Triste, solitario, cinico y final

di Claudio Pellecchia |

Che toccasse a Gonzalo Higuain segnare il gol risolutore, era scritto nelle pieghe di una partita che si era fatta tristemente complicata, con picchi di orrido che hanno richiamato alla memoria i (ne)fasti delle gare interne contro Benfica e, più recentemente, Lione. Era solo questione di tempo, cioè di contare i minuti che mancavano al suo inserimento da parte di Massimiliano Allegri. Detto, fatto: entrata in campo al 59′ (per un Cuadrado discutibile, ma con l’attenuante di condizioni fisiche non perfette), zampata decisiva dieci minuti dopo, con tanti saluti e baci all’ottimo Proto e al resto dei greci asserragliati negli ultimi trenta metri come nemmeno gli Spartani alle Termopili.

Non servo io per spiegare l’importanza di questo gol nell’economia di un girone che lo (sfortunato) Sporting sta dimostrando molto più equilibrato del previsto e nella psiche turbata di un uomo, prima ancora che un calciatore, alla costante ricerca di un ego che tende a smarrirsi forse troppo frequentemente. Soprattutto se “aiutato” da una forma fisica al limite dell’irrispettoso (e la sua conformazione corporea di base c’entra fino a un certo punto) verso chi ti ha pagato tanto e bene per fare la differenza in serate così. Un attaccante va giudicato dal peso dei gol e solo in maniera marginale dall’avversario cui li fa (queste analisi semplicistiche lasciamoli ai barsportanti di Twitter), soprattutto se si parla di Champions League: dopo la doppietta al Monaco questo è il primo gol pesante di Gonzalo Higuain nella Coppa che conta con la maglia della Juventus. Ne verranno altri se lui riuscirà a mettersi nella condizione di non dover sempre prima subire lo schiaffo di due panchine consecutive per reagire da campione qual è.

Altri, prima e meglio di me, hanno spiegato diffusamente perché continuare ad avere fede e a non considerarlo per forza di cose un problema: stasera è toccato a lui cominciare a dimostrare di meritare fiducia nonostante questo faticoso inizio di stagione. Che potrebbe, finalmente, aver preso la piega che tutti aspettiamo. Perché il final, anzi la final, non sia più così triste. Per noi e per lui.