Ibrahimovic contro Cristiano Ronaldo, la sfida che non esiste

di Alex Campanelli |

ibrahimovic

Da quando Milan e Inter sono tornate nelle posizioni alte della classifica, diversi media sportivi si sono divertiti a paragonare i trascinatori delle squadre in lotta per lo scudetto, ora dando i voti ai singoli fondamentali, paragonandone carriere, trofei individuali e di squadra e magari dando i voti ai singoli fondamentali.

Proprio questo è successo a Sky Calcio Club dopo l’ultima giornata di Serie A, con gli ospiti fissi Giuseppe Bergomi, Alessandro Costacurta, Sandro Piccinini e Luca Marchegiani che hanno messo a confronto Ibrahimovic e Cristiano Ronaldo, dando un voto da 1 a 10 nelle varie categorie come colpo di testa, destro e sinistro, leadership e carisma, potenza e genialità. Peccato che tutto il gioco, perché di questo si tratta, poggia su basi totalmente inesistenti.

A far gridare allo scandalo non devono essere Bergomi, che reputa Ibra un miglior colpitore di testa rispetto a uno dei migliori staccatori della storia del calcio, non Costacurta che mette il rossonero tre punti avanti a Cristiano, nemmeno la media finale che li pone esattamente alla pari per una folle e quasi comica par condicio. Ad essere sbagliato è il concetto di fondo, che mette nello stesso tavolo due giocatori che appartengono ad ordini di grandezza diversi.

A contendersi il posto con Cristiano per il trofeo virtuale di miglior calciatore della storia, o se preferite a sedere insieme a lui in un’immaginaria hall of fame, tra i calciatori contemporanei c’è solo l’eterno rivale Lionel Messi, lui solo nella storia più che centenaria di questo sport ha saputo mantenere come il portoghese un livello così elevato e vincere così tanto per così tanti anni di seguito.

Sullo stesso gradino vi sono giocatori che, come loro, hanno portato il calcio in una nuova dimensione riscrivendone i confini e le regole: Pelè e Maradona ovviamente, Johan Cruyff e Alfredo Di Stefano, Beckenbauer e Maldini, o andando ancora più indietro Eusebio e Giuseppe Meazza, ma ve ne sarebbero ancora altri, con la possibilità di includere chi ha saputo incantare le platee pur in un numero limitato di stagioni al vertice, come Ronaldo e Ronaldinho.

Zlatan Ibrahimovic è un campione, un fenomeno, ma non si avvicina nemmeno lontanamente al gotha calcistico elencato qui sopra. Ibra farebbe fatica anche nell’essere paragonato a Raul, Iniesta e Xavi, a Del Piero, Baggio, Totti, Pirlo, Nesta, a Henry e Thuram, a Shevchenko, di Drogba, Lewandowski, Robben e Ribery, giusto per elencare alla rinfusa alcuni dei calciatori più decisivi e influenti degli ultimi 15 anni di calcio mondiale, e per quanto sia complicato definire il valore assoluto di calciatori dai ruoli così diversi.

Ibrahimovic ha vinto moltissimo, segnato molto, portato a casa decine di titoli nazionali, mentre faceva scena quasi completamente muta in campo europeo e mondiale. L’ultimo squillo di Ibrahimovic in una partita internazionale degno di essere ricordato è la rovesciata contro l’Inghilterra, il penultimo addirittura il colpo di taekwondo contro l’Italia.

Con 49 reti in 124 partite, in Champions League ha una media gol peggiore anche di Luiz Adriano, Marco Simone, Makaay, Mario Gomez e Jardel. Il confronto diventa impietoso se consideriamo i gol nella fase a eliminazione diretta: 10 reti in 40 partite. Inutile ricordare che Cristiano Ronaldo è in cima a entrambe le classifiche, rispettivamente con 134 e 67 reti.

I gol non dicono tutto, è assolutamente vero, contano i traguardi, i percorsi, le carriere. Nelle due stagioni in bianconero Ibra è stato poco più che impalpabile negli ottavi e nei quarti di Champions, sempre fatali alla fortissima Juve di Capello, nell’Inter dalla rosa ipertrofica di Mancini e Mourinho (il quale vincerà la Champions dopo essersene liberato) verrà eliminato senza colpo ferire da Valencia, Liverpool e dallo United di Cristiano, con il Barça uscirà dalla competizione proprio con l’Inter, con il Milan sarà a sua volta il Barcellona a punirlo, mentre il Paris Saint-Germain otterrà i migliori risultati europei solo dopo il suo addio, dato che Ibrahimovic non è mai riuscito a portarlo nemmeno in semifinale, fase della Champions League che lui non ha mai disputato.

Spostando il confronto sulla fredda attualità, che non può vivere solamente di una singola stagione (altrimenti Immobile sarebbe Gerd Muller), negli ultimi 5 anni Ibra è stato accantonato dal Manchester United dopo l’infortunio al crociato, si è divertito a fare il gigante tra i bambini in America, è tornato al Milan ed è diventato il faro di una squadra sorprendente. Nel mentre, Cristiano Ronaldo ha portato a casa due Champions League col Real e due scudetti con la Juve, segnando 68 gol più di lui, giocando in Liga, Serie A e Champions, non in MLS ed Europa League.

Potremmo continuare all’infinito, paragonando rendimento e trofei con le nazionali, confronti diretti, trofei vinti, vittorie, la musica non cambierebbe. Il Milan potrà anche vincere lo scudetto e Ibrahimovic vincere i titoli di capocannoniere e MVP della Serie A a 40, questo non sposterà nulla sulla sua dimensione di calciatore. Fortissimo fisicamente, geniale nelle idee, dalla tecnica fuori dal comune, capace di trasformare le squadre in cui gioca e di segnare a raffica e vincere trofei su trofei.

Una splendida divinità minore, il migliore del suo mondo, ma i paragoni con Cristiano Ronaldo e gli altri appartenenti alla sua categoria sono, appunto, puri e semplici giochetti. Un articolo come questo non dovrebbe essere necessario, qualunque appassionato di calcio dovrebbe esser già da anni a conoscenza di determinati rapporti di forza, ma lo specchio distorcente dei media è capace di mille artifici, anche di farci credere che Cristiano e Ibra siedano allo stesso tavolo.


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