Il bianco e il nero di questa Juventus

di Vittorio Aversano |

La sensazione, – ma che dico sensazione, la certezza – che si respira in questi mesi e, via via che ci si avvicina al vero inizio della stagione, vale a dire il mese di settembre, diventa vieppiù pressante, è che siamo alla vigilia di un disastro annunciato.

Non lo dicono i conti societari, che pure appaiono in ordine, stando a quanto dice il VP Nedved e, quindi, alla buona fede di chi si vuole fidare del n. 2 in società. Non lo dicono i giocatori che, al netto di qualche dolorosa ma, evidentemente, necessaria cessione, sono – e sono stati affiancati da – campioni o talenti di grande prospettiva e già dimostrata qualità. Non lo dicono gli organi societari, i nuovi e giovani manager della Juventus che, anzi, appaiono con la situazione nel pieno, abituale controllo. Non lo dice nemmeno il nuovo allenatore, che si è (forse un po’ incautamente) limitato a parlare al massimo di esuberi.

Naturalmente, direte voi, non possono dirlo, sennò non riempiremmo lo stadio e non venderemmo le magliette. Ma il punto è: per quale effettiva ragione ci si dovrebbe preoccupare?

Siamo noi tifosi le peggiori prefiche della Juventus. O, meglio, non io in prima persona in effetti, anche se qualche ombra la porto pure con me e tra poco vi dirò quale: sono i migliaia di tweeters in cerca di consensi con sentenze drastiche, così come gli interlocutori in carne e ossa con cui scambiamo opinioni quotidiane. Dubbi che riguardano la qualità del calciomercato effettuato, la solidità del conto economico, il terrore di diventare una nuova Inter morattiana e, al contempo, che l’Inter di Marotta e Conte diventi una nuova Juve, e via discorrendo. Il venticello che alimenta la paura e diventa realtà.

Ma calmiamoci tutti, dico io: tra il vedere tutto bianco o il vederlo tutto nero, esiste, appunto, la nostra via di mezzo. E prescinde dalla (pur rilevante) presenza in rosa di Cristiano Ronaldo.

IL BIANCO

A parere di chi scrive, con la partenza di Marotta, ci siamo liberati di alcune dinamiche poco chiare e che probabilmente non hanno fatto il bene della Juventus degli ultimi anni, verosimilmente rallentandone la pur rapida crescita, sia sportiva sia societaria. Il subentro di Paratici e, più in generale, il nuovo assetto esecutivo impostato da Andrea Agnelli, genera fiducia, trattandosi di soggetti esperti di Juve e di calciomercato (l’attuale Chief Football Officer è sempre stato il talent scout, anche in combo con Marotta). Si potrà semmai dibattere se quel tale acquisto o cessione, in passato, sia stato concepito ed effettuato da Marotta o Paratici, ma questo non può portare logicamente a dubitare delle capacità di quest’ultimo o, peggio, rimpiangere il primo. E, allora, perché preoccuparsi?

L’arrivo di un nuovo tecnico genera sempre perplessità, salvo che non sia dotato di un nome che, da solo, costituisca il suo marchio di garanzia. Sarri, rispetto a un Guardiola o un Klopp, sconta un passato per noi indigeribile, ma non si può obiettare che si tratti di un allenatore serio, preparatissimo, innovativo e motivato. Quindi, semmai dovrebbe esserci curiosità ed entusiasmo,  e non preoccupazione se, nel secondo tempo di una partita giocata al 24 agosto, la squadra è sulle gambe. Concordate?

Cancelo, Kean, Spinazzola: ottimi giocatori, giovani, lasciati partire. Così come c’è fiducia sulle nuove acquisizioni, perché mai dovrebbero esserci dubbi sulla bontà di queste cessioni? La mente e il braccio che le hanno concepite ed effettuate sono sempre la stessa.

Rabiot non è Pogba. Ramsey non è De Bruyne. Danilo non è Cancelo. Ma, posto che ciò che conta è che siano funzionali al gioco del tecnico e al servizio della squadra, che ciò che alla Juventus viene tenuto in maggior considerazione è l’aspetto umano del giocatore e la sua capacità di essere affidabile, costante e determinante, perché mai dovremmo temere che non siano all’altezza dei traguardi che la società si è posta? Credete forse al masochismo di Elkann o di Agnelli? Non sempre chi è più dotato tecnicamente risulta ideale per il conseguimento di un obiettivo, altrimenti non avremmo mai vinto una CL con Porrini titolare.

IL NERO (per così dire)

Le altre squadre si sono rinforzate, anche se molto al di sotto, com’è logico che sia, rispetto alla Juventus: e già questo dovrebbe bastare.

Tuttavia, l’Inter di Conte potrebbe beneficiare del carisma rabbioso del nuovo allenatore per macinare punti, così come il Napoli di Ancelotti di qualche ulteriore svista arbitrale.

Paradossalmente, per contrastare le uniche due serie pretendenti al titolo, riconosco – pur essendone stato detrattore per motivi ampiamente illustrati altrove – che sarei stato più sereno a sapere Allegri in panchina, perché ha dimostrato che, alla lunga, sa sfruttare i cali delle avversarie. Sarri, in tal senso, rappresenta un’incognita e, anzi, ha un track record di segno opposto. Ma ora è da noi e da noi si ragiona diversamente.

E, infine, i cosiddetti “esuberi”: a parte che qui ognuno decide autonomamente quali siano, senza chiaramente conoscere le reali intenzioni societarie, perché lì sono ben attenti a non rivelarle, ed è giusto così e vorrei vedere se accadesse il contrario (ma con Moggi al comando, qualcuno sapeva qualcosa? Semmai il contrario di quanto sarebbe accaduto). Ma poi come si fa a provare tutto questo disprezzo per giocatori gloriosi che hanno segnato, marcato, vergato i nostri successi degli ultimi anni? Pesano sul bilancio? Sono affari di Agnelli & Co.: sanno loro cosa fare. Noi dobbiamo preoccuparci di sostenerli, non di denigrarli o auspicarne una rapida partenza. E Dybala? Ma da quando la Juventus dipende da un singolo giocatore? Abbiamo sempre lasciato partire i migliori, dopo averli comprati peraltro (quasi come fosse un atto dovuto) e ne sono arrivati altri. Si vince con l’organizzazione e la pianificazione, con le intuizioni giuste e gli investimenti fortunati, non con i nomi e le figurine: quelle le hanno sempre collezionate altrove e pure inutilmente. Io tutto questo lo trovo inconcepibile, davvero, soprattutto da parte dei tifosi della Juventus.

Tutto qui, non c’è altro: mi pare un po’ poco come nero. Non vedo, allo stato e pur sforzandomi, altri aspetti negativi che non derivino dalla scarsa conoscenza e, quindi, fiducia del Sarri attuale e/o dal pregiudizio di ciò che Sarri ha rappresentato da rivale sportivo in passato. E, in ogni caso, non capisco come si possa dubitare (per non dire di peggio) di una società come la nostra, dopo otto anni di trionfi.

I traguardi si raggiungono, nell’ordine, con: la proprietà, la società, il management, l’allenatore e, infine, i giocatori. Ognuno con le proprie deleghe, che sono basate sulla fiducia. Ragionare diversamente, come leggo e sento, per me, equivale a tifare un’altra squadra. Mi auguro che questa tendenza si inverta presto, perché questo ripetuto e ingiustificato atteggiamento vagamente iettatorio non farà (mai) il bene della Juventus.


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