I segreti della spy-story Juve-Guardiola

di Luca Momblano |

Il vaso è scoperto, ora tutti (grazie anche alla forza dei social, ma questo da giornalisti deve interessarci il giusto) possono guardarvi dentro e intuire le posizioni raggiunte con il massimo sforzo dai media – e se vogliamo anche le loro contrapposizioni – a proposito del grande e in parte imprevisto intrigo internazionale circa il nome del successore di Massimiliano Allegri sulla panchina della Juventus. Nota bene: che il vaso sia scoperto e ancora il giornalista, il tifoso e il curioso non siano in grado di risolvere il rebus è indicativo di quanto abbia lavorato bene il club. A meno che qualche d’uno non ritenga che la Juve abbia azzardato, improvvisato e infine si debba accontentare (perché diciamolo, di allenatori bravi è pieno il mondo e di allenatori che ambirebbero ad allenare la Juventus del 2020 ne sono pieni i corridoi). In questa premessa che fa da contorno al grande disegno di Agnelli (e probabilmente Elkann), Nedved e Paratici è necessario anche precisare che l’opzione Maurizio Sarri ha evidentemente le proprie fondamenta e non per forza debba rientrare nell’accontentarsi di cui sopra. Se non altro perché chi porta avanti questa traccia si spende con tutti gli strumenti a propria disposizione: la partita giornalistica del prossimo allenatore della Juventus è alla stregua di un simpatico match tra redazioni che ha straripato, travolgendo poi e coinvolgendo ogni angolo della calciofilia nazionale. Questo è oggi la Juventus. Una cosa grande, grandissima, enorme. E per quanto simpatica – perché dal giorno dopo il calciomercato estivo tornerà a normalizzarsi anche nelle sue dinamiche di azione e di comunicazione – resta per logiche ragioni una partita nella quale nessuno desidererebbe (per ovvi motivi) sfigurare.

Quel vaso di cui sopra contiene il lavoro di tanti colleghi, di tante gavette, di tante fonti strutturate negli anni, di rapporti di fiducia e di quella che nel mestiere si chiama capacità di pesare gli uomini, il momento e le informazioni che sovente non hanno nell’immediato connessione l’una con l’altra. Quel vaso è il bello del mestiere anche quando ti sembra brutto doverti guardare intorno a 50 metri dal traguardo e di energie giornalistiche forse non ne hai più. Credo sia una percezione condivisa, un lato intimo che il giornalista non può e non deve mettere in piazza. Lucidità e sincerità (con se stessi per poi essere sinceri con il pubblico) prima di tutto. Noi siamo comandati dalle notizie, a queste prima o dopo dobbiamo sempre arrenderci. Anche se sarebbe buon costume farlo anche durante. Sempre.

Per questo, dopo la bagarre della convergenza totale su Maurizio Sarri da parte dei mostri sacri della comunicazione sportiva italiana, è giunto al contrario il momento di spiegare perché Pep Guardiola risulta che abbia scelto la Juventus (e quindi, insieme o forse appena un attimo prima, la Juventus abbia scelto Guardiola) e che il lavoro di mesi sia al dunque. Quella che segue non è una storia e neppure una cronistoria, anche se sarebbe più affascinante utilizzare tecniche narrative, perché a tratti abbiamo vissuto dentro un romanzo tra il romantico (vedi il caso Allegri) e la più estrema delle spy-story (vedi il dopo Allegri). Cercherò di elencare una serie di fatti, sensibili ai miei occhi, lasciando il filo delle possibili connessioni nelle mani di chi legge. Ed esattamente mentre scrivo questo post leggo la notizia “finale” circa l’accordo di uscita di Sarri dal Chelsea con la Juve pronta a siglare il contratto. Sembra incredibile, ma la vita a volte funziona così.

– Sono due anni e mezzo che in Juventus si parla dell’obiettivo Guardiola. I primi approcci sono andati a vuoto, ma il tecnico catalano (che è fatto un po’ così) ringraziava, declinava e rinviava con estrema cortesia. Una, due, tre volte fino allo scorso inverno: “Guardiola ci ascolta”. La Juventus era a ridosso dell’ottavo di finale con l’Atletico Madrid. E’ successo tutto in maniera molto veloce, fino ad arrivare a un preliminare di massima (del quale si ha triplice verifica, con tempi concordanti, modalità concordanti e giuste riserve concordanti) ma molto dettagliato siglato prima dei quarti contro l’Ajax. Le parti che hanno portato avanti la questione per conto di Juventus e Guardiola, evidentemente impegnati nel quotidiano dentro la loro stagione agonistica, sono state rispettivamente Adidas e TacticGrup.

