Faraoni, filosofi, aeroplanini: guida ai quarti di Champions League

di Alex Campanelli |

quarti sorteggi champions

Ancora una volta ci siamo: la Juventus è tra le migliori 8 squadre d’Europa, e a breve l’urna di Nyon sorteggerà l’avversaria dei bianconeri nei quarti di finale di Champions League. Le compagini più temibili sono tutte in corsa, fatta eccezione per il Psg, mentre le novità più grandi sono rappresentate dal Siviglia e dalla Roma, outsider d’eccezione. Di seguito, ecco le schede delle 7 possibili avversarie.

 Manchester City 

C’è stato un breve, brevissimo periodo di questa stagione nel quale il Manchester City era sembrato battibile: lo 0-0 col Crystal Palace arrivato per il rotto della cuffia, la sconfitta di Anfield contro il Liverpool, l’indisponibilità prolungata di alcuni cardini della rosa come Stones, David Silva, Sané e Gabriel Jesus, un temporaneo ridimensionamento dell’onnipotenza dimostrata da De Bruyne negli ultimi mesi. Tutti questi elementi sembrano quasi non esser mai esistiti, e non inganni la sconfitta interna col Basilea arrivata dopo le vittorie con Arsenal e Chelsea e prima della sempre complicata trasferta di Stoke-on-Trent; a differenza del Bayern di Guardiola, i Citizens si stanno tirando a lucido in vista del momento caldo della stagione, senza tirare il freno in campionato nonostante il vantaggio monstre accumulato in inverno. Tolto l’infortunio, comunque non grave, occorso ad Aguero, gli ingranaggi degli uomini di Pep sono tutti al loro posto, e l’impianto messo in piedi dal tecnico catalano è quanto di più fastidioso possa esistere per la Juve di Allegri: abilità paranormale nel trovare l’uomo tra le linee, gestione del pallone nella trequarti avversaria con precisione e ritmi ancora superiori a quelli del Tottenham, chiusura delle linee di passaggio in fase di non possesso e un killer instinct ancora maggiore rispetto a inizio stagione. Per caratteristiche, prima ancora che per il valore assoluto degli uomini messi in campo, l’avversaria peggiore del lotto.

Formazione tipo (4-3-3): Ederson; Walker, Kompany, Otamendi, Danilo (Zinchenko); D. Silva, Fernandinho, De Bruyne; Sterling, Aguero (Jesus), Sané.

Come si è qualificato:

Feyenoord – City 0-4 (Stones x2, Aguero, Jesus)
City – Shakhtar 2-0 (De Bruyne, Sterling)
City – Napoli 2-1 (Sterling, Jesus)
Napoli – City 2-4 (Otamendi, Stones, Aguero, Sterling)
City – Feyenoord 1-0 (Sterling)
Shakhtar – City 2-1 (Aguero)
Basilea – City 0-4 (Gundogan x2, Aguero, B. Silva)
City – Basilea 1-2 (Jesus)

Gol fatti: 19
Gol subiti: 6
Capocannonieri: Aguero, Sterling (4)

Infortunati: Aguero, Delph, Mendy.

