Il caso Ronaldo-Mayorga è davvero chiuso?

di Riceviamo e Pubblichiamo |

Di Stefano Esposizione

Abbiamo assistito per lungo tempo (più di due anni) ad un processo mediatico nei confronti di Cristiano Ronaldo, relativamente all’episodio avvenuto a Las Vegas con la fastidiosa accusa di “stupro” pendente sulla sua testa per lunghi mesi.

La notizia è uscita allo scoperto il 19 aprile del 2017 (quando il giocatore militava ancora nel Real Madrid), in occasione di un articolo pubblicato dalla rivista tedesca Der Spiegel (qui il link), che avrebbe utilizzato documenti sottratti agli archivi della societá di Jorge Mendes, agente del giocatore portoghese, nell’ambito dell’inchiesta giornalistica Football Leaks. Questa inchiesta, realizzata in collaborazione con diverse riviste europee, era partita a dicembre 2016 con l’obiettivo di svelare pratiche di evasione fiscale da parte di squadre, rappresentanti e giocatori, pubblicando documenti (tra cui mail e contratti) con i dati relativi ai compensi. Con questi documenti, si sarebbero in seguito aperte le indagini per evasione fiscale che hanno condotto alle denunce a vari giocatori e allenatori, quali Messi, Mourinho e lo stesso Cristiano Ronaldo.

L’episodio in questione risale al 13 giugno 2009, quando Cristiano Ronaldo stava trascorrendo alcuni giorni di vacanza a Las Vegas dopo il trasferimento dal Manchester United al Real Madrid. Il giocatore avrebbe conosciuto la signora in questione (Kathryn Mayorga) nella discoteca dell’hotel dove risiedeva e la avrebbe in seguito invitato nella sua suite, insieme ad altre persone. Secondo quanto riportato dalla presunta vittima, l’assalto sarebbe avvenuto nel bagno della suite, dove lei si stava cambiando per entrare con gli altri invitati nella jacuzzi. Nel bagno, il presunto aggressore si sarebbe denudato e avrebbe richiesto un rapporto orale. Nonostante i rifiuti, Cristiano Ronaldo la avrebbe trascinata nella camera da letto e si sarebbe imposto su di lei, arrivando allo “stupro”. Il giorno dopo l’episodio, alle 2:16 del pomeriggio, la presunta vittima si è rivolta alla polizia e, dopo che alcuni agenti si sono recati al suo domicilio, è andata in ospedale per essere esaminata. Nonostante la chiamata alla polizia e l’esame in ospedale, le dichiarazioni della donna sono vaghe in relazione al luogo della violenza e all’aggressore, e non viene presentata nessuna denuncia sul fatto. Tuttavia, la presunta vittima si rivolge ad un avvocato, che a metà luglio contatta i legali del portoghese in Inghilterra, avviando una negoziazione per giungere ad un accordo extra-giudiziale. La transazione si completa il 12 gennaio 2010 (circa 6 mesi dopo l’evento), con il versamento di una somma ($375,000). Perché la vicenda aveva ripreso vigore nel 2017?

La Mayorga, dopo la pubblicazione dell’articolo di Der Spiegel aveva contattato un nuovo avvocato (Leslie Stovall), a suo dire, temendo che l’articolo potesse essere visto come una violazione dell’accordo firmato nel 2010. Invece, grazie anche al movimento #MeToo, la presunta vittima decide di rendere pubblica la vicenda e di denunciare finalmente il suo presunto aggressore. La denuncia è stata presentata il 27 settembre 2018 al Tribunale di Clark County, Nevada (qui il link).

L’accusa si compone di due parti:
– Violenza a sfondo sessuale
– Coercizione, frode ed abuso

Per quanto riguarda la prima parte, la denuncia presentata è per “sexual assault”, ovvero violenza sessuale e stupro (“rape”), che rappresenta la sottomissione ad un atto sessuale di penetrazione contro la propria volontà. Tale reato è considerato uno dei più gravi in Nevada, ed è infatti punito con la prigione a vita. Dal punto di vista legale, in Nevada ci sono 3 elementi che devono essere considerati: mancanza di consenso, responsabilità dell’accusato (al di là di ogni ragionevole dubbio), veridicità delle accuse (ovvero assenza di secondi fini). Nel caso in questione, in caso di una eventuale causa penale promossa dal Pubblico Ministero contro il giocatore portoghese, l’accusa dovrebbe provare che: c’è stato un atto sessuale con penetrazione; che la presunta vittima non era consenziente; che la vittima era in uno stato di sottomissione; che l’accusato era cosciente dello stato di sottomissione. Tuttavia, la denuncia definisce, nel primo capo di imputazione, che il “sexual assault” sia considerato “battery”, reato molto minore rispetto al precedente. Le differenze principali riguardano principalmente il “contatto”, che nel secondo caso non include la penetrazione. Le ambiguità in questo caso sono accentuate dalla presenza, nella denuncia, del termine “sodomy” che, in Nevada, include anche il sesso
orale.

