Higuain = Champions? Si, no, forse.

di Luca Momblano |

Higuain-Juve. Un binomio sul quale mettere ordine.

Perché la Champions League non è mai un’equazione, quanto piuttosto una dimensione.

Più della Juventus che di Higuain, restando alla storia recente. O per lo meno alla pari se la si vuole leggere attraverso le sconfitte. Anzi, chiamiamole piccole grandi delusioni.

Fermi: certo che è l’uomo per puntare dritti alla massima competizione europea, se l’obiettivo è stagliarsi nonché ritagliarsi uno spazio consolidato nel lotto potenziale delle quattro. Il resto è consapevolezza, è dettaglio, è godere o soffrire di una sola quasi inavvertibile decisione. Nonché tante altre cose che ogni volta scopriamo e che hanno a loro volta scoperto altri con ambizioni forse maggiori.

Dentro l’operazione Higuain ci sono esposizione mondiale, un lavoro lungo ed estenuante come solo Marotta, comunicazione (intendete bene: allineamento con la pubblica comunicazione iniziata a spanne immediatamente dopo il rinnovo di Allegri, con quella parolina magica dentro ogni singola frase: era evidentemente venuto il tempo di cambiare, allinearsi alla “fame” del cosiddetto commerciale, affrancarsi da quella stretta italianità che fuori non funzionava più).

Palla sempre al centro però, perché la chiamata, l’investimento che resterà nella storia per modi, tempi e contesto, riguarda prima di tutto il campo. E sul campo europeo Higuain vanta un 48/8 a Madrid (7/5 a Napoli dove i pensieri sono meno) che forse gli è costato il posto nonché l’inizio di questo strano destino che deve diventare il rilancio definitivo. Suo e nostro.

Higuain esordiva in Champions con le merengues mentre noi ci battevamo a Mantova. Ci si unisce insomma per qualcosa di più grande. Si è maturi entrambi al punto giusto, visti da fuori. Higuain porta quel fisico che non fa copertina come da manuale Juve, il repertorio di finishing che Mandzukic mai avrà (e viceversa qualcos’altro: da questo assortimento l’equazione potrebbe diventare qualcosa di meno oscuro), l’essere giocatore che è stato anche uomo-squadra che gli consentirà di immedesimarsi meglio con gli attuali compagni.

L’ABC verrà da loro, che si aspettano 20 gol in campionato e quei 6 o 7 in Europa che ti portano a Cardiff. Perché, a conti fatti, bisognerà guadagnarci tutti.