Heysel, alla ricerca di una giustizia che non arriverà mai

di Riceviamo e Pubblichiamo |

Di Francesco De Lisio

Non ho ricordi della notte dell’Heysel. Avevo appena due anni, mio padre mi racconta sempre che quella sera fu l’unica volta in vita sua che aveva convinto mia madre a guardare una partita di calcio in televisione, e da allora (comprensibilmente) mia madre non ha più voluto guardarne neanche una, nemmeno per sbaglio, nemmeno i rigori di Berlino 2006 ha voluto vedere. I tifosi della Juve, ammazzati da quelli del Liverpool, oggi chiedono ancora una giustizia, che sappiamo tutti, non arriverà mai. Gente che era andata a vedere una finale di coppa (orrendamente disputata, vinta, e persino quasi festeggiata) ed è tornata chiusa per sempre in una bara. Una giustizia che dovrebbe essere di tutti, perchè quella notte è una pagina orribile di tutto lo sport italiano, non solo di noi “gobbi di merda” (scusate il francesismo, ma quando ci si rivolge a noi, la parola “di merda” per molti di voi è un intercalare, quindi mi abbasso un attimo al vostro livello per farmi capire meglio).

Sono stato a Liverpool in vacanza una settimana dodici anni fa, con alcuni amici, abbiamo conosciuto gente del posto e parlato con i cittadini più diversi, dal tassista, al benzinaio, al gestore di pub, al nostalgico dei Beatles; tutti quanti ci hanno confessato il profondo senso di colpa e di vergogna che provano ancora i tifosi Reds nei confronti della Juventus e del suo tifo.

Resta tuttavia, come nella più classica delle beghe di cortile, anche questa una tragedia di parte, con i morti di serie A e i morti di serie B; viviamo in un paese dove (giustamente) vengono sanzionate le curve che inneggiano all’eruzione del Vesuvio, e restano beatamente impunite le curve (Firenze su tutte, ma in buona compagnia di Napoli, Roma, Verona, Milano e mi fermo qui per decenza) che inneggiano tranquillamente, ogni anno, ai morti dell’Heysel. I nostri morti, che sono anche morti di tutti quelli che amano il calcio, non solo degli “juventini di merda”.

Io porto rispetto anche per chi non ci riuscirà mai, semplicemente perchè non è abbastanza umano da riuscirci.