 Liverpool 

Dici Liverpool e pensi immediatamente ai tre là davanti, in maniera molto simile (fatte le dovute proporzioni) alla MSN del Barcellona di Luis Enrique. Salah, probabilmente il miglior acquisto della stagione 2017/18 per rapporto rendimento/prezzo, Firmino e Mané, un tridente tanto rapido quanto qualitativo ed efficiente, che sotto la guida di Jurgen Klopp è velocemente diventato uno dei più pericolosi d’Europa, se non addirittura il migliore. Pur privo di una punta vera e propria, anche se va certificata la crescita di Firmino in zona gol, il reparto avanzato dei Reds è di parecchio il più prolifico della competizione e la partenza di Coutinho ha paradossalmente donato solidità alla mediana, che ora vede in campo sempre almeno due tra Can, Henderson e Milner, centrocampisti di qualità ma anche di quantità e dallo spiccato senso tattico; il doppio clean sheet contro una squadra offensiva come il Porto non è un caso. Restano le falle di una difesa che Van Dijk (strapagato ma necessario) non può tenere in piedi da solo, dovute agli interpreti più che al sistema; Lovren e Matip sono buoni mestieranti ma nulla più, a destra né Alexander-Arnold né Gomez sono al livello degli omologhi europei, mentre a sinistra Robertson ha surrogato in maniera egregia il fin troppo offensivo Moreno, senza eccellere. Tra i pali c’è stato l’avvicendamento tra Mignolet, troppo incerto nella fase centrale della stagione, e Karius, ora preferibile al collega belga ma non del tutto in grado di infondere sicurezza a un reparto che ha disperato bisogno di certezze (i 6 gol subiti vanno parametrati alla povertà tecnica del girone). I pregi e i difetti degli scousers sono ben marcati, e gli uomini di Klopp sanno di rappresentare al momento poco più di un’outsider, sopra solamente a Siviglia e Roma; una consapevolezza che potrebbe diventare la loro forza.

Formazione tipo (4-3-3): Karius; Alexander-Arnold (Gomez), Lovren (Matip), Van Dijk, Robertson; Can, Henderson (Chamberlain), Milner; Salah, Firmino, Mané.

Come si è qualificato:

Liverpool – Siviglia 2-2 (Firmino, Salah)
Spartak – Liverpool 1-1 (Coutinho)
Maribor – Liverpool 0-7 (Firmino x2, Coutinho, Salah x2, Chamberlain, Alexander-Arnold)
Liverpool – Maribor 3-0 (Salah, Can, Sturridge)
Siviglia – Liverpool 3-3 (Firmino x2, Mané)
Liverpool – Spartak 7-0 (Coutinho x3, Firmino, Mané x2, Salah)
Porto – Liverpool 0-5 (Mané x3, Salah, Firmino)
Liverpool – Porto 0-0

Gol fatti: 28
Gol subiti: 6
Capocannoniere: Firmino (7)

Infortunati: Bogdan, Clyne.

 Bayern Monaco 

C’è stato il Bayern di Guardiola, spettacolare ed efficientissimo fino alle semifinali di Champions, nelle quali è stato puntualmente eliminato. C’è stato il Bayern di Ancelotti, dall’inizio folgorante ma progressivamente inabissatosi fino alla cacciata del tecnico italiano. E poi c’è il Bayern di Heynckes, una squadra che non conosce sconfitta, che in quattro e quattr’otto ha accumulato un vantaggio mostruoso sulla concorrenza domestica (entro marzo potrebbe vincere la Bundesliga) e ha ripreso il cammino europeo da dove l’aveva lasciato, ovvero il trionfo sui conterranei del Borussia Dortmund. Rispetto all’ultimo Bayern di Jupp, l’attuale è una squadra estremamente più fluida, che dalla cintola in su spazia dal 4-2-3-1 al 4-3-3 passando all’iperoffensivo 4-1-4-1, giostrando interpreti e posizoni senza mai perdere d’efficacia e specializzandosi nell’ultimo periodo in rimonte, quasi godendo nel partire a handicap per poi seppellire gli avversari di reti. Il declino fisico di Robben e Ribery è stato mascherato dall’efficienza di un Muller tirato a lucido, di un Coman sempre più maturo (che però dovrebbe saltare i quarti causa infortunio) e dalla classe di mezzali difficili da considerare tali, James Rodriguez in primis, mentre Heynckes ha riesumato Javi Martinez affiancandolo a Vidal e restituendo quindi al Bayern una spina dorsale d’acciaio, con Hummels (ma va menzionato anche Kimmich, al momento tra i migliori laterali bassi d’Europa) a comandare la difesa e Lewandowski finalizzatore e pivot-boa da futsal. Resta la prova del 9: il Bayern di Heynckes non ha ancora incontrato avversarie di livello, e nelle uniche due trasferte difficili in Bundesliga (Leverkusen e Moenchengladbach) ha faticato ad imporre il proprio gioco. In attesa di verificarne la vera forza, i bavaresi restano al di sotto di City, Real e probabilmente Barcellona, ma mai come in questo caso il margine d’errore è elevato.

