I 10 gol simbolo in campionato dell’era Agnelli

Il calcio è un’emozione. Lo diceva un giornalista recentemente scomparso, Franco Rossi. Arrivano quei momenti in cui la tattica, i numeri, le statistiche, non contano più, ma a contare sono solo quegli attimi di palpitazione prima del gol e quelli successivi colmi di gioia e, talvolta, di compiaciuta incredulità. Soprattutto quando il gol arriva nei minuti finali o proprio allo scadere. Il sigillo di Dybala contro la Lazio rappresenta tutto questo. L’essenza del calcio e dello sport. In questi vittoriosi anni è successo spesso di vivere tali emozioni. Gol arrivati all’ultimo respiro che sono risultati tasselli fondamentali per la vittoria finale. Nella speranza che il gol di Paulo possa diventarne degno succedaneo, abbiamo selezionato 10 di questi gol per voi:

 

Alessandro Matri – 2011/2012 Milan-Juventus 1-1 – Minuto 83

Alzi la mano chi si ricorda questa partita per l’acuto del numero 32? alzi la mano chi si ricorda di come il Mitra si sia coordinato per quella girata al volo a mezza altezza su quel cross al bacio di Simone Pepe, in quel concitato finale. Nella gara passata alla storia per il clamoroso abbaglio sul gol non gol (molto più gol che non) di Muntari da parte di Tagliavento e soci, il centravanti di Sant’Angelo Lodigiano, tra l’altro da ex, metteva il suo marchio, dopo uno scorbutico secondo tempo in cui la Juve cercava di pareggiare il gol di un altro ex, Nocerino, con deviazione decisiva…di Bonucci (ora ennesimo ex). Un gol fondamentale, che permise alla Juve di non perdere contatto col Milan, soprattutto dal punto di vista psicologico. Perchè la Juve nelle partite successive si allontanerà di qualche, ma, probabilmente, grazie a quel gol, non abbandonò mai mentalmente la contesa

 

 

Marco Borriello – 2011/2012 – Cesena-Juventus 0-1 – Minuto 80

Ma il vero gol scudetto di quella splendida stagione (oltre alla punizione di Alex Del Piero contro la Lazio di qualche giorno prima) lo firma Marco Borriello. Arrivato a gennaio tra lo scetticismo generale, e l’ostracismo, generale, per via del suo rifiuto nella stagione precedente, l’attaccante giramondo non è ancora riuscito a riconquistare i cuori dei supporters bianconeri. Ma il primo a credere in lui è Antonio Conte, che lo ha cercato e fortemente voluto nel mercato di gennaio, e che ha continuato a dargli possibilità. Come tutti i gol scudetto che si rispettino, “il gol di Borriello” arriva dopo un forcing insperato e quasi disperato. Col Milan che gioca in contemporanea, i bianconeri, in maglia rosa, attaccano per tutti i precedenti 79 minuti senza costrutto, sbagliando anche un rigore con Pirlo. Antonioli respinge miracolosamente una punizione di Del Piero. Dalla rimessa laterale successiva, la palla ritorna ad Alex, che mette in mezzo, dove Vucinic si inarca con la testa e di sponda mette la X sul mancino di Marco, che scarica un fendente all’angolino che Antonioli può solo accompagnare con lo sguardo. Il numero 23 scatta subito sotto lo spicchio riservato agli juventini, esploso in un’incontenibile gioia, con aria di riscatto, e poi corre verso colui che lo aveva sempre sostenuto, sommerso poi dal resto dei compagni. Il resto è storia, compreso il risultato finale, perchè il Cesena quella gara non la pareggiò mai.

 

Emanuele Giaccherini – 2012/2013 – Juventus-Catania 1-0 – Minuto 91

E’ marzo, la Juve ha appena pareggiato a Napoli, tenendolo a distanza, e si è appena guadagnata un quarto di finale contro il Bayern. E’ il momento più alto della storia di Conte alla Juventus. Contro il Catania manca Vidal. Gara ostica, le tossine del ritorno degli ottavi col Celtic si fanno comunque sentire. La porta sembra stregata, Marchisio colpisce in pieno un palo clamoroso, ma la gara non decolla. Il Catania si difende bene. A Verona, nel frattempo, il Napoli cade contro il Chievo, ma +7 non è più +9, e la sensazione di star gettando al vento il colpo del KO è tangibile. Quando sta per scadere il novantesimo, Giaccherini crossa in area un pallone. Troppo lungo. Ma dall’altra parte, ad agganciarlo, c’è una statua d’ebano alta un metro e 93 coi tentacoli, che aggancia sinuosamente il pallone allungando dolcemente uno di questi. Pogba poi, non ci pensa due volte, e mette subito in mezzo. Bizzarri smanaccia in maniera provvidenziale, per la Juve però, perchè il pallone viene calamitato dal Giak, che se la sistema col petto e scarica di destro nel giro di un paio di secondi, mettendola all’angolino, pietrificando il portiere argentino. Tutto lo stadio deflagra, le telecamere staccano su Agnelli, Marotta e Nedved, totalmente impazziti. E’ il gol scudetto. La Juve vola a +9 e quel giorno, mentalmente, uccide il Napoli e mette le mani sul secondo titolo consecutivo dell’era Agnelli

