Puledri, dragoni e lattine: guida agli ottavi di Champions League

di Alex Campanelli |

sorteggio

Eravamo già tutti pronti a sfogliare la margherita, cercando di indovinare contro quale big europea ci saremmo schiantati negli ottavi di finale, invece la Juve di Pirlo al Camp Nou ha emesso il suo primo lampo di nobiltà, issandosi al primo posto del girone e aprendosi le porte verso un sorteggio decisamente meno preoccupante, pur non privo di insidie.

Una ad una, ecco le possibili avversarie della Juventus negli ottavi di Champions League; il sorteggio verrà effettuato lunedì 14 dicembre a Nyon, come sempre non sarà possibile incontrare agli ottavi l’altra squadra del proprio girone e le connazionali qualificatesi alla fase a eliminazione diretta.

Gruppo A – Atletico Madrid

La partita contro il Salisburgo, decisiva per la qualificazione agli ottavi, è l’epitome perfetta dell’Atletico Madrid di Diego Simeone, qualora ci fosse ancora bisogno di raccontare una delle squadre dall’identità più spiccata e singolare del nuovo millennio. Nella prima frazione gli austriaci hanno letteralmente dominato i Colchoneros, che sembravano del tutto fuori dalla partita salvo poi ridestarsi un attimo prima di subire il colpo, la squadra di Marsch ha tenuto in mano il gioco per quasi tutto il tempo, con Szoboszlai a spiegare calcio in mezzo al campo e gli attaccanti a sprecare tutto lo sprecabile. Quasi tutto, appunto, dato che sull’unico corner dei primi 45′ Mario Hermoso ha girato il pallone in porta e ha chiuso di fatto la gara. Già, perché quando l’Atletico è sopra ti lascia attaccare, ringhiandoti addosso solo quando ha la certezza matematica di portarti via la palla, poi il tempo stringe, le giocate si fanno più frettolose e meno precise, i materassai di Madrid approfittano (non sempre, va detto) e arriva il colpo del KO. Non stupisce che i biancorossi guidino la classifica della Liga con un punto sulla Real Sociedad e due partite da recuperare, primato acquisito grazie a un ruolino di marcia inattaccabile: miglior difesa d’Europa con 2 gol subiti in 10 partite (di cui uno sul 5-0 contro il Granada), nessuna sconfitta, due pareggi per 0-0 e 8 vittorie, secondo miglior attacco grazie alle goleade su Cadice e Granada. Il materiale a disposizione del Cholo Simeone è di prima qualità, addirittura migliorato grazie agli arrivi di Suarez e Torreira e alla crescita di Marcos Llorente e del cavallo di ritorno Carrasco (non più Ferreira, sgradito cognome del padre), ma perché rinnegare la filosofia che ha cambiato la storia del club meno aristocratico di Madrid? Anche se davanti ora hai uno dei finalizzatori migliori d’Europa, è così necessario servirlo a profusione? L’aridità del cholismo, che aveva prosciugato Morata, sta invece favorendo l’esplosione di Joao Felix, come in passato è capitato a tanti attaccanti giunti in riva al Manzanarre che hanno presto imparato che qui la punta canta e porta la croce, da Falcao e Dieco Costa a Griezmann: è il giovane portoghese l’ago della bilancia della fase offensiva di Simeone, sia che giochi da finto centravanti insieme a Correa, sia che supporti Luis Suarez. Il cholo ha addirittura abiurato al suo storico 4-4-2 per passare a una formazione se possibile ancor più coperta, inserendo stabilmente Hermoso nella difesa a 3, infoltendo la mediana con un falso trequartista che copre ampie porzioni di campo come Llorente e inventandosi Carrasco tornante di centrocampo. Il risultato è il solito: la squadra più fastidiosa del mondo da affrontare in una competizione a eliminazione diretta, capace di far giocare male chiunque e rovinare qualsiasi partita appiattendo i valori, portando l’avversario nel suo habitat e stanandolo al momento giusto. L’Atletico Madrid è LA squadra da evitare in qualsiasi sorteggio di Champions League.

Formazione tipo (3-4-2-1): Oblak; Savic, Gimenez, Hermoso (Felipe); Trippier, Koke, Saùl, Carrasco (Lodi); Llorente (Correa), Felix; Suarez.

