I 5 misteri della Juve

di VittoAv |

Al netto di vittorie, pareggi e sconfitte, ci sono 5 quesiti (cinque) che pentastellano la mia mente bianconera: tre nati nel 2015, gli ultimi tra il moderno e il contemporaneo. Ciò che hanno in comune è che sono tutti legati a determinate scelte manageriali e tecniche su cui ognuno può raccontare la propria versione ma che, come da discrezione sabauda, non vengono univocamente spiegati dai loro protagonisti.

1. Lo smantellamento e la mancata ricostruzione del centrocampo.

I sopraggiunti limiti di età di Andrea Pirlo post finale di Berlino privarono la rosa dell’epoca, che era di eccellente qualità, del migliore e meno sostituibile del reparto mediano. Già è curioso che una società storicamente lungimirante come la nostra non avesse già in casa o quantomeno nei paraggi il sostituto, ma lo è ancor meno la scelta di cedere anche Vidal (per una manciata di lenticchie rispetto al suo effettivo valore). Perdere contemporaneamente due giocatori di questa caratura in un settore così nevralgico può parzialmente spiegarsi con ragioni di ripianamento finanziario (anche se Pirlo partì a zero) ma, sotto il profilo tecnico e qualitativo, rimpiazzarli con un Khedira a fine ciclo e il duo Lemina/Hernanes, onestamente, grida vendetta.

Nella stagione successiva, l’arrivo di Pjanic in luogo di Hernanes certamente rappresentò un miglioramento qualitativo (poco ci voleva), ma realizzammo la cessione del secolo liberando nientemeno che Pogba. Da allora, eccezion fatta per il talento Bentancur (rientrato nell’affare – per gli altri – di Tevez), più alcun innesto lontano parente dei partenti è avvenuto, a tutt’oggi. Perché? E perché, da allora, si è prevalentemente investito sugli attaccanti?

2. Perché Marotta e Mazzia non sono stati confermati nel CdA?

Con il primo, peraltro, immediatamente assunto dall’Inter: niente clausole di non concorrenza? Non ci si è preoccupati (o voluti preoccupare) che potesse trasferire strategie e piani di mercato messi a punto per la Juventus a vantaggio della società di Suning?

E che avevano fatto Marotta e Mazzia di così grave da essere allontanati? E’ stato il presunto coinvolgimento del primo nelle vicende narrate da Report il vero motivo? Si trattava di accuse, dicerie, non di sentenze inappellabili: siamo abituati a ben peggio. Come mai, ad esempio, Conte fu difeso e Marotta messo alla porta? E che c’entra Mazzia?

Come mai, nell’estate precedente, Agnelli andò a trovare Zhang all’Inter e Fassone al Milan?

3. Perché fu ceduto Bonucci?

Non stiamo parlando di una comparsa, ma di una pietra angolare della squadra dell’ultimo decennio. Davvero gli screzi con Allegri furono determinanti? Dal suo passaggio al Milan ottenemmo in parziale contropartita De Sciglio, che di certo non alzò il livello della squadra, anzi. Al Milan, poi, cedemmo persino Higuain: come mai questa fornitura dei nostri migliori giocatori alle squadre di Milano? In sostanza, è corretto ritenere che Agnelli abbia cercato di favorire la ripresa del Milan e, in seguito, quella dell’Inter?

 4. Perché fu esonerato Allegri?

Come mai un allenatore così vincente – al netto dei gusti personali – e amico del Presidente venne rapidamente congedato, con l’aggravio del suo onerosissimo salario? Davvero la presunta fine di un ciclo quinquennale ne è la sola ragione? In fin dei conti, abbiamo vinto anche l’anno scorso, quindi da dove derivava questa sensazione di assenza di prospettive? Non è che Allegri avrebbe potuto fare meglio con un centrocampo adeguato che non lo ponesse nella condizione di effettuare continui esperimenti tattici?

5. Perché Allegri è stato sostituito con Sarri?

Crediamo davvero che Guardiola fosse il prescelto e Sarri un ripiego? Come può una società come la Juventus dapprima farsi trovare impreparata nella scelta di una figura cruciale come quella dell’allenatore e, infine, accogliere alla guida della squadra octocampione un tecnico che, per età, stile, credo calcistico e, soprattutto, track record, risulta opposto al DNA della società e comporta, comunque andrà a finire, un azzardo colossale? E’ verosimile che Sarri fu preferito ad Allegri soltanto perché avrebbe garantito il cosiddetto “bel gioco” e, attraverso lo stesso, motivato nuovamente lo spogliatoio, in una società dove vincere è l’unica cosa che conta? Può il “divertirsi giocando” essere l’unico motivo di questa scelta talmente audace da ricordare quella di Montezemolo con Maifredi?

Risolvere almeno uno di questi rebus può aiutare a chiarire gli altri e a conoscere meglio questa Juventus: chissà mai se ciò accadrà.


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