Ha ragione Allegri, hanno ragione gli Allegriani…ma ora serve un cambiamento!

di Alexander Supertramp |

Martedì 16 Aprile, ore 22:50, Juventus Ajax 1-2. La Juventus è eliminata dalla Champions league. Il dado è tratto, la mano si è chiusa. Credo che in quel momento sia finito anche uno dei cicli più vincenti e straordinari della storia del calcio e probabilmente della Juventus. Il ciclo di Massimiliano Allegri.

Seppur in molti sostengono che tale avventura avesse dovuto trovare conclusione già da diverso tempo, ed in particolare dalla famigerata serata di Cardiff, ho sempre trovato saggia ed esatta la scelta di proseguire, ed i risultati sono stati comunque un’ampia conferma.

Scegliere di puntare su un Allenatore nuovo, ricostruendo quindi da zero un percorso così complesso, nell’anno in cui poi potevi forgiarti del più grande giocatore del pianeta, lo avrei trovato un azzardo assai più rischioso della strada conosciuta, con pregi e difetti.

Ora però, dopo 5 anni totali, dopo cinque tentativi europei, di cui due portati a termine con grandissimo onore, credo che il ciclo mentale e tecnico del Livornese sia davvero concluso.

Per avvalorare ciò, è bene chiarire alcuni concetti. Allegri è un grandissimo Allenatore, probabilmente il migliore al mondo sul piano strategico, non è un allenatore però da impronta di gioco, da idea ben riconoscibile e costante nel tempo. Il suo calcio è estemporaneo, si modella e cambia ogni volta, ad ogni partita in modo diverso. In base all’avversario, in base alle proprie potenzialità del momento, in base ad eventuali defezioni o stati di forma. Le partite delle sue squadre, le partite della Juventus in questi anni, sono sempre state diverse, mai uguali a se stesse. La sua filosofia è assolutamente corretta, e probabilmente anche molto adatta alla tipologia delle grandi squadre. Dove hai molti campioni da gestire, grandi pressioni ed è sicuramente molto più difficile importare una propria idea di calcio, chiara, teorizzata e ben definita. Il suo credo è anche molto adatto alla competizione europea, dove in pochi minuti ti giochi tutto e devi interpretare i momenti e le partite in modi spesso differenti. Le due finali raggiunte, con squadre sicuramente non tra le prime tre o quattro favorite di quegli anni lo dimostrano.

 

Il problema alla base però, per quanto riguarda la Juventus, è un altro.

 

La nostra squadra in Champions league si porta dietro da sempre, timori, fantasmi ed insicurezze pesanti.

La Juventus in campionato da anni ormai, ha una forza mentale tale, che qualsiasi episodio negativo gli possa accadere, riesce sempre a ribaltarlo a suo favore. Come una macchina perfetta. La sua mente è pulita, fresca, oliata, non ci sono ombre nascoste. Anzi, l’unico pericolo che abbiamo potuto riscontrare nella competizione nazionale, è quello di un’eccessiva serenità, di un’eccessiva sicurezza. Esattamente l’opposto di ciò che accade in campo europeo.

La differenza di reazione agli eventi nei due diversi palcoscenici è evidente.

In Champions siamo assaliti dai dubbi. O sbagliamo approccio iniziale, o andiamo in confusione al primo episodio negativo, o ci manca il colpo del KO, il cosiddetto braccino quando arriviamo al dunque.

 

Ci sono due modi per sconfiggere tali deficit.

1- Vincere quella competizione, come poteva capitare, con un po’ di fortuna in finale magari nella stagione 2014-15. In quel caso credo che la squadra avrebbe finalmente acquisito quella serenità necessaria per dominare il palcoscenico europeo, magari anche per diversi anni, ed Allegri sarebbe stato un Tecnico perfetto per portare avanti quel tipo di compito.

Così purtroppo non è stato, il tentativo è fallito per diversi anni ed il circuito mentale non si è mai potuto rigenerare con “quella grande vittoria”.

2- Le idee ed il gioco. Il calcio estemporaneo e strategico di Max non può essere più la nostra cura.

Nel momento in cui ti assalgono le paure, ed alla Juventus quando arrivano quelle partite succede sistematicamente, c’è un solo modo al mondo per scrollarsele di dosso. Affidarsi a conoscenze tattiche ben impiantate, agli schemi, alle combinazioni, alle cose provate e riprovate, al gioco, al piacere di giocare.

 

Serve un Allenatore di sistema. Serve un Tecnico che riporti, dopo Conte, un’idea di calcio precisa ed identificabile.

 

Non sarà facile trovarlo. Il nome principe è senza dubbio Guardiola. Ma rientra nella nostra potenza di fuoco economica? Un altro molto adatto, per filosofia e carisma è senza dubbio Klopp. Infine c’è quello che conosciamo molto bene, che può essere il più plausibile, adatto e concreto. Il ritorno di Antonio Conte.

Una cosa è certa però, in questo momento storico la Juventus ha bisogno di aria nuova, di una nuova strada da percorrere, che sappia reinfondere entusiasmo e riconsolidare l’ambiente tutto.


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