campo (box to box).

Chi c’è alla Juve che può avere queste caratteristiche attualmente?

Aaron Ramsey è sicuramente l’elemento che più risponde a queste caratteristiche: assist man, ottima media gol, statura fisica importante, capacità di inserimento, buon ritmo. A Londra ha giocato praticamente ovunque, a Torino è stato frenato, come prevedibile visto il suo storico, dagli infortuni. La variante che, purtroppo, lo rende inaffidabile.

Arthur è sicuramente il calciatore da cui maggiormente il tifoso juventino si aspetta un rendimento europeo. Giocatore dal tocco sopraffino, in grado di calamitare il pallone, ha sicuramente bisogno di gente in grado di duettare con lui. Non ha la visione di Xavi, che aveva l’assist dai 50 metri, può invece diventare letale nella trequarti. La frequenza dei gol deve assolutamente aumentare, come quindi l’abilità nell’inserirsi. Il potenziale c’è, anche se con l’attuale modulo per lui è un po’ più complicato imporsi. Il compito di non sprecarne le doti è di Andrea Pirlo.

Di sicuro ci sono un paio di giovani che, per un motivo o per un altro, possono avere possibilità di diventarlo presto: Kulusevski e McKennie.

Lo svedese ad oggi è ancora considerato troppo attaccante, il gol e l’assist, le progressioni in dribbling, gli scorrono nel sangue, ma la sensazione è che, lavorandoci molto sopra, possa davvero diventare un centrocampista completo, e dunque europeo. Manca totalmente la fase difensiva, e il fisico, la capacità di spaziare per tutto il campo, di andarsi a prendere i palloni e poi arrivare in trequarti con la lucidità di sapere cosa fare. Senza quelle, a livello europeo si rischia di uscire totalmente dalla partita. Manca anche la capacità di inserimento. Ma per un 2000 come lui tutto è possibile, e le prospettive di crescita sembrano rosee.

Il centrocampista americano ha invece insito il ritmo per diventare davvero una mezzala box to box. L’abilità di inserirsi spesso l’ha dimostrata (nell’ultima gara con lo Spezia assist a Morata dopo filtrante di Danilo, e quasi gol su assist dello spagnolo, con miracolo di Chabot sulla linea di porta). Ovviamente abilissimo in fase di interdizione, necessita di un raffinamento dei piedi, anche se con lo Schalke e in nazionale americana ha dimostrato di poter operare in zona di rifinitura. Una crescita che si rivela opportuna soprattutto in questa fase, visto che Pirlo lo ha provato sia come esterno di sinistra che come falso trequartista. Fondamentale per lui aumentare anche la frequenza dei gol.

Anche Bentancur ha un potenziale importante. Troppo discontinuo, in un momento involutivo, il centrale uruguagio ha comunque dimostrato di poter inserirsi e segnare, e di avere visione di gioco (oltre alla garra che le sue caratteristiche gli impongono). Se alla casella assist la scorsa stagione ha comunque raggiunto numeri ottimi, a mancare sono sempre i gol. Che il numero 30 può fare, con un po’ più di intraprendenza.

Infine Adrien Rabiot, il classico che sa fare tante cose bene (alcune benino), ma non eccelle in nulla. Dalla sua ha sicuramente l’esperienza, maturata con il PSG, ma tra gol e assist, i numeri scarseggiano. E anche con il fisico, il francese sa lavorare, ma non sempre mette in campo al grinta che occorre per essere un vero centrocampista di livello europeo.


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