Quando Higuain ti segna a 3 metri dagli occhi

di Michael Crisci |

Capita che un giorno ti ritrovi, in una piovosa serata di novembre, al bordo del campo del Gewiss Stadium, mentre giocano Atalanta e Juventus. Cose che non ti immagini nemmeno pochi mesi prima. Una scelta professionale che avrebbe dovuto limitarti ad un determinato territorio, ma che ti ha portato a Bergamo, proprio in quella serata.

Nella prima volta da steward, il fato mi ha consegnato quello che si potrebbe definire quasi un big match (e il quasi è molto forzato). La curiosità di sapere quello che accade nel primo tempo, quando, vicino ai tornelli, l’unico modo per carpire ciò che accade in campo è cercare di interpretare i boati, i fischi, i cori, è tanta, troppa; Allora capita di scambiare il boato e lo “Juve Juve” della curva ospiti come il vantaggio bianconero, quando invece era solo Musa Barrow ad aver sbagliato un rigore. Capita di ascoltare l’altoparlante annunciare la sostituzione tra Bernardeschi e Ramsey, e di immaginare le mille reazioni in mille altre sedi tinte di bianconero

Poi, finalmente, quando il dovere ti porta da un’altra parte, sulla linea di bordo campo, mentre il cielo imbrunisce, e la pioggia diventa tagliente, scorgi Szczesny, ovviamente subito impegnato: “Ha giocato solo l’Atalanta” osserva un collega che ha potuto vedere il primo tempo, nella zona dove il dovere lo ha chiamato. Dopo 20 minuti di interminabile intervallo, ricomincia la partita, e posso constatare che sia davvero così, l’Atalanta ha in mano la gara, e Gollini è lì, che soffre felicemente di solitudine, osservando la furia dei compagni.

Il boato dello stadio, sulla capocciata di Gosens che trafigge Tek, si sente, ma ovviamente nessun commento, nessuna reazione, non siamo lì per tifare, per disperarci, o per esaltarci. Ma abbiamo almeno la possibilità di divertirci ed emozionarci. Ed ecco che, dopo vari Var, de Ligt che si tiene dolorante la spalla, ma poi salva almeno due gol fatti, e una serpentina di Dybala, all’improvviso un pallone arriva lì, a sconvolgere il pomeriggio del solitario Gollini; lo calcia Higuain, e una deviazione beffarda lo addolcisce, spedendolo all’angolino.

Nessuna esultanza folle da parte della squadra, si vuole vincere, e l’urlo di grinta del Pipita ricorda molto quello di Wembley, il giorno della rimonta contro il Tottenham, quando si pensava a lui come un nuovo Vialli, prima del suo crollo psico-fisico di Spal-Juventus, nel 2018.

Cambia tutto dunque, la Juve attacca ancora, e a un certo punto ti vedi Cuadrado sfrecciare davanti; palla in mezzo, Higuain in corsa, palla sotto Gollini, 1-2, proprio sotto i tuoi occhi; spalanca le braccia con un sorriso a 32 denti, quasi lo facesse al sottoscritto, ovviamente impassibile, e poi l’abbraccio dei compagni, con Emre Can tra i più scatenati. Poi l’abbraccio ideale col settore ospiti li sovrastante. La parabola di un ragazzo (in cui nemmeno più il sottoscritto credeva), che ha smesso di cercare rivincite o vendette e, accettando i propri limiti, ha scelto di non avere più fantasmi; ecco perchè i sorrisi, ecco perchè le sue esultanze non hanno più nè grinta nè rabbia, ma solamente gioia, gioia di ripagare la fiducia e di mantenere le promesse.

Capita poi, infine, che gli ultimi 5 minuti li passi dentro il campo, con le spalle rivolte ai 22 sul terreno di gioco, e che mentre sei preso dall’assalto dell’Atalanta, decidi di non voltarti mentre Higuain, ancora lui, imbecca Dybala, che col sinistro chiude la pratica. Ma è impossibile non voltarsi verso la propria sinistra, all’esplosione del settore ospiti.

E dopo il fischio finale, mentre sotto la pioggia riesci a scorgere la squadra sotto i propri tifosi, che si abbraccia felice, pensi che difficilmente questo Atalanta-Juventus te lo dimenticherai. In tutta la sua normalità. La Juve che soffre, che resiste e che poi vince. A 3 metri dagli occhi.


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