Come si è qualificato:

Bayern – Atletico 4-0
Atletico – Salisburgo 3-2 (Llorente, Felix x2)
Lokomotiv – Atletico 1-1 (Gimenez)
Atletico – Lokomotiv 0-0
Atletico – Bayern 1-1 (Felix)
Salisburgo – Atletico 0-2 (Hermoso, Carrasco)

Gol fatti: 7
Gol subiti: 8
Capocannoniere: Felix (3)
Assistman: 4 giocatori a 1 assist a testa
Pericolosità: ⭐⭐⭐⭐⭐

Gruppo B – Borussia Moenchengladbach

Non inganni l’atteggiamento passivo, magari dovuto alla tensione e all’emozione, in una partita praticamente impossibile da leggere come quella col Real Madrid nell’ultima gara del girone B: i ragazzi di Marco Rose, esplosi di gioia genuina davanti a un tablet che ha comunicato loro la qualificazione in colpevole ritardo, hanno meritato pienamente il pass per gli ottavi, sebbene molti commentatori italiani (sicuramente non noi) li abbiano piazzati dietro a Marsiglia, Lokomotiv e addirittura Rennes (tutti eliminati) al momento del sorteggio della quarta fascia. I 10 gol realizzati tra l’andata e il ritorno contro lo Shakhtar fanno dei Fohlen il secondo miglior attacco della fase a gironi dietro al Bayern Monaco, per di più in un girone equilibratissimo e incerto dove a fare la differenza sono stati l’impostazione verticale e aggressiva di stampo Red Bull inculcata da Rose e la forza d’urto dei freak atletici del reparto offensivo. Avere al proprio arco frecce come Plea, rapidissimo e mortifero se in giornata di grazia, e Marcus Thuram, un compendio di velocità, forza fisica e tecnica atteso al definitivo salto di qualità, e saperle armare grazie all’organizzazione in fase di pressione e al piede raffinato del terzino/regista/rigorista Bensebaini, permette ai puledri di Moenchengladbach di spaventare compagini ben più attrezzate già da qualche anno. Pur rischiando a più riprese di pagare dazio a causa di una retroguardia non all’altezza del reparto offensivo, il Gladbach non si è mai snaturato e non ha fatto calcoli giocando ogni gara a viso aperto, un atteggiamento che a conti fatti si è rivelato vincente. Tra le altre figure chiave dello scacchiere di Rose, vanno senz’altro citati il portiere Sommer, tra i migliori della Bundesliga al netto dell’errore da matita blu sul gol di Darmian contro l’Inter, e il capitano Stindl, passato da centravanti a trequartista ma ritrovatosi addirittura in cabina di regia in campionato. Il tallone d’Achille della squadra è senz’altro la solidità strutturale, proprio per questo il tecnico sta cercando di inserire in mezzo al campo il possente svizzero Zakaria, di ritorno da un infortunio, visto fuori ruolo contro l’Inter. Il Borussia Moenchengladbach è sicuramente meno attrezzato e scafato dei connazionali del Lipsia e dell’Atletico Madrid, ma la fase a gironi ci ha insegnato che i Fohlen sono imprevedibili, agli avversari e anche a sé stessi, e andranno affrontati con rispetto e raziocinio qualora l’urna di Nyon dovesse metterli di fronte alla Juve.

Formazione tipo (4-2-3-1): Sommer; Lainer, Ginter, Elvedi, Bensebaini (Wendt); Neuhaus (Zakaria), Kramer; Hofmann (Embolo), Stindl, Thuram; Plea.

Come si è qualificato:

Inter – Gladbach 2-2 (Bensebaini, Hofmann)
Gladbach – Real 2-2 (Thuram x2)
Shakhtar – Gladbach 0-6 (Plea x3, Kramer, Bensebaini, Stindl)
Gladbach – Shakhtar 4-0 (Stindl, Elvedi, Embolo, Wendt)
Gladbach – Inter 2-3 (Plea x2)
Real – Gladbach 2-0

Gol fatti: 16
Gol subiti: 9
Capocannoniere: Plea (5)
Assistman: Plea (3)
Pericolosità: ⭐⭐⭐