Formazione tipo (4-3-3): Ulreich; Kimmich, Boateng, Hummels, Alaba; James (Thiago), Martinez, Vidal; Muller (Robben), Lewandowski, Ribery.

Come si è qualificato:

Bayern – Anderlecht 3-0 (Kimmich, Thiago, Lewandowski)
Psg – Bayern 3-0
Bayern – Celtic 3-0 (Hummels, Kimmich, Muller)
Celtic – Bayern 1-2 (Martinez, Coman)
Anderlecht – Bayern 1-2 (Tolisso, Lewandowski)
Bayern – Psg 3-1 (Tolisso x2, Lewandowski)
Bayern – Besiktas 5-0 (Lewandowski x2, Muller x2, Coman)
Besiktas – Bayern 1-3 (Thiago, autorete, Wagner)

Gol fatti: 21
Gol subiti: 7
Capocannoniere: Lewandowski (5)

Infortunati: Coman, Neuer, Tolisso, Thiago.

 Roma 

Raccontare una connazionale inserendola in un contesto europeo è dannatamente difficile; dei motivi per i quali sarebbe meglio incontrare (o non incontrare) la Roma ne hanno già parlato Azzolini e Zampini, qui ci limitiamo ad analizzare asetticamente la squadra di Di Francesco, che ha all’attivo lo scalpo importante del Chelsea e ha estromesso dalla competizione due habitué come Atletico Madrid e Shakhtar Donetsk. I punti di forza dei giallorossi, in questo preciso momento, sono i due vertici della squadra: tra i pali Alisson sta andando oltre ogni più rosea aspettativa, sfoderando prestazioni monstre in serie che hanno fatto dimenticare in un lampo un ottimo portiere come Szczesny, mentre in avanti Dzeko ha ormai dimenticato le sirene londinesi e sta mettendo in mostra un killer instinct che sinora non pareva appartenergli nella massima competizione continentale. A fargli compagnia in avanti, la classe indolente di Perotti e la rivelazione Under, che nel giro di qualche settimana ha spedito in panchina il rilanciato El Shaarawy e il sin qui deludente Schick: rapidità ma anche predisposizione al sacrificio, unite a un sinistro al fulmicotone, fanno del 20enne turco un pericolo da temere. Dalla cintola in giù iniziano a intravedersi i difetti dei giallorossi: Nainggolan è l’unico a portare dinamicità a un centrocampo spesso troppo compassato (Pellegrini?), mentre i terzini Florenzi e Kolarov sono decisamente più propensi alla fase offensiva latitando, per presenza più che per scelte, in ripiegamento. Fatto il punto della situazione, e soprattutto gli scongiuri di rito, prima che Massimo Zampini cancelli questo paragrafo è giusto collocare la Roma più in alto del Siviglia in graduatoria, ma decisamente al di sotto di tutte le altre concorrenti. Non osiamo sbilanciarci oltre.

Formazione tipo (4-3-3): Alisson; Florenzi, Manolas, Fazio, Kolarov; Nainggolan, De Rossi, Strootman; Under (El Shaarawy), Dzeko, Perotti.

Come si è qualificata:

Roma – Atletico 0-0
Qarabag – Roma 1-2 (Dzeko, Manolas)
Chelsea – Roma 3-3 (Dzeko x2, Kolarov)
Roma – Chelsea 3-0 (El Shaarawy x2, Perotti)
Atletico – Roma 2-0
Roma – Qarabag 1-0 (Perotti)
Shakhtar – Roma 2-1 (Under)
Roma – Shakhtar 1-0 (Dzeko)

Gol fatti: 11
Gol subiti: 7
Capocannoniere: Dzeko (4)

Infortunati: Karsdorp.

