Hernanes e la meglio gioventù

di Claudio Pellecchia |

In una delle mie scene preferite de La meglio gioventù, c’è un professore universitario che spiega alla perfezione il concetto di “simpatia”: la condivisione, con qualcuno, del pathos, della sofferenza, della difficoltà di un momento. Ed ecco perché posso dire di provare simpatia per (e con) Hernanes ogni volta che scende in campo con l maglia della Juventus: sento la sua voglia di far bene, di reagire ai fischi, di andare oltre le oggettive difficoltà iniziali che continuano ingiustamente a inficiare il giudizio che si ha di lui anche dopo partite buone.

Come quella di Zagabria, ad esempio. Nulla di trascendentale, ma quanto basta per far scorrere meglio il gioco, sgravare Pjanic dagli odiosi (e odiati) compiti di prima costruzione, restituire al centrocampo quel minimo di senso dopo tutto ciò che di orribile si era visto a Palermo: 92 tocchi, 93.9% di pass accuracy, un bel tiro di sinistro (è uno dei pochisssimi giocatori ad ambidestro nel senso più vero del termine), un altro meno bello con il piede forte, 3 lanci su 4 andati a buon fine, 4 intercetti sulle linee di passaggio avversarie. Semplice, efficace, concreto.

Certo si dirà (a ragione) che la Dinamo era ben poca cosa anche rispetto ad una medio-piccola italica, ma se non si inizia a dare ad Hernanes quel che è di Hernanes anche quando lo merita, allora si rischia davvero il preconcetto, il pregiudizio, il giudicare (male) anche chi non merita di essere giudicato. Perché al netto di tutte le controindicazioni dell’operazione che ha portato il “Profeta” sotto la Mole, negare che, da qualche tempo a questa parte, con lui in campo da vertice basso (o play come amano dire quelli che credono di saperne ma in realtà non  ne sanno nulla) si giri meglio e più velocemente rispetto al solito, vorrebbe dire ritornare ai tempi in cui si plaudiva il non arrivo di Stankovic per poi ritrovarsi con Poulsen. Il giocatore potrà non piacere per scarso dinamismo e movenze felpate ma, al momento, è l’unico in rosa in grado di ricoprire quel ruolo con quelle caratteristiche che permettono a Pjanic di fare il Pjanic (gol e assist in 45 minuti) e alla Juventus di fare la Juventus finché Marchisio non sopraggiunga.

Quindi facciamoci stare simpatico Hernanes. E sosteniamolo, anche quando le cose andranno meno bene rispetto a ieri. Perché c’era (e bene) anche a Monaco nella partita che avrebbe potuto cambiare per sempre la considerazione che si ha di lui e di allegri. Perché c’è oggi, nel momento in cui si deve capire esattamente cosa siamo. Perché ci sarà domani, finché non tornerà il titolare del ruolo, per fare quello che, preconcetti a parte, ha sempre fatto: giocare con qualità al servizio della semplicità.

Magari non sarà il centrocampista che ci meritiamo, ma è quello di cui (adesso) abbiamo bisogno. E prometto che con le citazioni cinematografiche la chiudo qui.