A Higuain togliamo l’ansia del gol

Higuain ha fame di gol; è nato per sbranare la porta; ha potenza, rapidità di tiro e precisione, tanto da poter stare tra Batistuta e Crespo.

Il Pipita è sempre stato così di indole, fin dai tempi del Real Madrid, in cui giocava defilato sulla fascia. Ma è stato soltanto con il passaggio al Napoli, che ha trovato in Sarri quel mentore che cercava per essere collocato al centro dell’attacco: e, infatti, il suo score è stato leggendario e da record.

Trasferitosi sotto la guida di Allegri – secondo la tradizione che vuole nel vincente tecnico toscano un inventore di nuove posizioni in campo – il suo rendimento è diminuito in zona gol, ma migliorato sulla trequarti, dove si è gradatamente adattato a smistare palloni per i compagni, tentando, spesso con visibile frustrazione (accantonata, poi, dal sapore della vittoria), di puntare la porta e concludere. Quella appena trascorsa resta per lui una buona stagione, in un ruolo inedito e molto generoso, dispendioso sotto il profilo fisico e anche mentale, difficile, insomma; sembra che Allegri abbia, di fatto, ritagliato – come per Pjaniç e persino per Sturarouna nuova carriera per l’argentino.

Durante questo mondiale, il suo scarso impiego lo ha condotto a zero marcature e reso degno di memoria soltanto per l’occasione sparata alle stelle contro la Nigeria. Ecco, se volessimo prendere questo frangente come esemplificativo del nuovo Higuain, a mio avviso, sarebbe calzante.

Le sue prestazioni in questo mondiale ricordano alcune viste in questo campionato: sostanzialmente lento (salvo isolati strappi), probabilmente ancora leggermente appesantito (quantomeno rispetto ai tempi partenopei), senza possibilità di trovare la giocata ottimale (con l’abituale continuità), il Pipita sta dando l’impressione di un giocatore piuttosto nervoso ed irrealizzato. Io credevo che questo potesse dipendere dal diverso gioco applicato nella Juventus, ma sto notando le stesse dinamiche anche in questa competizione.

A mio avviso, la condizione fisica non ottimale è da escludere come causa e fin troppo si ricorre a questa scusante quando un giocatore non performa ai propri standard, tanto più poi nel suo caso, visto che non vedeva l’ora di giocare il mondiale. Potrebbe darsi, invece, che Gonzalo sia ormai abituato ad un altro tipo di gioco, ad altri schemi che, forzosamente, ha dovuto assimilare e che, fatalmente, potrebbero avergli fatto perdere l’attitudine da goleador (un po’ quanto accaduto con Mandzukiç, giocando da ala).

Ritengo verosimile un Pipita scontento del ruolo ricoperto nella Juventus (non scontento della Juventus, si intende) e che possa valutare di rinunciare alla prossima Champions League per concludere la propria carriera con l’allenatore che più lo ha valorizzato sinora (certamente, si potrebbe sostenere che sia stato Allegri, avendone fatto un giocatore completo, ma a discapito del numero di marcature). In tal caso (con mio sommo dispiacere), ritengo Cavani il più adatto al suo posto: per quanto visto in Ligue 1, ma anche in questo mondiale, l’uruguaiano sembrerebbe idoneo a svolgere i compiti che richiede Allegri ed appare più paziente, con minor smania individualista di gol, molto al servizio dei compagni. Del resto, al gioco di Allegri non pare occorrere un puntero, visto che tutti partecipano alla fase realizzativa a seconda di come si svolge l’azione, bensì una rotella da inserire nel suo meccanismo produttivo di risultati.

Se dovesse rimanere con noi, mi auguro che, al fine di ottimizzare il proprio impiego, Higuain possa allontanare ulteriormente da se stesso – o quantomeno dalle mie impressioni – l’ansia da gol. In fin dei conti – e pare che questo Allegri l’abbia in mente più chiaro di chiunque l’obiettivo della Juventus non è valorizzare i giocatori, ma vincere. E poco (o niente) importa con chi, al di là delle simpatie verso questo o quel giocatore.