 

Andrea Pirlo – 2013/2014 – Genoa-Juventus 0-1 – Minuto 88

Una delle caratteristiche più importanti della grande squadra è quella di portare a casa il risultato quando non lo meriterebbe affatto. Spesso capita quando si ha un’ingente mole di partite da giocare e bisogna gestire le forze. La Juve vola a Genova, dopo il pareggio interno in Europa League contro la Fiorentina. Il ritorno al Franchi è alle porte, e la gara, sempre scorbutica, di Marassi è una di quelle trappole da cercare di aggirare al meglio possibile. La Juve andrebbe anche in vantaggio, con Osvaldo, ma il guardalinee non si avvede della posizione regolare dell’italo-argentino sul tocco prelibato di Pogba. Nella ripresa Buffon para un rigore, ma più ci si avvicina alla fine, più la sensazione è che lo 0-0 in fondo sarebbe un affare. Ma esistono i fuoriclasse. Quelli che, per definizione, ti fanno vincere le gare che meriti di perdere. Una punizione dal limite a 2 minuti dalla fine, c’è Pirlo sul pallone, e la sola cosa che puoi fare è sperare è che la sua bacchetta sia danneggiata. Invece il bresciano non si fa impietosire, e disegna una traiettoria paradisiaca, mettendola li, all’angolino alto, col suo destro fatato, e quando la prende Perin una palla del genere? Poi la gioia irrefrenabile della squadra, con Conte che entra in campo saltellando come un matto, e in sottofondo la funerea sentenza di Beppe Bergomi: “Questo può essere il gol scudetto, perchè se riesci a portare a casa gare come questa, in cui hai sofferto maledettamente…”

 

Leonardo Bonucci – 2014/2015 – Juventus-Roma 3-2 – Minuto 86

Quanto può essere decisivo un gol partita in un big match alla sesta giornata di campionato? dipende sempre dalle contendenti; se una squadra esperta, cinica, solida e fredda affronta una squadra emozionale, irragionevole e anche un po’ paranoica, il gioco è fatto. Inizio ottobre 2014, l’era Allegri è appena cominciata, mentre continua il momento magico della Roma di Garcia, reduce da un’annata record e da un mercato scoppiettante. Il duello scudetto sembra oramai consolidato, il big match dello Stadium arriva forse troppo presto, ma è già un buon test per stabilire i rapporti di forze. Dopo un periodo di studio la gara si apre, Rocchi comanda due rigori, uno dubbio alla Juve, uno un po’ più evidente alla Roma. Totti e Tevez si rispondono in pochi minuti, poi Iturbe, conteso dalle due società in estate, porta in vantaggio la Roma, ma alla Juve viene assegnato un altro rigore nel finale del primo tempo, questo però evidente, e Tevez fissa il 2-2. Nella ripresa la Roma ha più occasioni, Morata prende la traversa, il 2-2 però sembra inevitabile. Quando mancano 4 minuti alla fine, la Juve batte corto un angolo, Tevez mette la palla in mezzo, la quale si impenna e viene calamitata da Bonucci. Il viterbese si coordina perfettamente e scaglia un destro al fulmicotone che pietrifica Skorupski e fa esplodere lo stadio. La gara termina 3-2, la scia di polemiche successive cementificherà la Juve e sfalderà la Roma.

 

Andrea Pirlo – 2014/2015 – Juventus-Torino 2-1 Minuto 93

La stagione continua, la Juve resta ancorata al primo posto mentre cerca di passare il turno di Champions, non senza difficoltà. E’ derby. La trasferta di Malmo si fa sentire, il Torino non segna da tanto, troppo tempo alla Juventus. La legge dei grandi numeri incombe. Il vantaggio bianconero è di Vidal, su rigore, battuto due volte. Peres spezza l’incantesimo, e dopo 12 anni, permette di nuovo ai granata di bucare la porta bianconera. Nel finale viene espulso Lichtsteiner, il Torino comincia un forcing sempre più crescente, ma il muro davanti a Storari riesce a reggere. Mancano pochi secondi alla fine, e Benassi perde un pallone a metà campo. Morata lo avvinghia, e lo porta verso l’area, poi scarica su Vidal che, come sentisse una melodia angelica, avverte l’arrivo da dietro di qualcosa che sfiora il divino. Pirlo non ci pensa su due volte, e scocca un destro chirurgico dai 25 metri all’angolino su cui Gillet, come Perin a Genova pochi mesi prima, non può mai arrivare. Un’altra vittoria immeritata, un’altra ingiustizia così bella che solo un prestigiatore come lui poteva nuovamente propiziare.

