Ibrido al capolinea (e alla Juve serve la squadra)

C’è tanto, tantissimo di tattico nella svolta di metà ripresa che ci ha consegnato la qualificazione a Wembley. Con la doppia sostituzione, Allegri ha cambiato completamente la disposizione e le caratteristiche dei giocatori in campo, andando ad attaccare il Tottenham nel suo punto debole: i terzini, tra l’altro abbandonati al loro destino dalle ali.

Mossa preparata oppure correttivo necessario? Eterno dilemma, certo sterile a posteriori ma anche gustoso per l’appassionato. Il tempismo anticipato fa pensare a una soluzione estemporanea, nata per ovviare a una grossa difficoltà nella prestazione ancor prima che nel risultato. Del resto fanno fede anche le parole di Allegri nella conferenza pre-gara: “dobbiamo evitare i supplementari perché non abbiamo cambi”, segno che il piano partita era ben diverso e qualcosa è andato storto. A meno che, come spesso capita, Allegri non stesse trollando e non contasse proprio sull’apporto della panchina per cambiare la partita.

Abbandoniamo però il terreno delle ipotesi e torniamo all’analisi dei fatti. La Juve ha vinto grazie al caro vecchio 4-4-2. Ha saputo conquistare l’ampiezza e mettere in crisi il Tottenham sul sovraccarico delle corsie, portando su entrambi i terzini contemporaneamente, spostando anche le punte a turno verso l’esterno, come nella combinazione Dybala-Lichtsteiner che ha portato al gol del pareggio, allargando la difesa per favorire le ricezioni incontro di Higuain, come in occasione del gol che ci ha regalato la qualificazione.

Una svolta legata alle contingenze, certo. E quindi non è detto che questo 4-4-2 sia necessariamente il nuovo benchmark tattico della stagione (a proposito, siamo un po’ in ritardo sulla tabella di marcia per porci questi interrogativi). Le indicazioni più importanti di questo finale di partita allora sono soprattutto deduzioni per contrasto. In particolare, la prima ora di gioco è stata forse la pietra tombale sull’ibrido allegriano.

Il sistema di gioco con Barzagli mezzo terzino, Matuidi mezzo esterno, Dybala e Douglas mezzi trequartisti non ha alcun margine, non a questi livelli altissimi, e potrà essere riproposto solo come soluzione ad hoc in determinate fasi della partita.

Troppe le criticità dimostrate da questa disposizione contro il Tottenham. Lo sviluppo sulle fasce è, per scelta, inesistente a sinistra e del tutto delegato a Douglas Costa sulla destra, col brasiliano – eroico nel primo tempo – isolato senza supporto e costretto a fare lo slalom per avvicinarsi ai partner d’attacco. I tempi di pressing poi sono apparsi mal congeniati e la linea di centrocampo è stata bucata con troppa facilità. Barzagli, in ultimo, è andato in difficoltà contro avversari dalla frequenza di passo molto diversa.

La sensazione è che alla squadra manchino ancora certezze e sincronismi, soprattutto a centrocampo. Khedira, Pjanic e Matuidi hanno faticato a tenere la posizione contro una squadra che cerca sempre di scombinare l’avversario per colpirlo centralmente. Tutti e tre si sono fatti portare a spasso evidenziando grosse lacune tattiche di reparto, ingiustificabili con il solito alibi stantio della condizione atletica.

Quando il cuore centrale fa fatica in entrambe le fasi, quando alla squadra mancano certezze, nell’era del calcio moderno si usa… la squadra. Inteso come strumento. Si tirano due righe da 4. Si mettono due uomini per fascia. Il terzino dà l’ampiezza e corre finché può correre. L’ala gioca tracce interne. Si cerca di salire col palleggio, sovraccaricando un lato, si allarga l’avversario per colpirlo sul lato debole. E in fase difensiva i due mediani hanno un compito semplice: mantenere le distanze e scivolare da un lato all’altro, senza uscite scriteriate sul portatore di palla.

Questa è stata la soluzione brutale di Allegri per raddrizzare la partita, questa potrebbe essere – di nuovo – la soluzione per svoltare la stagione e scoprire i punti di forza di questa rosa ’17/’18, tutt’ora inesplorati. Il calcio è semplice, soprattutto quando hai un mese per recuperare Cuadrado, per lavorare sulle intese in fascia, per ragionare sulla coppia di centrocampo migliore.

Mettere in soffitta l’ibrido di ieri sera non vuol dire però accantonare definitivamente ogni sistema basato sulla compresenza di Matuidi, Pjanic e Khedira. Potrebbe bastare anche solo una pedina diversa nell’11 di partenza per migliorare il rendimento del trio di centrocampo. Viene in mente ad esempio il 4-3-3 con Mandzukic esterno sinistro che ha portato solidità e molti punti in assenza di Dybala. Ma chi lascerebbe in panchina Dybala adesso?

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