6 cose che abbiamo capito in Chievo-Juve (fino al crossing-game)

di Davide Rovati |

1 – Abbiamo già capito dopo novanta minuti di un Chievo-Juve di agosto che la rosa è talmente profonda che, come l’anno scorso, sarà difficile ragionare su un 11 titolare. Ci sono almeno tre slot della formazione-tipo che non troveranno un padrone fisso e le prestazioni di chi subentra saranno importanti tanto quanto quelle di chi comincia la gara.

2 – Cristiano ha bisogno di due cose che la formazione di partenza non gli concedeva: avere aria attorno e sentirsi coinvolto. La sua (buona) partita è salita di livello quando ha cominciato a ricevere sistematicamente sull’out di sinistra, una situazione su cui lo staff rifletterà e lavorerà.

3 – Prima di spostarsi a sinistra, da punta pura, Cristiano ha provato ad attaccare la profondità con movimenti sempre adeguati per tempismo e intenzione. Purtroppo in questi frangenti si è notato lo scollamento con i compagni di squadra, abituati da Higuain a giocare sempre sulla figura. Non solo i suoi movimenti non sono stati (quasi) mai premiati da un lancio, ma i tre suggeritori – Dybala su tutti, Pjanic a ruota – non hanno approfittato dei buchi creati da Cristiano nella struttura difensiva avversaria, preferendo sempre andare incontro al portatore anziché spostarsi nello spazio liberato.

4 – Ancora una nota sulla formazione di partenza: a Cristiano piace svariare, a Dybala piace svariare… la conseguenza è che dentro il campo ci sono finiti Douglas Costa e Cuadrado, talvolta addirittura in contemporanea. Tralasciando il fatto che si tratta di due giocatori poco adatti per caratteristiche a ricevere in quella zona di campo, questo assetto posizionale priva la Juve di un riferimento avanzato che in queste partite, come si è visto dall’ingresso di Mandzukic, può fare la differenza. Allora mi chiedo: in assenza del croato, non può essere questo il compito di Dybala? Quanto dovremo ancora andare a sbattere (noi e lui) contro prestazioni come quella di ieri per capire che non rende al meglio né da trequartista/mezzala, né quando si allarga a destra (chi ha detto la parola “problema”)?

5 – La formazione con cui abbiamo chiuso è concettualmente più semplice dell’undici di partenza e infatti lo scaglionamento in campo è stato molto più chiaro. Due coppie in fascia che agiscono da coppie (Bernardeschi e Ronaldo ali perfette in situazione di arrembaggio), due terzini in grado di prendersi il fondo, due esterni in grado sia di associarsi e rientrare sia di chiudere l’azione sul secondo palo, un centravanti e un mediano che occupano benissimo l’area. Può essere una Juve ottimizzata per un crossing game di altissimo livello, palla in fascia e 1 vs 1 incessanti.


6 – I gol subiti non sono episodici e ci dicono molto sui difetti di questo 4231. Con una differenza: il secondo, con la squadra lunga 80 metri, probabilmente fra due mesi non lo prendi. Il primo invece denuncia la troppa semplicità con cui, a squadre schierate, il Chievo ha raggiunto la parità numerica nella nostra area di rigore. Un 3 vs 3 che non dobbiamo concedere, soprattutto se Bonucci continua a leggere queste situazioni come se stesse giocando a tre dietro. NB: anche senza Bonucci avevamo preso un gol identico a Bergamo pochi mesi fa (Cristante). In queste circostanze o aumenti la pressione nella zona da cui parte il cross, oppure hai bisogno di un centrocampista di stazza che si abbassi e dia manforte ai centrali, senza rimanere a metà strada come il Pjanic di ieri. Insomma… qualcuno ha detto Emre Can?