Ieri Ronaldo ha detto che: facciamo come l’Aldino? [4]

di Francesco Savio |

Inutile negarlo, dal 16 luglio la nostra vita è cambiata. Da quella data Ronaldo mi parla quasi ogni giorno. In questo diario cerco di riportare tutto quello che mi dice.

 

Ieri con Cristiano Ronaldo abbiamo camminato fino alla Darsena. E’ qui da poco il portoghese, vuole conoscere Milano. E poi di stare in casa non se ne parlava, faceva troppo caldo. Sul ponte pedonale che attraversa lo specchio d’acqua, tirava almeno un filo di vento. E pure scendendo gli scalini verso Viale Gabriele D’Annunzio, lungo la banchina più larga quasi si respirava, c’erano molti ragazzi che bevevano e fumavano, a tratti un forte odore di marijuana che probabilmente avrebbe fatto innervosire il Giovanardi. Io e Cristiano invece, abbiamo proseguito allegramente (Ronaldo non fuma, e non beve). Più avanti alcune persone, tutte con la maglietta uguale bianca con un cerchio blu nel mezzo, suonavano strumenti musicali lunghi, arcuati; mentre altri del loro gruppo si muovevano a scatti correndo e fermandosi improvvisamente senza apparente ragione, ricordando per certi versi le corse dentro e fuori dal palcoscenico di quegli attori di teatro sperimentale in Io sono un autarchico, di Nanni Moretti. Adesso però eravamo nel 2018. Ci piaceva comunque passare in mezzo a tutte le persone, nessuno riconosceva Ronaldo e per me questo era motivo di soddisfazione: Milano rispettava con eleganza la privacy di un personaggio così popolare, o forse era solamente impegnata come sempre a non guardare più di tanto gli altri. Arrivati in Porta Ticinese abbiamo girato verso Viale Gorizia, ma le zanzare non concedevano tregua. Allora siamo tornati indietro ripercorrendo di nuovo la banchina più larga, il ponte pedonale, erano le 23. Ronaldo ha detto:

– Allora che si fa? Tiriamo mattina, come l’Aldino di Umberto Simonetta?

– D’accordo Cristiano, ancora un ultimo bicchiere, mio, perché tu non bevi.

– E non fumo!

– Poi però a nanna,  o meglio, a slòffen.