Ibra2018 sarebbe lucida follia

di Giuseppe Gariffo |

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La gita torinese di alcune settimane fa, pur giustificata con motivazioni ufficiali extracalcistiche, ha ridato fiato alle voci che, con frequenza quasi annuale, riaccostano Ibrahimovic alla Juventus. Nulla di nuovo sotto il sole, dunque, se non fosse che il fenomeno svedese è attualmente convalescente dopo il grave infortunio al crociato, il primo grosso crack della sua carriera, e difficilmente tornerà in campo prima della fine dell’anno. Proprio questo dettaglio, però, anziché rendere l’ipotesi definitivamente irreale, rende il tema intrigante e, per certi versi affascinante. Perché se, per come è composta attualmente la rosa della Juventus, aggiungere uno Zlatan Ibrahimovic abile, arruolato, strapagato e “stratitolare” da inizio stagione sarebbe poco comprensibile, ingaggiare invece il campione svedese in stampelle, permettergli di guarire con calma e aggiungerlo a dosi controllate, come additivo nel motore, a gennaio 2018 si configurerebbe come “un’occasione” con innegabili aspetti vantaggiosi.

Secondo i rumors, riportati da Luca Momblano su questo sito, la proposta di Mino Raiola suonerebbe, “parola più parola meno”, così: “Allora, lui si allena con voi, voi avete lui, da gennaio fa la Champions, lo potete tesserare quando volete e poi ragioniamo per l’anno dopo. Io solo cose belle c’ho per voi...”. Ragioniamo dunque, solo e soltanto, su questa ipotesi, dando per scontato che qualunque altra non collimerebbe con l’attuale traiettoria del progetto Juventus. Ed elenchiamo gli spunti positivi, che rendono stuzzicante lo scenario, dando per scontati i “segni meno”. Ognuno alla fine potrà farsi la sua idea.

Partiamo dunque dallo spogliatoio, visto che è il topic più dibattuto ultimamente, tra gossip e addii eccellenti, per poi calare la folle ipotesi Zlatan negli altri ambiti: il campo, le scrivanie della società, i sogni e le angosce di noi tifosi.

Un Ibra disponibile non da subito, entrerebbe negli spogliatoi bianconeri offrendo il meglio del suo carisma e della sua leadership, senza poter immediatamente far pesare ai compagni il suo superego e le sue idee, non dette ma spesso anche dette, alla Marchese del Grillo (“io so io e voi nun siete un c…”). Non potrebbe infatti da subito pretendere un posto da titolare, né potrebbe farlo da gennaio, quando dovrà iniziare, lentamente, a recuperare la forma. Da allora, però potrebbe iniziare ad alternarsi con Higuain, o in certi casi ad affiancarlo, permettendo ad entrambi di arrivare in buone condizioni fisiche alla fase cruciale della stagione per affrontare la seconda fase della Champions (quella con cui entrambi, fin qui, non hanno mai avuto un grandissimo feeling). Higuain potrebbe accettare di star seduto in panca, quando sarà il momento, per far posto a un’istituzione del calcio; Zlatan non potrebbe pretendere di sovvertire le gerarchie in pochi mesi e metterebbe le sue motivazioni a disposizione di un gruppo nel quale, oltretutto, perso Bonucci, si potrebbe aver bisogno di un nuovo “rompiscatole” per tener alta la tensione.

Andiamo al campo. Pur non addentrandoci in heat maps e analisi scientifiche, non è difficile immaginare che giocare accanto a Ibrahimovic permetterebbe a molti dei nostri giocatori di crescere e rendere meglio. Immaginiamoci Dybala, con accanto un compagno del peso specifico dello svedese che svaria su tutto il fronte d’attacco, trasformandosi spesso in assistman. Lo stesso varrebbe per Higuain – con il quale in certe partite o momenti di partite potrebbe coesistere – e per gli altri giocatori tecnici della nostra trequarti (Costa, Pjaca, probabilmente Bernardeschi) che si troverebbero meno responsabilità e uomini addosso con un Ibrahimovic a cui le difese avversarie dovrebbero tener botta. E pensiamo a quanti inserimenti dei nostri centrocampisti potrebbe premiare.Ci riferiamo a Khedira, ma anche a Marchisio che ha perso da un po’ di tempo la familiarità con il gol, ma che con un partner così la ritroverebbe, molto probabilmente. Se recupererà bene dall’infortunio tornando ad essere quello che conosciamo, il fuoriclasse svedese, pur a 36 anni compiuti, fa parte di quella ristretta schiera di calciatori in grado di vincere le partite da solo, specialmente nei campionati nazionali, come i suoi numeri confermano. Affrontare il campionato che si profila più equilibrato degli ultimi 5 anni, con un Ibra nel motore nel girone di ritorno darebbe più tranquillità e permetterebbe di risparmiare qualche energia fisica e mentale (perché è in questo, specie se sei la Juve e sei nel mirino di tutti in campo e fuori, che la serie A ti logora) in vista delle campagne europee.

E per la società? Come la mettiamo con la “potenza di fuoco”, la “sostenibilità”, il “progetto”? Un trentaseienne con un ingaggio super si concilierebbe? In queste condizioni probabilmente sì: perché dubitiamo che, al rientro di un infortunio così grave, Mino Raiola potrebbe chiedere la luna per il suo assistito; perché lo si potrebbe tesserare anche fra qualche mese, a rientro in campo non troppo lontano; perché fra un anno si potrebbe azzerare tutto e salutarsi con un “è stato breve, ma intenso”. Tutte condizioni che, normalmente, non sarebbero possibili, per un calciatore così.

Ma dove la follia Ibra raggiungerebbe la vetta è nell’irrazionalità romantica del tifoso. Perché, intanto, i matematici ci ricordano che “meno per meno fa più”. E  Ibrahimovic è l’unico campione in attività, insieme a Gigi Buffon, ad avere una relazione con la Champions League tormentata quanto la storia della Juventus, l’unico a desiderarla quanto noi, anche se non lo dirà mai. E perché, in fondo, Ibrahimovic alla Juventus e agli juventini deve qualcosa. Moggi lo prese dall’Olanda dandogli l’opportunità di giocare per la prima volta in un Top Club. E’ scappato, nell’estate più triste della storia bianconera e di chi lo aveva voluto, rifugiandosi nelle stanze del “nemico” (che da lì spiccò il volo). Tornare, nell’estate più triste della sua carriera, potrebbe essere il cerchio che si chiude, per entrambi. L’occasione per sanare ogni debito.