I quattro migliori Dybala in bianconero

di Giuseppe Gariffo |

Forse per la sua capacità di illuminare le notti di calcio con giocate sopraffine, forse per l’aspetto fisico imberbe e bambinesco, la Joya ha da sempre attirato a sè un affetto particolare. Ma per gli stessi motivi, probabilmente, gli si è cucita l’immagine di un calciatore caratterialmente fragile, poco cattivo, sensibile agli eventi extracampo, un picciriddu spesso assente nelle partite decisive. In modo forse esagerato, perchè questi giudizi vanno a incidere su sfere intime di cui abbiamo scarsa conoscenza. E in modo anche un po’ aprioristico, perchè in 4 anni e mezzo di Dybala ricordiamo, su 91 gol totali, 23 gol decisivi per il risultato finale e altri 24 determinanti il punteggio (più della metà, dunque), contro avversari spesso altisonanti.

Ma di certo il rendimento della Joya non è stato costante. A picchi di rendimento eccellente si sono alternate, a tratti, fasi di rendimento insufficiente rispetto alle aspettative. Alcune anche piuttosto lunghe, come praticamente l’intera stagione 2018-19.

Proviamo qui ad elencare quattro “momenti” nei quali abbiamo visto all’opera il miglior Dybala, in questi anni:

 STAGIONE 2015/16

Dybala arriva nella Juventus vicecampione d’Europa per sostituire un mostro sacro e idolo d’infanzia: Carlitos Tevez. Eredita il 21 di Pirlo, altro fenomeno appena salpato per altri lidi. Proviene dal Palermo, dove giocava centravanti ed inizia in bianconero la sua metamorfosi in “uomo a tutto campo”. Tuttavia, Mario Mandzukic accanto gli consente di giocare spesso vicino alla porta e di andare a segno spesso. E’ il giocatore più decisivo di una Juve che, dopo 10 partite, sembra fuori dalla lotta scudetto e si rende, poi, protagonista di una miracolosa rimonta. 19 gol in campionato, 5 decisivi per i punti (tre coincidono con tre 1-0 in casa contro Milan, Roma e Sassuolo). In Champions soffre nel girone, zero gol, ma segna alla prima sfida clou contro il Bayern, saltando poi il ritorno per infortunio. Dybala arriva e “si prende”, subito, la Juve.

 

GENNAIO – SETTEMBRE 2017

Nell’estate 2016 la Juventus soffia al Napoli il suo uomo dei record, Gonzalo Higuain. Rispetto a Mandzukic, Higuain è un uomo d’area e Dybala inizialmente fa fatica a convivere con i movimenti del Pipita, che lo costringono a girare più lontano dalla porta. L’intesa tra i due inizialmente non decolla, e per tutto il girone d’andata si va a fiammate. Quasi mai incidono insieme. Poi il 22 Gennaio Massimiliano Allegri vara il 4-2-3-1, rivoluzionando la stagione bianconera (che si concluderà nella triste notte di Cardiff), e anche il rendimento di Dybala, che si avvantaggerà di una squadra più aggressiva e vocata offensivamente. La stagione 2016-17 ha, per la Joya, il fiore all’occhiello della doppietta contro il Barca di Messi. E i paragoni con la Pulga si sprecheranno anche all’inizio della stagione successiva, quando Dybala, finalmente con la 10 bianconera addosso, segna due triplette e due doppiette per un totale di dodici gol nelle prime sette partite ufficiali. Un paragone che non gli farà bene: Dybala terminerà sì la stagione 2017-18 con 26 gol all’attivo, ma con una seconda parte calante. E inizieranno le critiche e i dubbi periodici sulla sua permanenza alla Juve.

3-7 MARZO 2018

La seconda parte del 2017-18 non è appunto da ricordare, per Dybala. Inanella prestazioni poco convincenti, sostituzioni, spesso panchine in match clou (anche quello decisivo di San Siro contro l’Inter, dove entra nel finale e partecipa ai due gol che ribaltano partita e stagione). Ma in un contesto deludente ci sono 4 giorni di gloria. La Juventus gioca due partite pessime tra il 3 e il 7 Marzo, a Roma con la Lazio in campionato e a Wembley contro il Tottenham nel ritorno degli ottavi di Champions. Gioca male ma vince, entrambe le volte, conquistando la vetta del campionato e i quarti di Champions. Con la firma decisiva, entrambe le volte, di Paulo Dybala da Laguna Larga.

STAGIONE 2019-20

L’arrivo di Maurizio Sarri e un’estate nella quale non si concretizza la sua cessione, prima al Manchester United, poi al Tottenham, sono per Dybala l’aut aut, il “dentro o fuori” della sua esperienza in bianconero. Da una parte un allenatore che predilige la squadra alta il possesso, il dialogo nello stretto, tutti concetti che ben si coniugano con un calciatore come Paulo, che fatica invece nelle lunghe risalite di campo e nell’assenza di compagni vicini ai quali chiedere con frequenza l’uno-due. Dall’altra la consapevolezza che la 10 della Juventus, dopo aver rifiutato ogni destinazione, dovrà dimostrare una volta per tutte di meritarla quanto i predecessori illustri. Le vicende attuali ci impediscono un giudizio compiuto, ma la stagione ci stava dicendo qualcosa. 13 gol, tantissimi assist (molti per CR7, che secondo una postverità mal si accoppiava, in campo, all’argentino), e soprattutto grandi prestazioni e gol (perle) nelle partite sin qui più importanti, contro Inter e Atletico Madrid. Dybala si esprime al meglio e dà la sensazione di essere il calciatore che fa giocar bene la Juventus, il più decisivo dopo Sua Maestà il Re.