– Da subito le intenzioni delle parti sono risultate piuttosto chiare, da quel che ci risulta: la Juventus e Pep Guardiola, infastidito e preoccupato per le vicende extracalcistiche del Manchester City, si sono confrontati sul tavolo delle clausole di uscita. E ribadisco ciò che ho anticipato in tv: il lavoro sarebbe stato basato (perdonate il condizionale, ma è un retaggio dei primi insegnamenti professionali) da subito sul fatto che la clausola di uscita – a zero – del tecnico catalano non comprende esplicitamente la casistica delle sanzioni amministrative Uefa o Fifa ai danni del club. Guardiola avrebbe invece una clausola di uscita – reciproca – in caso di mancata qualificazione (strettamente parlando, dal lato sportivo) alla successiva edizione della Champions League, esercitabile da ambo le parti entro il 15 giugno. Sarebbero stati chiesti due pareri pro-veritate ad altrettanti studi legali inglesi e italiani. Con convinzione ferrea (e parere positivo: la mancata partecipazione per esclusione sarebbe interpretabile come un‘aggravante) di andare fino in fondo con il lieto fine. Sempre, però, e capirete il perché, nel silenzio e nel riserbo più assoluto.

– Da altra fonte, rilevantissima, pochi giorni fa si apprende la plausibile anticipazione circa l’imminente sentenza Uefa sui fatti imputati al Manchester City risalenti al 2014 (attenzione: sotto indagine ci andranno presto di conseguenza pure il 2015, 2016, 2017 ecc. auspicando che il City non abbia tenuto medesima condotta circa sponsorizzazioni e consulenze) cioè quando a Manchester l’allenatore era ancora Roberto Mancini. Si spiegherebbe così la scelta drastica di Guardiola nel cercare una way out senza abbassare né le pretese economiche né gli obiettivi sportivi ai quali aspirare. La sentenza, secondo l’apprezzabile fonte, corrisponderà a due anni di estromissione dalla partecipazione alle competizioni europee (per quanto concerne il blocco del mercato, questo è di competenza FIFA e non UEFA). Per anticipare i tempi, ci è stato oltretutto segnalato (senza chance di verifica) di un concreto tentativo dell’entourage di Guardiola per uscire in gentlemen agreement dal suo attuale club, senza legare quindi l’evenienza con l’eventuale sentenza. Il tutto, pochi giorni fa.

– La sig.ra Cristina Serra, coniugata Guardiola, avrebbe a tutti gli effetti (ci abbiamo speso due giorni interi a ottenere tutti i dovuti riscontri) effettuato un noleggio a lungo termine presso la sede centrale delle operazioni del gruppo FCA, attraverso la controllata Leasys S.p.A., sede che accoglie e distribuisce le richieste autorizzate agli ospiti del gruppo provenienti da tutto il mondo. Un unico call-center – chiamiamolo per comodità così – che ha ricevuto e inoltrato la richiesta (attraverso necessario documento di riconoscimento) in carico o per via di Juventus con tanto di modello Maserati Ghibli (sul colore grigio e interni rossi la mano sul fuoco non ce la mette nessuno). Tipologia di noleggio che ha valore triennale con possibilità ogni 12 mesi di aggiornare l’autovettura. C’è chi quella pratica l’ha tenuta in mano, c’è chi quell’anagrafica ha avuto modo di verificarla, anagrafica poi puntualmente oscurata (con ufficio in subbuglio) già a partire dalla mattina successiva. Era mercoledì 22 maggio. Per inciso la signora Serra era stata in Italia la settimana precedente (come documentato da profilo Instagram personale, che non ha mai un valore oltre a quello fattuale), giorni però nei quali risulterebbe anche sui libri del JMedical di Torino – una clinica a caso – per una visita effettuata su un minore da lei accompagnato.

– “Siamo tranquilli, abbiamo le idee chiare, lavoriamo per il meglio assoluto” è ciò che di rilevante trapela nei giorni dell’addio formale a Massimiliano Allegri dalle stanze importanti della Continassa. Eppure sono giornate convulse, eppure Allegri è stato congedato. E anche quelle successive, se è vero che nessuno ha potuto ignorare gli interventi televisivi dell’avvocato Galassi per conto si è detto del Manchester City e di Fabio Paratici in circostanze analoghe nei prepartita. L’opzione Guardiola è stata dunque informalmente (e seccamente) smentita. Noi non abbiamo potuto però guardare altrove, con materiale in mano e una Juventus che ci veniva descritta dalla stampa come indecisa, insicura, attenta alle finali, dubbiosa sul timoniere migliore per questo tipo di organico. Di una cosa c’è certezza, al contrario: raramente a ridosso di giugno il management Juventus si è presentato così sereno e determinato. Cosa possa essere il meglio assoluto lo lascio a voi. E grossa parte di ciò che avete letto sopra era già accaduto, come per esempio spostare da giugno a settembre un challenge di golf previsto inizialmente sul lago di Garda e che pare si terrà invece a Torino nel mese di settembre. Tanto vi dovevamo.

Chiudo con una previsione, senza basarmi su notizie: chi vivrà, tiferà. E chi vorrà ancora fare il giornalista, parlerà e scriverà.