Il reato in questione ha termini di prescrizione di 20 anni. Precedentemente al processo di Bill Cosby (2015) erano solamente 4 anni.
Per quanto riguarda la seconda parte, la denuncia fa riferimento all’insieme delle azioni messe in atto dai rappresentanti di Cristiano Ronaldo in occasione della firma dell’accordo extra-giudiziale. Secondo questa accusa, infatti, gli avvocati di Ronaldo avrebbero adottato condotte cospirative per ostruire l’indagine criminale contro Cristiano Ronaldo e per interferire, ridurre o eliminare in modo illegale la denuncia per danni civili della presunta vittima. In particolare, Cristiano Ronaldo avrebbe assunto un team di “fixers” (specialisti nella protezione della reputazione personale) con l’obiettivo di interferire in eventuali denunce alle forze dell’ordine, prevenire la diffusione pubblica della notizia dell’evento, investigare la vita privata della presunta vittima e, infine, ritardare, diminuire o eliminare la capacità della Mayorga di chiedere danni in via civile. Quindi, gli specialisti si sarebbero approfittati dello stato emotivo della presunta vittima per spingerla a firmare una transazione extra-giudiziale sfavorevole e “fortemente vantaggiosa” per Cristiano Ronaldo. Pertanto, la denuncia chiede al Tribunale di decidere rispetto ai seguenti capi di imputazione: violenza a
sfondo sessuale (“battery”); aver provocato intenzionalmente angoscia emotiva; coercizione e frode; abuso di persona vulnerabile; cospirazione civile e crimine organizzato; diffamazione; depistaggio. Per tutti i capi di imputazione, la presunta vittima chiede il risarcimento per:
– Danni generici (superiori a $50,000)
– Danni specifici (superiori a $50,000)
– Danni punitivi (superiori a $50,000)
– Multe statutorie (superiori a $50,000)
Oltre ovviamente ai costi del giudizio e gli interessi del caso.

All’epoca (ottobre 2018), il nuovo legale assunto da Cristiano Ronaldo, Peter Christiansen (uno specialista penale di Las Vegas) rilascia una dichiarazione ufficiale (qui il link) in cui si negano le accuse presentate e si sottolineano i seguenti punti: l’evento in questione è stato consensuale; le notizie pubblicate (e la denuncia presentata) si basano su documenti ottenuti illegalmente e alterati o chiaramente costruiti da un hacker; l’attenzione mediatica a cui è sottoposto il giocatore sta evolvendo in una deliberata campagna diffamatoria nei suoi confronti. Pertanto, l’avvocato apertamente minacciava di coinvolgere legalmente la Mayorga e i suoi avvocati, nonché la stampa che ha partecipato alla campagna mediatica, tanto negli Stati Uniti quanto in Europa.

A gennaio 2019, la polizia di Las Vegas decide di riaprire le indagini sul caso, emettendo una ingiunzione per ottenere DNA di Ronaldo per compararlo con le prove a suo tempo presentate dalla presunta vittima. La decisione fa riferimento al recente cambio dei termini di prescrizione per i reati a sfondo sessuale nel Nevada, per cui il reato (anche commesso prima del 2015) non avrebbe prescrizione se il sospettato è identificato con prova del DNA.
La richiesta viene presentata secondo la procedura dello Stato del Nevada al domicilio precedentemente definito da Ronaldo, che nel frattempo si è trasferito in Italia, per cui senza esito. Per poter trasmettere efficacemente la richiesta al portoghese, passati i termini della polizia del Nevada, la presunta vittima deve ritirare la denuncia precedentemente fatta al Tribunale dello Stato del Nevada (cosa avvenuta a inizio giugno 2019), per presentare una nuova denuncia al Tribunale Federale, così da poter recapitare il mandato di comparizione a Ronaldo in Italia (link). A seguito di questa nuova presentazione, i legali della Mayorga cominciano a far circolare notizie che Ronaldo e il suo team di avvocati sarebbero stati pronti ad offrire un nuovo accordo extra-giudiziale. Nelle ultime ore, ultima notizia, il Pubblico Ministero di Las Vegas (Clark County District Attorney) ha annunciato pubblicamente con una dichiarazione diffusa su twitter che rinuncia a perseguire penalmente l’accusa di “sexual assault” presentata l’8 luglio 2019.

Nella dichiarazione si dice testualmente che “l’accusa di violenza sessuale contro Cristiano Ronaldo non può essere provata al di là di ogni ragionevole dubbio”. Pertanto, il Pubblico Ministero non presenterà nessuna denuncia nei confronti del calciatore.
È il colpo finale del giudice sul “caso Cristiano Ronaldo”?
Purtroppo, non siamo in grado di dirlo in forma definitiva. La dichiarazione è molto forte e, soprattutto, definisce che non ci sono prove sufficienti per provare l’accusa di “sexual assault”, accusa con conseguenze penali (peraltro molto forti) e con la maggiore forza
di questi tempi. Tuttavia, resta in piedi la richiesta relativa all’accordo extra giudiziale firmato nel 2010, sul quale la presunta vittima denuncia la “cospirazione” messa in atto per negarle un accordo equo, approfittando del suo stato mentale alterato. Personalmente, credo che, se ci saranno accordi economici, avverranno fuori dalle corti giudiziali e saranno mantenuti adeguatamente segreti.


JUVENTIBUS LIVE