Hendrik Johannes Cruijff (1947-2016)

di Kantor |

Quando Johan Cruijff era il piu’ grande giocatore del mondo ero un adolescente, nel 1974 avevo 17 anni e seguivo il calcio con meno competenza ma con la passione della giovinezza. E quel personaggio particolare, cosi’ asimmetrico, cosi’ poco convenzionale era affascinante anche in un periodo come gli anni ’70 in cui essere nonconvnzionali era un obbligo culturale.

Il Cruijff calciatore era un inno alla modernita’; era uno schizzo di Picasso in una galleria di ritratti dell’800. Fisicamente non dotatissimo (ma in quel periodo solo i grandi atleti naturali lo erano) aveva un tocco di palla sublime e una visione di gioco surreale. Era attaccante, esterno, centrocampista, regista offensivo e difensivo piu’ volte nella stessa partita. Esaltato dal sistema di gioco dell’Ajax proponeva cose difficili da capire a quei tempi e tuttora proibitive per la stragrande maggioranza dei giocatori.

Il suo carattere scorbutico (understatement) era leggendario; i suoi vizi anche. Il suo ego… immenso. Quando i suoi compagni non lo votarono capitano dell’Ajax, passo’ immedietamente al Barcellona dove vinse tutto; tornato all’Ajax a 34 anni fece loro vincere due Eredivisie consecutive. Quando i dirigenti dell’Ajax lo giudicarono vecchio e non gli rinnovarono il contratto passo’ immedietamente agli arcirivali del Feyenoord e, ovviamente, il Feyenoord vinse la Eredivisie e lui fu nomicato calciatore dell’anno.

Il resto della storia e’ piu’ recente; i suoi successi da allenatore del Barca, i suoi problemi di salute, le sue dichiarazioni sempre al limite dello scandaloso ma sempre dritte al bersaglio. Come i suoi dribbling, come le sue aperture di gioco, come i suoi goal.

Addio Joahn, figlio della donna delle pulizie dello stadio dell’Ajax, calciatore sublime, allenatore vincente, uomo difficile  e simbolo di una generazione. Che la terra ti sia leggera.