Gruppo C – Porto

I campioni di Portogallo dovevano in qualche modo riscattare la scorsa, disastrosa annata europea, subito compromessa con l’eliminazione ai preliminari di Champions per mano del modesto Krasnodar e culminata con la doppia sconfitta nei sedicesimi di Europa League contro il Bayer Leverkusen. Ad aiutarli è stato un girone dai contenuti tecnici medio-bassi, nel quale il Manchester City ha fatto il vuoto dietro di sé e il Marsiglia di Villas Boas si è rivelato avversario ben più tenero di quanto si potesse pensare. In campionato i Dragoes stanno arrancando dietro a Benfica e Sporting, un calo fisiologico vista la rifondazione estiva: hanno lasciato il club pezzi da 90 come Danilo Pereira e Alex Telles, via anche le punte Zé Luis, Aboubakar e Tiquinho, oltre al giovane Fabio Silva, una cessione da 40 milioni di euro che solo Jorge Mendes può spiegare. Il tesoretto ricavato è stato reinvestito solo in minima parte, e tra i nuovi arrivi solamente il terzino ex Santa Clara Sanusi e il centrale Malang Sarr, in prestito dal Chelsea, trovano regolarmente spazio nell’11 titolare schierato da Sergio Conceiçao. In avanti sono arrivati tre nuovi giocatori per affiancare Marega, ma nessuno di essi ha sin qui convinto appieno il tecnico lusitano, che ha parzialmente risolto il problema mischiando le carte in tavola: il Porto è passato in maniera forsennata tra moduli molto diversi, schierando la retroguardia a 3, a 4 o addirittura a 5 nelle due gare contro il Manchester City, impiegando da finte punte gli esterni Diaz e Otavio e applicando quando possibile i dettami della scuola tedesca, a lungo studiata da Conceiçao. Oltre alle alchimie del tecnico nel sopperire alle lacune di un mercato deficitario, a fare la differenza sono stati la solidità fornita dalla coppia centrale Mbemba-Sarr, in attesa del recupero di Pepe, la duttilità e la personalità del capitano Sergio Oliveira, e soprattutto il talento del messicano Jesus Corona, MVP dei Dragoes nella fase a gironi. Lo scorso anno il Tecatito era stato piazzato a fare il terzino, un’intuizione chiave di Conceiçao per la vittoria della Liga NOS, ora sull’out difensivo di destra si è affermato il velocissimo Wilson Manafa, così Corona è potuto tornare a far impazzire le difese avversarie da esterno alto, con una maturità e una consapevolezza dei propri mezzi del tutto nuove. Gli artifici di Conceiçao e i guizzi di Corona sono, tuttavia, poca cosa rispetto alle altre possibili avversarie, fatta eccezione per il Siviglia che sembra sullo stesso livello dei portoghesi. La trasferta a Oporto rievoca ricordi piacevoli, come il gol di Pjaca che ha dato il via alla cavalcata verso la finale nel 2017, replicare il viaggio sarebbe cosa gradita in casa Juve.

Formazione tipo (4-2-3-1): Marchesin; Manafa, Mbemba, Pepe (Sarr), Sanusi; Oliveira, Uribe (Vieira); Corona, Otavio, Diaz (Grujic); Marega.

Come si è qualificato:

City – Porto 3-1 (Diaz)
Porto – Olympiacos 2-0 (Vieira, Oliveira)
Porto – Marsiglia 3-0 (Marega, Oliveira, Diaz)
Marsiglia – Porto 0-2 (Sanusi, Oliveira)
Porto – City 0-0
Olympiacos – Porto 0-2 (Otavio, Uribe)

Gol fatti: 10
Gol subiti: 3
Capocannoniere: Oliveira (3)
Assistman: Corona (2)
Pericolosità: ⭐⭐

Gruppo E – Sivigila

Anche lo scorso anno non pareva di vedere la miglior versione del Siviglia di questi tempi (ma anche oltre), poi sappiamo tutti com’è finita: come al solito, dato che gli andalusi hanno conquistato la quarta piazza in Liga e soprattutto hanno portato a casa la quarta Europa League negli ultimi 7 anni, un record difficile da avvicinare e che la squadra di Julen Lopetegui non potrà ritoccare almeno per quest’anno. Gli unici addii di spessore sono stati quelli di Ever Banega e, per fine prestito, di Sergio Reguilon, rimpiazzato dal tecnico terzino argentino Acuña, mentre il Siviglia ha riscattato Suso e Bono e ha visto tornare Rakitic per la cifra simbolica di un milione e mezzo. Inseriti nel gruppo oggettivamente meno competitivo di questa edizione della Champions League, i ragazzi di Lopetegui hanno vinto senza incantare le partite che dovevano vincere, contro i modesti Rennes e Krasnodar, mentre sono crollati fragorosamente al Sanchez Pizjuan di fronte all’inedito poker di Giroud che ha regalato al Chelsea la testa del raggruppamento. Tolti i già citati Rakitic e Acuña, la squadra è sostanzialmente quella dello scorso anno, con l’eroe della scorsa Europa League Bono in procinto di restituire i pali al titolare Vaclik in seguito a qualche errore di troppo, da segnalare la crescita della coppia centrale Diego Carlos – Koundé (un classe ’98 da seguire con attenzione), segreto di Pulcinella dietro la terza miglior difesa della Liga, e il rendimento dell’immarcescibile capitano Jesus Navas, una vita da ala offensiva per poi reinventarsi terzino a 35 anni con una continuità di rendimento che ha del miracoloso. Il Siviglia gioca un 4-3-3 che punta su un possesso palla prevalentemente conservativo, con ali che tagliano dentro e terzini spesso alti per il cross, soprattutto se in mezzo gioca Luuk de Jong, la cui abilità nel gioco aereo ha deciso la finale contro l’Inter. Una squadra che sinora non ha offerto particolari squilli né in Europa né in campionato, con una rosa di buon livello e senza enormi aspirazioni riguardo al proprio cammino in Champions; potendo scegliere, un viaggio in Andalusia non sarebbe proprio una brutta idea.

