I sentimenti del nuovo inizio di Champions

di Giuseppe Gariffo |

Diceva Cesare Pavese che “l’unica gioia al mondo è cominciare”, e che proprio per questo è bello vivere.

Tuttavia, i sorteggi del group stage di Champions rievocano, per noi tifosi juventini un groviglio di emozioni contrastanti. Non solo gioie.

Chi di noi non ha ricominciato a fantasticare, a pensare alla finale di Istanbul, a immaginarsi lì e vittoriosi? Chi di noi non ha visto riaffiorare le ferite delle eliminazioni degli anni precedenti? Chi non ha avverte ancora il reflusso delle ultime due finali perse, sommate a tutte le altre? E alzi la mano chi quest’estate, davanti a una birra e un’anguria, non ha mai dovuto sedare (o alimentare) un amico juventino che proferiva l’ennesimo “vedrai, questo è l’anno buono”. Ognuno reagisce a modo suo. Chi da inguaribile ottimista, chi da professionista del “moriremo tutti”, chi con scaramanzia.

Io vivo l’attesa con realismo “scanzonato“.

Da un lato penso che la Juventus abbia intrapreso la strada giusta. La scelta di Sarri (al di là di cosa si pensi dell’allenatore, a 360°) mostra che la dirigenza bianconera abbia deciso di dare una svolta alla filosofia calcistica, in senso offensivo e propositivo. L’arrivo di De Ligt vede per la prima volta la Juve non badare a spese per arrivare al giovane più forte, e più in vista, in circolazione. Sono decisioni che, lette in chiave “europea”, attendevo da un po’. E credo di essere in buona compagnia.

Dall’altra parte credo che, mai come quest’anno, alla Juve servirà tempo. Faccio fatica a immaginarmi questa Juventus, oggi, in lizza per la vittoria finale. Non perché le manchi talento o intravveda una squadra nettamente più forte. Anzi, faccio fatica a individuare un club che sia chiaramente più attrezzato (forse il solo Barcellona, ma con meno certezze dalla cintola in giù rispetto al passato). Credo però che la ricerca di una nuova identità mal si concili con il “tutto e subito”. E’ iniziato un percorso nuovo, che vedo con favore, ma vanno messi in conto difficoltà e balbettii. Per questo non riesco a fantasticare più di tanto, quest’anno.

Certo c’è il fattore X, anzi il fattore CR7. All’alba dei 35 e dopo l’anno di ambientamento in bianconero, non vorrà rimandare al futuro, e a cuor leggero, l’appuntamento con la sua sesta Champions. Ma il fenomeno portoghese non gioca da solo, e Sarri dovrà anzi impostare la squadra per dargli più chances di mostrare la sua vera natura. Meccanismi non immediati. Squadre come Liverpool, City e le tre top spagnole possono contare su un’identità europea più sedimentata e calciatori  non certo inferiori ai nostri.

Vivrò dunque Champions senza illusioni. Con il desiderio di assistere a grandi sfide, di vedere grande calcio e campioni straordinari. Sperando di fare qualche trasferta europea affascinante e di vedere una Juve all’altezza. Ma senza pretese. Chi vivrà, vedrà.

E in che gruppo finiremo? Faccio un desideratum e una previsione. Spero in Tottenham, Salisburgo, Slavia Praga, belle città e sfide più morbide in una fase in cui dovremo ancora acquisire certezze. Ma mi aspetto Real Madrid, Bayer Leverkusen e Stella Rossa. Partite emozionanti, campi caldi, e ritmo cardiaco, come al solito, elevato.