Il calcio è peggio della vita

di Giacomo Scutiero |

 

La tendenza è parlare del sostantivo in accezione negativa: tristezza, nostalgia, rancore. Questo trend deriva dal considerare solo le fasi ultime, la rinuncia e la fuga; l’abbandono, però, è stato anche lasciarsi andare, godere, cancellare la paura di dire e fare.

 

Dedicarsi in toto e rinunciare a tutto. Abbandonarsi è sempre un percorso netto e tagliente, tanto quanto è stato fulmineo l’innamoramento; fa tanto male perché ha fatto tanto bene.
Quelli che vanno via sono ragazzi senza colpe, non trasgrediscono. Sono tutt’altro che fragili ed ignoranti, sono amati proprio per questo. Abbandonano perché il loro amore ha perso memoria. Al contempo, è fondamentale che non perdiamo il nostro: realizzare che la perdita è un danno ingente eppure avere coscienza di essere una casa dura, che non crolla; ridimensionare nel senso di riorganizzare, non di ridurre. Intendere cosa valiamo, cosa vogliamo.

Il calcio è peggio della vita: in questa riesci a tenere quel che rifiuti di lasciare andare; nel primo c’è finanche maggiore individualismo, consumismo, assenza di legame sociale, accesa pubblicità di scarto e disprezzo.
Leggo i tifosi su Alex Sandro, sono tante mamme che tengono stretto il bimbo. Lezione: c’è chi amiamo e chi apprezziamo, entrambi fanno quello che vogliono; i primi ti devastano, i secondi ti lasciano un ghignante rimpianto. Una volta andati, tutti e due resteranno nella pancia più o meno in subbuglio.

 

Sono pessimista (per non dire disfattista) sul matrimonio: non si sceglie, ci si accontenta. La statistica spiega tutto e niente, ma più di qualcosa dice: una coppia su due è marcia, tra divorzio ufficiale e separazione in casa. Siamo paralizzati dall’idea e dall’effetto dell’abbandono e ci sposiamo, avviso di garanzia di tutto questo. Essere insoddisfatti è una non sorpresa. “Lo ben so”, eppure persevero perché in quell’istante ignoro il futuro anteriore.
Cambiare il sistema per cambiare te stesso? Non è intelligente sbrecciare finché sei solo in grado di contenere ed adeguare; per il momento possiamo (e dobbiamo) stare compatti e giocare, sarà molto dura batterci.

 

Siamo sopravvissuti e sopravvivremo. Anche quando attendiamo invano un dietrofront e una permanenza, continuiamo a vivere bene. Rassegnati al fatto che nessuno è per sempre? Piaccia o non piaccia, amen. Abbandonateci pure, ma ricordate che noi siamo vivi e la nostra isola è felice.