I dubbi sull’Allegri manager

di Jacopo Azzolini |

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La Juventus ha sempre seguito una politica ben chiara in sede di mercato. All’allenatore non è infatti mai stata data grande autonomia, scegliendo di seguire una filosofia più basata sulle “occasioni”: ossia, comprare giocatori dall’elevato valore assoluto e dare al tecnico il compito di trovare la quadra. Si sono viste così, nell’arco della stagione, formazioni incomplete con diversi buchi: la Juventus 2016-2017 aveva, per esempio, una grande ristrettezza di scelta in avanti, mentre quella dell’anno successivo possedeva troppa poca qualità tecnica nell’uscita bassa. Sia chiaro, nel corso di queste stagioni Allegri era stato il primo ad accettare questo ruolo da aggiusta-tutto, con dichiarazioni piuttosto eloquenti: “Compratemi giocatori di qualità, poi ci penso io a metterli in campo”. Insomma, una sostanziale antitesi filosofica in confronto ai coach degli altri top club.

Il mercato dell’ultima sessione – secondo molti il primo, vero, di Paratici – si era rivelato netto upgrade, perché aveva in primis risolto i difetti strutturali della Juventus 2017-2018, oltre che dato una rosa forte e completa, con tanta possibilità di scelte tattiche. La stagione non è però andata bene come ci si auspicava, si è usciti malamente dalla Champions e Allegri, nel pre-Roma, ha detto sostanzialmente di avere bocciato la rosa già a dicembre, facendo capire che – se rimarrà – si comporrà una squadra di suo gradimento seguendo le sue indicazioni in sede di mercato. In sintesi, dopo 5 anni Allegri vuole che si comprino i giocatori che chiede lui.

A prescindere dalle scelte che verranno fatte, è bene chiarire una cosa: se esistono società che accontentano il mister in tutto e per tutto non è semplicemente perché hanno a che fare con allenatori bravi che ottengono risultati sportivi importanti. Lo fanno perché hanno le idee chiarissime su come giocare e quali profili cercano. E, soprattutto, perché non c’è un giocatore da loro fatto acquistare che non si sia rivelata una grandissima operazione di mercato. Guardiola e Klopp, giusto per fare i due esempi più eclatanti, hanno saputo individuare calciatori rivelatisi top mondo (ma all’epoca poco più che promesse o comunque profili di fascia media) il cui valore si è moltiplicato: sia quelli con esborsi giganteschi (Walker, Stones e Van Dijk, per esempio) che quelli con investimenti medi (Bernardo Silva, Salah e Mané). Non sono quindi allenatori che portano solo risultati sportivi: ne portano anche di economici. Il loro status e le loro pretese non piovono dal cielo, ma sono conseguenza di anni di grandi successi, con le società che non si fanno quindi problemi ad affidare milioni nelle loro mani.

Per quanto si sia creata una narrazione forse eccessiva sulla flessibilità di Allegri e sulla sua capacità di giocare in tanti modi diversi (a mio avviso è un allenatore che, come tutti, ha determinate preferenze e comfort zone), si tratta comunque di un tecnico sintetizzabile come bottom-up, ossia che parte dalle caratteristiche dei giocatori che si ritrova per poi cercare la struttura migliore. Quindi, meno “radicale” di altri profili con le idee tattiche più nette. Lui stesso, in una conferenza, ha citato quella che secondo me è una delle sue migliori caratteristiche: “Il mio pregio più grande è quello di arrangiarmi nei momenti di difficoltà”. Va molto a tentativi e sa tornare sui propri passi cambiando idea spesso e volentieri per trovare un’amalgama (anche se quest’anno è andata meno bene).

Il punto è questo: non si tratta di essere più o meno valido come allenatore. Si tratta di essere bravo come costruttore in sede di mercato, indicando e scegliendo i giocatori giusti. In poche parole, che sia in grado di fare spendere bene tanti soldi, un compito estremamente difficile, non è certo un potere che hanno tutti. Se molti tecnici con idee chiare e radicali offrono certezze sotto questo punto di vista (tecnici che ti sanno chiaramente dire che giocatori cercano), a mio avviso Massimiliano Allegri dà più incognite, proprio alla luce delle caratteristiche sopracitate.

Personalmente, per quello che può valere la mia opinione, non rinnoverei Allegri a queste condizioni. Se mi dovessi far fare il mercato dall’allenatore, andrei su altri profili che diano più garanzie. Tuttavia, se scegli di puntare ancora sull’ex Milan, penso sia sacrosanto dargli fiducia e cercare di assecondarlo per evitare di trovarsi sempre punto e a capo ogni estate. Come dicono i Nedved (padre e figlio), “chi vivrà vedrà”. Vedremo se la Juventus accetterà di fare più potere ad Allegri in sede di mercato e, nel caso, se il tecnico toscano saprà rivelarsi bravo nella scelta dei giocatori. Di certo l’incontro con Agnelli è atteso quasi quanto una finale di Champions.


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