 

Paul Pogba – 2014/2015 – Juventus Sassuolo 1-0 Minuto 81

La Roma continua a perdere colpi, e la Juve non ne approfitta. A Udine un pareggio a reti bianche, a Cesena un 2-2 dopo una prestazione da film horror e un rigore sbagliato. Il pareggio per 1-1 proprio in casa della Roma, dopo essere passati in vantaggio. Nel frattempo incombono la Champions, e il Borussia; il 2-1 casalingo non permette ai bianconeri, ancora scevri di una vera mentalità europea, di avere la certezza del passaggio del turno. Ecco perchè risulta fondamentale chiudere quantomeno virtualmente il discorso scudetto. +9 è tanto, ma non è +11. Continuare a sprecare match ball potrebbe risultare deleterio alla lunga. Si gioca di lunedì, contro il Sassuolo. La curva sciopera, il tifo non è caldo come al solito, e la gara si trascina senza sussulti verso i minuti finali. A 10 minuti dalla fine, l’ennesimo contropiede, l’ennesima speranza di portare a casa il bottino pieno. Arrivato ai 30 metri, Pepe cercare di allargare sull’esterno verso Tevez, ma la palla transita improvvisamente dalle parti di Pogba, che allunga come al solito uno dei suoi tentacoli e sforbicia di destro dal limite dell’area, fulminando Consigli. La Juve sfonderà i 10 punti di distacco e non andrà più al di sotto di tale soglia

 

Simone Zaza – 2015/2016 – Juventus-Napoli – Minuto 88

Zaza88 potrebbe diventare un brand. Andrebbe a ruba tra i tifosi juventini. Il gol del lucano contro il Napoli in quel fatidico scontro scudetto è uno dei più esplicativi di cosa sia la Juventus. Un’annata cresciuta e pasciuta in modo disgraziato, risintonizzata sulle giuste frequenze con una rimonta memorabile, che ha vissuto l’attimo più alto proprio in quei 30 secondi. La Juve stessa, dopo 15 vittorie consecutive (serie iniziata da un gol di Cuadrado nel derby al 93esimo), aveva magnanimamente “deciso” che fare 15 vittorie e un pareggio, per di più contro la capolista, non sarebbe stato poi così male. Un risultato che tutto sommato rispecchiava ciò che si era visto in campo. Ma evidentemente il destino aveva preso a cuore la causa bianconera, e quindi decideva di regalararle un’altra emozione, l’ennesima. Tutti oramai possono snocciolare passaggio per passaggio quell’azione; dal lancio di Khedira, alla sponda aerea di Sandro, fino al tocco di Evra per Zaza. Il suo sinistro, deviato proprio da quel destino benevolo, lo Stadium che impazzisce, l’abbraccio di gruppo con Barzagli che urla come un ragazzino. Si, un gol da Juve. Un gol che è la Juve

 

Alvaro Morata – 2015/2016 – Fiorentina-Juventus 1-2 – Minuto 83

Ci sono gol che anche se non determinano direttamente uno scudetto, in qualche modo lo raccontano. Il gol di Morata alla Fiorentina è sicuramente uno di quelli. Tutto ciò che accade dal pareggio di Kalinic in poi è esplicativo. Quei 30 secondi in cui un intero stadio canta “chi non salta è bianconero”; la Juve che potrebbe decidere che tanto un pareggio a Firenze va bene, al massimo si rinvia la festa di una settimana. No! niente di tutto questo, la Juve si riversa subito nell’area avversaria, Mandzukic la gira in mezzo. Evra arriva come un treno e calcia verso la porta, ma la palla viene deviata dalla muraglia umana viola, e perviene a Morata che non deve fare altro che spingere il pallone dentro. Perchè è così che deve finire, è una questione di DNA, in campionato. Buffon para un rigore a Kalinic nel finale, e lo scudetto arriva il giorno successivo, sul divano, grazie alla sconfitta del Napoli, che di fronte a tale voglia di vincere, onestamente, poco ha potuto opporre

 

Paulo Dybala – 2016/2017 – Juventus-Milan 2-1 Minuto 97

Giusto finire questa rassegna con questo calcio di rigore. Anche qui il destino si è rivelato bardato di bianconero. In primis perchè nonostante il risultato non largo maturato, la gara aveva rispecchiato un gap molto più notevole. In secundis perchè quel gol regolare di Pjanic annullato all’andata non era mai stato digerito del tutto. in terza battuta, perchè Dybala quella sera aveva qualcosa da farsi perdonare, e qualcosa di cui vendicarsi. Dopo i gol di Benatia e Bacca nel primo tempo, la ripresa è un monologo a tinte bianconere, con Donnarumma più volte miracoloso, soprattutto su Higuain. Poi, quel minuto, quell’attimo, quel secondo in cui tutto cambia. Dopo un altra straordinaria parata del 99 del Milan, Lichtsteiner prova a rimettere in mezzo il pallone, ma questo sbatte sul braccio di De Sciglio. Per Massa è rigore. Dal dischetto si presenta Dybala, che così ha l’opportunità di scacciare i fantasmi di Doha. Il resto è storia. Il resto è scudetto.