 Siviglia 

L’impresa di Montella, perché una vittoria all’Old Trafford è tale al di là della povertà nella proposta di gioco del Manchester United di Mourinho, conferma l’aeroplanino come uomo di coppa: quarti di finale in Champions League, finale col Barcellona in Copa del Rey, mentre in campionato gli andalusi stanno offrendo prestazioni altalenanti e distano ormai 11 punti dalla zona Champions. Tra i meriti di Vincenzo, arrivato tra lo scetticismo generale dopo l’esonero a sorpresa del bravo (e sfortunato: era appena stato operato a un carcinoma) Berizzo, c’è sicuramente l’aver messo un punto agli esperimenti di formazione e l’essersi affidato in breve tempo a un 11 titolare fisso. Banega riportato all’antico ruolo di mediano davanti alla difesa accanto al torreggiante N’Zonzi, la sorprendente affermazione di Jesus Navas (un’ala pura) da terzino destro, la fiducia totale nei “suoi” Correa e Muriel; piccole grandi sfumature che hanno ridato certezze a una squadra alla ricerca di una propria identità. Soprattutto, Montella ha portato in Andalusia la voglia e la capacità di soffrire, di aggrapparsi a un risultato e difenderlo, un atteggiamento poco spagnolo ma che ha pagato oltremodo nelle competizioni a eliminazione diretta. Spendiamo due parole per il jolly del Siviglia, il franco-tunisino Ben Yedder: inizialmente titolare inamovibile e protagonista nel girone (è il miglior marcatore della Champions dopo Ronaldo), l’attaccante proveniente dal futsal ha progressivamente perso il posto in favore di Muriel, ma la sua abilità nello spaccare le partite a gara in corso lo ha reso il vero e proprio 12esimo uomo dei biancorossi, come testimoniato dalla doppietta rifilata al malcapitato Mou. Il Siviglia è ovviamente l’avversaria più morbida dei quarti, con una rosa due o tre gradini al di sotto delle altre squadre, ma ha qualità ben chiare che sarà bene conoscere e non sottovalutare qualora l’urna di Nyon decidesse di portarci al Sanchez Pizjuan.

Formazione tipo (4-2-3-1): Rico; Navas (Kjaer), Mercado, Lenglet, Escudero; N’Zonzi, Banega; Sarabia, Vazquez, Correa; Muriel (Ben Yedder).

Come si è qualificato:

Liverpool – Siviglia 2-2 (Correa, Ben Yedder)
Siviglia – Maribor 3-0 (Ben Yedder x3)
Spartak – Siviglia 5-1 (Kjaer)
Siviglia – Spartak 2-1 (Banega, Lenglet)
Siviglia – Liverpool 3-3 (Ben Yedder x2, Pizarro)
Maribor – Siviglia 1-1 (Ganso)
Siviglia – United 0-0
United – Siviglia 1-2 (Ben Yedder x2)

Gol fatti: 14
Gol subiti: 13
Capocannoniere: Ben Yedder (8)

Infortunati: Carriço, Corchia, Navas.
Squalificati: Banega (1).

 Real Madrid 

Ricordate il Real Madrid che tanto abbiamo osservato, giudicato e probabilmente anche criticato nei giorni precedenti al tracollo di Cardiff? Prendete quella squadra, estremizzatene fino all’esasperazione i lati positivi e negativi e avrete un disegno perfetto del Real di Zidane versione 2017/18. Il distacco abissale dal Barcellona non ha fatto altro che legittimare le scelte del tecnico francese, ritrovatosi a gestire gli impegni di Liga quasi come un allenamento in vista delle gare europee, sfruttando tra i confini domestici i tanti giovani emersi tra questa e la scorsa stagione (da Hakimi a Mayoral passando per Llorente e Theo Hernandez) e riaffidandosi ai protagonisti dei trionfi recenti nelle gare di cartello. Con qualche eccezione, certo: pur forte del 3-1 dell’andata, a Parigi ZZ non ha avuto paura di lasciar fuori contemporaneamente Isco, Kroos e Modric, schierando un serratissimo 4-4-2 che ha vissuto quasi unicamente degli spunti di Asensio e del tremendismo di Ronaldo. Se lo scorso anno avevamo indicato Ramos come emblema dell’intero Real Madrid, ad oggi è proprio il portoghese a raffigurare limiti e pregi della sua squadra: orpelli e ricami sono ormai ridotti all’osso, resta solo una mortifera e incontrovertibile tendenza al piegare le partite al proprio volere come nessuno in questo momento. 8 gare europee su 8 in gol, 12 marcature totali sulle 22 complessive dei madrileni; mai come oggi, il Real Madrid è Cristiano Ronaldo mentre Cristiano Ronaldo è il Real Madrid. Pur piene di difetti e più che dipendenti da CR7, le merengues sono l’avversaria più temibile delle 7, di pochissimo dietro (ma non ci giureremmo) al City di Guardiola.

