Icardi, non il centravanti giusto, ma quello da prendere

di Milena Trecarichi |

Mauro Icardi, centravanti argentino classe ‘93, lo conosciamo alla perfezione.

Il suo nome è in orbita Juve da 2 anni (in realtà Marotta ci aveva pensato già ai tempi della Samp, prima che Maurito diventasse bomber, capitano e poi reietto nerazzurro). Paratici ha rivelato che nell’estate di Ronaldo, l’alternativa “boom” era strappare Icardi all’Inter, all’epoca amato dai tifosi e coccolato dalla società. L’estate scorsa sembrava quasi fatta, con Icardi diventato un problema e un tango argentino in entrata-uscita a Torino, con Higuain e Dybala.

La “9” bianconera sembrava cucita addosso a Maurito, poi tutto è sfumato, complici le frizioni Paratici-Marotta, la resistenza di Higuain, le idee di Sarri e l’intervento del PSG.

Icardi è il prototipo del classico 9 d’area, ben messo fisicamente, letale, istintivo, tecnico nelle esecuzioni di testa e di piede, e killer instict implacabile: one shot-one goal. 100 gol in A e ai vertici dei bomber di A del decennio.

Icardi ha segnato con regolarità anche all’ombra della Tour Eiffel, terminale di una squadra con Di Maria, Mbappé e Neymar alle spalle, poi ha lasciato spazio al ritorno di Cavani, amatissimo al PSG. Mister “Wanda Nara” però in questi anni non è rimasto con i piedi piombati in area, ma ha dimostrato, a sprazzi, una crescita sul piano del gioco, del dialogo in campo, tanto da diventare anche uomo-assist all’epoca di Spalletti, uno dei pochi che gli chiedeva “più gioco, più sacrificio, più partecipazione alla manovra”. Con Spalletti Icardi è migliorato da questo punto di vista (i numeri degli assist lo dimostrano), anche se il tecnico spesso lo punzecchiava, stimolandolo a dare di più. Eppure, i mesi con Spalletti, sono la dimostrazione di come Icardi può fare anche altro -oltre a stazionare in area-, se solo glielo si insegna e chiede.

27 anni, esperienza europea (anche in UCL media gol è prodigiosa), conosce a menadito campi e difensori di A.

I dubbi restano quelli di sempre:

La convivenza con CR7, abituato ad avere accanto centravanti di manovra e “sacrificio” (Benzema, Mandzukic, Higuain) e la capacità della squadra (e del centrocampo) di reggere due uomini fissi sopra la linea della palla (Icardi e Cristiano).

– L’ingombrante ruolo della moglie-agente Wanda Nara, mal gestito sia da Ausilio che da un “pacificatore” come Marotta. La Juve ha dato sempre prova di saper gestire procuratori debordanti (Raiola, Mendes, i fratelli di Higuain e Dybala, la mamma di Rabiot) e non dovrebbe avere problemi a gestire, nel caso, l’ex di Maxi Lopez.

In sostanza, Icardi non è il centravanti “eroe” dei sogni di Sarri e dei tifosi juventini, né tantomeno il partner ideale di Ronaldo, eppure è il “9” da non farsi assolutamente sfuggire per un club come la Juve, che vuole intanto continuare il dominio in A e puntare ad un ricambio generazionale ina attacco. La difficoltà di arrivare ad altri “9” di calibro –Kane, Gabriel Jesus, Firmino, Werner o Haaland (sarà per sempre un rimpianto?)– che in ogni caso sarebbero tutti da provare in Serie A e l’alternativa -con molte incertezze- di Milik, rendono Icardi un must, anche per un futuro non lontanissimo in cui sia Ronaldo che Sarri non saranno più in bianconero.

Del resto, un certo David Trezeguet è lapidario “Icardi bomber formidabile, dalle caratteristiche uniche. Nel mondo ne esistono pochi di attaccanti come lui“.
Faremmo bene a fidarci, no?