Intitolato a Grugliasco il “Giardino Vittime dell’Heysel”: per una memoria sempre più condivisa

di Jacopo Azzolini |

Parlare di Heysel, 32 anni dopo, non è facile. Non lo è per chi era fisicamente presente in quella maledetta notte, quindi figuriamoci per chi non era neanche nato.

Proprio per questo, mi fa sempre effetto la moltitudine di gente presente ad ogni evento commemorativo della tragedia di Bruxelles. Ci si trova infatti una grande pluralità di figure, di diverse categorie: si va dalle varie associazioni ai diretti testimoni di quella notte, dai gruppi ultras a semplici tifosi che vogliono omaggiare quelle 39 vittime.

Nonostante il tempo sia passato, non posso che rimanere piacevolmente sorpreso dalla sensibilità sempre più elevata dell’ambiente riguardo quanto avvenuto quel 29 maggio 1985. Anzi, direi che il modo per rendere la tragedia dell’Heysel sempre più attuale è la sua condivisione a 360°. Le 39 vite spezzate non sono martiri o crociati bianconeri, bensì morti che dovrebbero appartenere a tutti noi, soprattutto da parte di chi ogni domenica si emoziona nel vedere una partita di calcio.

Dopo decenni di (talvolta) oblio, ignoranza o addirittura becerume, mi sento di dire che si sono fatti evidenti passi avanti sul tema, e di ciò va dato forte merito anche dalla presidenza Andrea Agnelli.

E così, in una piovosa mattina domenicale di marzo, durante la cerimonia di inaugurazione del “Giardino Vittime dell’Heysel” si è potuta trovare un’elevata folla.

 

 

L’idea di creare questo spazio è nata grazie a una richiesta dei consiglieri comunali Luciano Lopedote e Raffaele Bianco, richiesta approvata dal consiglio alla fine dello scorso anno. Questo spazio è stato inoltre realizzato con la collaborazione dello Juventus Club Doc di Grugliasco.

All’inizio della cerimonia, due attori hanno letto i nomi di tutte e 39 le vittime.

All’evento erano presenti – e han preso parola –  figure di diversi enti/gruppi: il sindaco di Grugliasco Roberto Montà,  testimoni dell’Heysel ed esponenti di molte associazioni che in tutti questi anni hanno fatto di tutto per preservare la memoria di quanto avvenuto. Come per esempio Giuseppe Franzo, leader dell’associazione “Quelli di Via Filadelfia“.

Importante la rappresentanza della società Juventus: erano presenti il membro del Cda Paolo Garimberti, Gianluca Pessotto e Claudio Albanese. Le parole di Garimberti e Pessotto – quest’ultimo è responsabile del settore giovanile – testimoniano quanto oggi la società sia attiva nel ricordo di questa tragedia, e che solo un’adeguata commemorazione può fare in modo che certe disgrazie non ricapitino più.

 

Per far inoltre passare il messaggio che le vittime dell’Heysel siano di tutti, alla cerimonia ha partecipato anche un rappresentante del Toro Club di Grugliasco, che ha ricevuto molteplici applausi da tutti i presenti.

All’interno di questo giardino, il Comune di Grugliasco e lo Juventus Club Doc Grugliasco hanno realizzato un bellissimo murales al cui interno sono disegnate 39 stelle e i nomi di Alessio Neri e Riccardo Ferramosca: il Club Doc presieduto da Massimo Paparella, infatti, porta il nome proprio delle due giovani vittime scomparse nel dicembre 2006.

 

Il fatto che il contesto di tutto ciò sia un parco frequentato da molti bambini contribuisce ad aumentare il valore simbolico, è un modo per provare a lasciare un forte messaggio alle generazioni del futuro. Va ricordato che poche ore prima della surreale finale tra Juve e Liverpool sul terreno dell’Heysel era andata in scena proprio una partita tra bambini, prima che l’inferno si scatenasse.

Oltre all’intitolazione, in un ristorante a qualche centinaia di metri di distanza è stata organizzata una mostra fotografica sull’Heysel, caratterizzata da dettagli di qualsiasi tipo: foto, i titoli di giornale del tempo, testimonianze e molteplici dettagli sull’eventi, compreso il processo legale sviluppatosi negli anni successivi.

Cosa resta di questa mattinata? Senza dubbio il forte senso di unione che un evento del genere porta con sé, nel vedere ogni volta amici e persone di qualsiasi sponda e/o associazione, che siano gruppi ultras o semplici appassionati. E’ inoltre significativo pensare che più passa il tempo, più il ricordo dell’Heysel si cementifica e diventa un qualcosa che abbraccia la totalità delle persone. Aspetto da non sottovalutare, visto che per anni la tragedia dell’Heysel è stato un avvenimento quasi finito nel dimenticatoio.

Proprio da qui si deve ripartire per il futuro. Come ha detto bene Garimberti, ha poco senso la commemorazione fine a sé stessa: solo una forte riflessione/ricordo del passato ci può rendere migliori nel futuro. E la vicinanza della società Juventus è già di per sé un buon segno.