Il calcio dei «furbi» e il senso di giustizia

di Mauro Bortone |

Ronaldo Chiesa

La partita più lunga della storia nel segno della giustizia. Dopo mesi di attesa, rinvii, 3 a 0 a tavolino ribaltati dal Collegio del Coni, Asl in contraddizione l’una con l’altra, ragionamenti controversi sul rispetto delle regole e dei protocolli con quella sensazione che il campionato sia stato “falsato” dall’assenza di chiarezza, la vittoria della Juventus contro il Napoli, nel recupero della terza giornata, è un atto di giustizia che chiude il cerchio su una vicenda sgradevole a più livelli.

A dimostrazione che esiste (qualche volta) anche nel calcio il karma. E il karma ha restituito il dovuto. Niente “Juve beffata”, dunque, alla faccia di chi sognava pure il “colpaccio” dopo questa tiritera infinita. Nessun premio al calcio dei “furbi”, quello di chi ha sostenuto di tenere più alla salute che al gioco, ma solo a giorni alterni e a seconda di situazioni, vantaggi ed evidenti opportunismi.

La Juve vince sul campo una partita che avrebbe dovuto vincere d’ufficio sei mesi fa e che è stata la madre di tutte le anomalie di un torneo allo sbando dove ancora oggi, a distanza di quella gara fantasma (in cui per molti avversari, tra l’altro, il problema era la presenza dei giocatori bianconeri e non l’assenza dei partenopei), vige la regola dell’ognuno fa per sé e si continuano a registrare disparità clamorose. Quella partita è stata cancellata dai due gol di Ronaldo e Dybala che hanno ristabilito il senso di giustizia dentro il campionato, senza però restituirgli piena credibilità.

Poi c’è il campo e la Juve che ha battuto il Napoli è parsa una squadra più vogliosa, quadrata, più logica nello schieramento, più compatta rispetto a quella discontinua e piena di amnesie vista nelle ultime settimane: un atteggiamento che dimostra come la Juve, quando vuole, sa essere sé stessa e che, allo stesso tempo, aumenta i rimpianti per una stagione che poteva (e doveva) affrontarsi in maniera differente.

È l’attestazione, l’ennesima, dopo le vittorie contro Barcellona, Roma, Inter in Coppa Italia, Milan a San Siro, che il gruppo non è un ritrovo di brocchi come, invece, è aleggiato nei discorsi di molti tifosi: la base è la stessa che solo dieci mesi fa, tra difficoltà varie, si è aggiudicata lo scudetto, investendo nel ringiovanimento di alcuni elementi della rosa. Bisogna semmai capire perché, pur considerando il peso di infortuni e assenze, la Juve abbia perso per lunghi tratti della stagione lo “spirito” e l’anima che l’hanno sempre contraddistinta per lottare fino all’ultimo per i propri obiettivi.

Un successo importante non cancella gli errori, certo, ma fa capire che i valori nella rosa ci sono: vanno stimolati e ritrovati nella continuità. Questo finale di stagione sarà l’occasione da non sprecare, anche grazie a un calendario importante che obbliga a dare il meglio.