Formazione tipo (4-3-1-2): Navas; Carvajal, Varane, Ramos, Marcelo; Modric, Casemiro, Kroos; Isco (Asensio); Benzema (Bale), Ronaldo.

Come si è qualificato:

Real – Apoel 3-0 (Ronaldo x2, Ramos)
Dortmund – Real 1-3 (Ronaldo x2, Bale)
Real – Tottenham 1-1 (Ronaldo)
Tottenham – Real 3-1 (Ronaldo)
Apoel – Real 0-6 (Ronaldo x2, Benzema x2, Modric, Nacho)
Real – Dortmund 3-2 (Mayoral, Ronaldo, Vazquez)
Real – Psg 3-1 (Ronaldo x2, Marcelo)
Psg – Real 1-2 (Ronaldo, Casemiro)

Gol fatti: 22
Gol subiti: 9
Capocannoniere: Ronaldo (12)

 Barcellona 

I freddi numeri che trovate qui sotto dipingono un mondo che va alla rovescia: il Barcellona ha di gran lunga la miglior difesa della Champions League, mentre dopo la Roma è il peggior attacco tra le squadre rimaste in corsa. La creatura di Ernesto Valverde, che in stato embrionale schiantò la Juve nella fase a gironi, è diventata estremamente pratica, quasi cubista nelle sue geometrie e spietata nello sfruttare gli spazi lasciati dagli avversari. Rispetto al Barça che eravamo abituati a conoscere, i blaugrana attuali sono una squadra dannatamente equilibrata, a volte fin troppo, delegando le sortite offensive all’estro dei suoi solisti e preoccupandosi forse eccessivamente di non scombinare il proprio assetto, che nel corso del tempo si è appiattito su un 4-4-2 tradizionale piuttosto che sul rombo. Nella prima parte di stagione la chiave di volta è stato Paulinho, con i suoi inserimenti senza palla e la sua pressione tra le linee, ora la novità potrebbe diventare Dembelé, incontenibile nel ritorno col Chelsea e unica ala pura a disposizione di Valverde. C’è poi quel piccolo dettaglio, l’alieno col 10 che quando decide di vincere le partite difficilmente può essere fermato; in un Barcellona tacciabile di difensivismo, perlomeno in Europa, Messi ha segnato metà dei gol della sua squadra, mentre si sobbarcava un lavoro in fase di costruzione a lui sconosciuto nelle ultime annate. In Liga il distacco accumulato sul Real Madrid è abissale, in Europa questo Barça sparagnino ma inattaccabile non ha finora mostrato falle significative; tra i catalani e le favorite City e Real è davvero esiguo, ma ci sentiamo di inserirli sul gradino più basso del podio delle avversarie più ostiche.

Formazione tipo (4-4-2): ter Stegen, Sergi Roberto, Piqué, Umtiti, Alba; Paulinho (Dembelé), Rakitic, Busquets, Iniesta; Messi, Suarez.

Come si è qualificato:

Barça – Juve 3-0 (Messi x2, Rakitic)
Sporting – Barça 0-1 (autorete)
Barça – Olympiacos 3-1 (autorete, Messi, Digne)
Olympiacos – Barça 0-0
Juve – Barça 0-0
Barça – Sporting 2-0 (autorete, Alcacer)
Chelsea – Barça 1-1 (Messi)
Barça – Chelsea 3-0 (Messi x2, Dembelé)

Gol fatti: 13
Gol subiti: 2
Capocannoniere: Messi (6)

Infortunati: Busquets, Denis Suarez, Semedo.