Il Caso Ronaldo, le colpe ripartite e la prevedibilità dei media

di Milena Trecarichi |

Da anni i media calcistici italiani sono di una banalità prevedibile.
Per questo già durante una gara della Juve sappiamo già di cosa si parlerà subito dopo e per i giorni a venire, in questo caso, ahimé, per tutta la sosta: “Il caso Ronaldo”!

Non esisterebbe alcun caso, ma dopo giorni di interrogazioni parlamentari, coreografici sfoghi post-sconfitta e ammutinamenti, bisogna pur trovare un CASO, anche alla Juve, fin qui parsa una felice famigliola del Mulino Bianco (a parte gli inesistenti “casi” delle liti Sarri-Emre Can, dello “spogliatoio polveriera” e delle “punizioni flop di Cristiano“.)

Il casus belli è banalissimo: al 55′ Sarri sostituisce un CR7 appannato con Dybala. Scelta azzecatissima.

Cristiano reagisce semplicemente da campione “umano”, imprecando “sommessamente” e dimostrando di non essere un robot programmato, di non essere perfetto.

Essere allenatori, giocatori, dirigenti della Juventus comporta responsabilità inerenti alla gestione dei “problemi” (presunti o reali) all’interno delle mura della Continassa, facendo trapelare il meno possibile. La Juve i panni sporchi è abituata a lavarli in casa.

Motivo per cui sbaglia Cristiano (ancor più grave, se fosse confermato, aver lasciato gli spogliatoi prima del 90°) ed in parte, sbaglia anche Sarri.

L’allenatore ha il sacrosanto diritto (e dovere) di sostituire qualsiasi giocatore, da CR7 al buon Pinsoglio, quindi in cosa può aver sbagliato in questa vicenda?

Nella vita, come nel calcio, esistono i cosiddetti “momenti di opportunità”. Sarri aveva già sostituito tre giorni prima Ronaldo (a ragion veduta, anche in quel caso), dicendo che il portoghese aveva un fastidio al ginocchio che gli impediva di allenarsi con continuità ed essere brillante. Quale momento migliore per lasciare a riposo un acciaccato Cristiano contro il Milan, risparmiandogli l’umiliazione di due sostituzioni di fila e l’imbarazzo alla società -ed in parte ai compagni di squadra- del dover gestire la (prevedibile) reazione al cambio?

Forse è una suggestione pensare che Dybala e compagni al gol e al fischio finali non abbiano esagerato nei festeggiamenti, però non è possibile dire “Sarri col cambio si è guadagnato il rispetto dello spogliatoio, perché ha fatto capire che sono tutti uguali”.

I calciatori infatti sono ben consapevoli che Cristiano non è come gli altri e a loro va benissimo così. Dybala non vuole entrare in competizione con Ronaldo, ma vuole giocarci insieme. Al di là del valore economico fondamentale di CR7 per la società, Sarri dovrà porre attenzione anche ai “momenti d’opportunità” sopra citati.

Le colpe di Cristiano invece sono palesi: reagendo così, anche se in modo non plateale, ha messo in leggero imbarazzo allenatore, compagni di squadra, dirigenti e tifosi che, nonostante la prova opaca, lo hanno chiaramente applaudito lo stesso al momento del cambio.

Reazione comprensibile per un Campione che ha la vittoria e la competizione radicato nel DNA alla massima potenza. Non giustificabile però da un punto di vista etico e professionale, soprattutto se accompagnata da un’eventuale “fuga” prima del fischio finale, che espone mediamente la società.

Bastava accomodarsi in panchina, o rientrare in campo nei minuti finali, per spegnere sul nascere un “caso” ora esploso come ogni cosa riguardi la Juve e Cristiano. Poi il chiarimento (se ce n’era bisogno) con Sarri sarebbe avvenuto lontano da occhi indiscreti o interessati.

Prepariamoci ad assistere a 14 giorni di retroscena, fantasie e suggestioni in cui Cristiano sarà accostato ad ogni club europeo e non, dal prossimo anno o già da Gennaio. Spiace ammetterlo, magari con un giocatore o una squadra diversa nulla sarebbe accaduto, e di sicuro non dovremmo eccessivamente preoccuparci, vista le capacità dell’ambiente Juve e la professionalità di Cristiano, ma lui e Sarri un po’ se la sono cercata e, con una Juve che sul campo le vince tutte o quasi, è chiaro che stampa, tv, siti e social non aspettavano altro per cercare di far divampare un incendio.