I dodici mesi bianconeri di Mattia Perin

di Nevio Capella |

Lo ammetto, ritrovarmi oggi a parlare dell’addio di Mattia Perin dopo un anno scarso dal suo approdo a Torino mi sorprende molto ma soprattutto era davvero poco preventivabile, almeno dal mio punto di vista.
Il portiere di Latina era arrivato a Torino la scorsa estate per rendere meno preoccupante e più sicuro il “dopo Buffon”, quello vero e tangibile, considerato che almeno apparentemente, Super Gigi aveva dato l’addio alla Juve volando in terra francese.
In quello scenario inoltre, la figura della (ex) giovane promessa italiana calzava a pennello nella società che ha fatto proprio del portiere italiano che copre almeno un decennio, una figura di riferimento della sua storia ultra centenaria, un il ragionamento che facevo su queste pagine la scorsa estate, e se devo dirla tutta, parlando con degli amici in termini molto positivi del suo arrivo, mi ero lanciato in una sorta di scommessa sul fatto che questa estate avremmo salutato lo spilungone polacco per promuovere a giusta investitura di titolarità il buon Mattia.

E’ evidente che qualcosa non è andato secondo i piani se dodici mesi dopo Perin si è imbarcato sul primo volo per Lisbona, destinazione Benfica, dopo aver collezionato la miseria di 9 presenze e 8 gol subiti in maglia bianconera, tutte in campionato.
E dire che l’inizio non era stato nemmeno malvagio, con la media precisa di una partita al mese da fine settembre a fine dicembre: tre uscite, altrettante vittorie e zero gol subiti, con ancora meno patemi d’animo o interventi da ricordare, di fronte ad avversari non certo irresistibili come Bologna e Spal ma anche con una suggestiva presenza da titolare nel derby.
I primi scricchiolii arrivano all’ultima di andata contro la Sampdoria quando nei minuti di recupero da un suo rinvio completamente svirgolato con cui intendeva alleggerire su Alex Sandro, innesca l’azione che porta  Saponara a realizzare il gol del pari blucerchiato poi fortunatamente cancellato dal Var.

Da quel momento e nelle successive uscite, cresce la sensazione di insicurezza che Perin trasmette ai compagni e a chi è seduto tra stadio e divano, così come si inizia a sentire qualcuno chiamarlo con l’antipatico nomignolo di “paPerin”, in uno scenario di scetticismo aggravato  anche dalla sfortunata coincidenza che nelle sue ultime quattro presenze arriveranno due sconfitte e un pareggio e ben sette gol subiti, di cui una buona parte con suoi concorsi di colpa.
Ultima sua apparizione a Ferrara, nella famosa partita in cui Allegri per salvare il salvabile di una rosa dilaniata da infortuni e ricadute in vista del ritorno europeo con l’Ajax, schiera una formazione imbottita di carneadi giovanissimi.
Dopo quel pomeriggio con alcuni interventi rivedibili, comprese le dinamiche dei due gol subiti, sparisce poi definitivamente dai radar per un infortunio alla spalla che lo ha costretto all’operazione.

Dalla sua probabile cessione al Benfica,  la Juventus potrebbe ricavare 15 milioni,  che andrebbero a pareggiare la cifra spesa un anno fa per acquistarlo dal Genoa, mentre lui approderebbe in una società gloriosa che disputerà la prossima Champions League, andando a guadagnare circa 2,5 milioni all’anno. C’è anche la possibilità che lui possa posticipare il viaggio in Portogallo di qualche mese.
Sullo sfondo, ancora più imprevedibile di questo epilogo, il ritorno a casa per un ultimo anno di Buffon , che rende più solida la posizione di Szczesny e smorza il pensiero che entrambe le parti, sia Perin che la stessa Juve, abbiano perso un’occasione o comunque abbiano vissuto una breve storia che poteva andare decisamente meglio.


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