Higuain 2.0, la Juve sulle spalle

di Juventibus |

Doveva essere una domenica come un’altra, quelle dove ti trovi spaparanzato sul divano a digerire il ragù in attesa che cominci la partita. Juve-Benevento, gara facile con gli stregoni a 0 punti contro gli esa-campioni. Ma il calcio spesso prende le sentenze scritte e le mischia o strappa a proprio piacimento.

E cosi ti ritrovi all’intervallo non più stravaccato sul divano ma seduto, occhi spalancati e increduli e sotto di un gol. Fortunatamente ci pensano Higuain e Cuadrado a scacciare via le ianare beneventane. Proprio lui (direbbe Piccinini), l’argentino oggetto di critiche da inizio torneo: è fuori fase, fuori forma, troppo lento, imballato, pesante. Critiche zittite, gol pesantissime e prestazioni da applausi.

Che sia profezia o semplice consuetudine, gli inizi di Gonzalo da quando gioca in A non sono mai devastanti: nel suo primo anno al Napoli ne segna 3 nelle prime 7 di campionato, 0 nel secondo anno (poi una tripletta all’ottava), 5 nella terza stagione da record (doppiette a Samp e Lazio), 4 al primo anno alla Juve ed infine solo 2 quest’anno contro Cagliari e Chievo. Da ottobre in poi, la trasformazione.

Potremmo chiamarlo l’“Octoberfest” di Gonzalo, il mese in cui il Pipita prende il volo, passando da una media di 0.56 gol a partita nei mesi di agosto/settembre ai 0,76 di ottobre, fino ad andare sempre oltre i 20 gol. Le panche contro Torino e Olympiacos e la mancata convocazione con l’Argentina, come l’anno scorso, sono state mosse strategiche che hanno caricato a mille Higuain, che con grande forza e maturità ha sfruttato i 14 giorni di pausa nazionale per ritrovare smalto e brillantezza e tornare alla grandissima.

Dopo la pausa infatti Higuain si trasforma in un Hulk da strapparsi i vestiti, ma più che gonfiato appare anche più sgonfio fisicamente, il viso e la pancia, gonfia solo il petto il Pipa e mostra un atteggiamento da guerriero. Quello che esalta delle ultime gare è l’atteggiamento di un bomber incredibile che lavora però a tutto campo con carisma, tecnica e generosità, un Gonzalo 2.0, bomber di razza (5 gol in 4 gare dopo qualche legno di troppo, e 31 gol in 50 presenze in bianconero) e trascinatore, un leader capace di prendere per mano la squadra e caricarsela sulle spalle. In un periodo opaco di Mandzukic e Dybala, Pipa indossa il mantello dei leader bianconeri, i Vialli, i Tevez, e diventa il nuovo supereroe juventino.

Emblematica la scena di un fallo conquistato nei primi minuti a San Siro: si alza, incita i suoi, dà la carica e poi segna una fantastica doppietta. Contro l’Udinese lotta per 3, così come contro la Spal, demolisce il Milan, salva la Champions a Lisbona e infine col Benevento mette dentro il gol che rimette nei binari della realtà una gara surreale e stregata.

Quello del Pipa è un impegno costante, una carica agonistica tipica dell’Higuain azzurro ma molto più concentrata sulla squadra, più altruista, più generoso. Un Higuain che splende luminoso proprio nel momento di buio di Dybala che aveva iniziato da Onnipotente.

Tralasciando le scenate post-sostituzione, di Dybala non piace proprio l’eccessiva ricerca delle giocate individuali in un momento poco brillante, incaponendosi in azioni che non gli riescono più facili invece di mettersi a supporto degli altri oppure, al contrario, la rinuncia a prendersi la responsabilità delle “sue punizioni” dopo un paio di tentativi falliti.

E’ un peccto che, almeno per quest’anno, i periodi d’oro dei due argentini non siano coincisi. Siamo solo a Novembre è c’è un margine di miglioramento singolo e collettivo spaventoso per questa Juve, così come per ogni Juve allegriana. Al ritorno dalla sosta una Juve in full HD sarebbe devastante nei 20 giorni decisivi tra Barcellona, Napoli e Inter.

Nonostante l’altalena di rendimento, Sampaoli continua però a dare fiducia a Dybala, peraltro chiuso (ovviamente) da Messi in nazionale e a lasciare a casa Higuain, nonostante l’infortunio a Icardi. Meglio così per la Juve, con un Gonzalo che beneficerà di altri preziosi 14 giorni a Vinovo, trasformando ancora una volta l’orgoglio ferito per l’esclusione dalla Nazionale a pochi mesi dai mondiali in cattiveria agonistica e voglia di farsi rimpiangere.

di Federica Marzano

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