Higuain, un amore senza fine

di Leonardo Dorini |

Non stupisce che Gonzalo Higuain rimanga a pieno titolo nei cuori di molti tifosi bianconeri, incluso quello che vi sta scrivendo, e ciò che è accaduto al raduno del 10 luglio ne è la più recente dimostrazione: troppe sono le immagini indimenticabili del Pipita in bianconero, cui se ne sono aggiunte altre, non meno emozionanti nella loro mestizia, nell’ultimo travagliato periodo.

Se riavvolgiamo il nastro degli ultimi 18 mesi non possiamo che ricordarlo con nostalgia e malinconia, chiederci se doveva proprio finire così.

Lo abbiamo strappato alla principale concorrente e lui ci ha ricompensato segnando quasi 60 gol in due stagioni: quanti sono indimenticabili? Molti. E’ stato decisivo a sufficienza? Purtroppo no.

Allora perchè i tifosi lo amano ancora così tanto? Perchè ci sono alcune immagini che ci hanno fatto esaltare e che, al contempo, ci hanno resi tristi se pensiamo alla sua storia recente, al suo sguardo spesso smarrito e perso con le maglie prima rossonera e poi blu.

A Wembley, il 7 marzo del 2018, si mette male: col Tottenham avevamo pareggiato 2-2 in casa ed ora eravamo sotto di un gol, si fatica, si soffre, già si teme l’uscita agli ottavi, e il “fino al confine” di prammatica. Ma lui piazza una zampata sottomisura e pareggia; piglia lesto il pallone dalla rete e lo porta a centrocampo incitando tutti i compagni; qualche minuto dopo, con un filtrante millimetrico in profondità mette Dybala in porta; lo amiamo per questo e per quello che succede dopo: si inginocchia nel cerchio di centrocampo, da dove era partita l’imbeccata, con le mani al cielo. Turno passato, Pipita decisivo.

E decisivo è stato il gol a San Siro, naturalmente, che rimane fra quelli più emozionanti, adrenalinici, soddisfacenti, strafottenti del nostro lungo romanzo bianconero.

Un anno fa, arriva il ciclone CR7, cambiano le priorità, le gerarchia, anche nel bilancio: l’impatto del Pipita (fra i 30 ed i 35 milioni all’anno fra ingaggi ed ammortamenti) non è tollerabile: è pari, da solo, al 10 % circa dell’intero costo del parco giocatori 2017-18 (ante CR7).

Un’immagine del ritiro di un anno fa ci aveva fatto sperare, lo si vede sorridente con Ronaldo, e tanti altri, seduti nel prato della Continassa: ma niente, come ha già scritto Gianluca Garro, diventa un esubero e pochi giorni dopo lo vediamo in una stanza d’ospedale, con la prima, deprimente, foto ufficiale in rossonero: e iniziamo a dispiacerci, quasi a prevedere come sarebbe andata: un anno terribile, culminato con il rigore sbagliato e l’uscita dai gangheri (e relativa espulsione, con il bacio di Matuidi) proprio contro la Juve a San Siro. Londra, e un trofeo conquistato a denti stretti, senza sorrisi, è stato solo un epilogo un po’ meno triste, per fortuna.

La Juve fa le sue scelte, e sa essere spietata: non paiono cambiare le cose le acclamazioni dei tifosi. Ci sono stati momenti di grande esaltazione, ma c’è soprattutto l’amarezza di una storia, quella  di Higuain in bianconero, che rimarrà un’incompiuta.


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