Formazione tipo (4-3-3): Vaclik (Bono); Navas, Koundé, Carlos, Acuña; Rakitic, Gudelj (Reges), Jordàn (Torres); Munir (Suso), En-Nesyri (de Jong), Ocampos.

Come si è qualificato:

Chelsea – Siviglia 0-0
Siviglia – Rennes 1-0 (de Jong)
Siviglia – Krasnodar 3-2 (Rakitic, En-Nesyri x2)
Krasnodar – Siviglia 1-2 (Rakitic, Munir)
Siviglia – Chelsea 0-4
Rennes – Siviglia 1-3 (Koundé, En-Nesyri x2)

Gol fatti: 9
Gol subiti: 8
Capocannoniere: Youssef En-Nesyri (4)
Assistman: 6 giocatori a 1 assist a testa
Pericolosità: ⭐⭐

Gruppo H – RB Lipsia

Quanti hanno esultato al passaggio del turno del Lipsia ai danni del Manchester United si sono probabilmente persi qualche passaggio dell’ultimo quinquennio di calcio internazionale. La squadra tedesca infatti, nonostante il pesante scivolone dell’Old Trafford nella gara d’andata, è attualmente superiore allo United in praticamente tutti gli aspetti, a parte ovviamente il blasone e la storia: profondità della rosa, qualità dei giocatori, gioco espresso e soprattutto guida tecnica. La squadra principale del progetto Red Bull lo scorso anno ha raggiunto con merito la semifinale di Champions e lotta ormai da anni per le prime posizioni in Bundesliga, cosicché molti dei suoi giocatori non sono più da considerare sorprese, ma solide certezze. Su tutti si staglia il capitano Sabitzer, divenuto un giocatore totale in grado di fare la differenza in ogni zona del campo, affiancato dal rapido e tecnico francese Nkunku, dal redivivo Forsberg (una comparsa nella scorsa stagione, ora tra gli uomini più impiegati), dal roccioso centrale (e uomo mercato) Upamecano e da un Dani Olmo sempre più a suo agio negli schemi di Nagelsmann, anche se l’uomo copertina della fase a girone è stato il laterale Angeliño, in prestito dal Manchester City, capocannoniere e uomo assist della squadra. Il secondo posto in un girone complicatissimo è un traguardo ancora più notevole se si pensa alle numerose e pesanti assenze al quali hanno dovuto far fronte i tori rossi: Klostermann non c’è stato praticamente mai, Halstenberg, Sabitzer e Upamecano si sono alternati tra campo e infermeria, in avanti Sorloth, sulla carta il sostituto di Werner, ha faticato nel trovare una condizione accettabile. Si è visto quindi un po’ di tutto, dalla difesa a 3 al 4-2-3-1, Haidara in mezzo o sulla fascia, Mukiele terzo di difesa, Olmo e Forsberg falsi centravanti, ma sempre seguendo i minimi comuni denominatori della dottrina di Julian Nagelsmann: tutti devono saper fare tutto in ogni posizione, il pressing viene portato alternatamente da un numero diverso di uomini a seconda delle situazioni, l’azione dev’essere verticalizzata velocemente e in contropiede si va in tanti con la palla dall’interno all’esterno. Il risultato è una squadra molto, ma molto più pericolosa di quello che si può pensare, senza campioni di livello europeo a disposizione, ma che lasceremmo volentieri pescare ad altri.

Formazione tipo (3-4-2-1): Gulacsi; Klostermann, Upamecano, Konaté (Halstenberg); Mukiele, Haidara (Kampl), Sabitzer, Angeliño; Olmo (Poulsen), Nkunku; Forsberg (Sorloth).

Come si è qualificato:

Lipsia – Basaksehir 2-0 (Angeliño x2)
United – Lipsia 5-0
Lipsia – Psg 2-1 (Nkunku, Forsberg)
Psg – Lipsia 1-0
Basaksehir – Lipsia 3-4 (Poulsen, Mukiele, Olmo, Sorloth)
Lipsia – United 3-2 (Angeliño, Haidara, Kluivert)

Gol fatti: 11
Gol subiti: 12
Capocannoniere: Angeliño (3)
Assistman: Angeliño (3)
Pericolosità: ⭐⭐⭐⭐