Guida breve per ingoiare la sconfitta

di Riceviamo e Pubblichiamo |

3 giugno

Perdere l’ennesima finale, ça va sans dire, ti stronca e basta. Perdere qualunque finale, in qualunque modo accada, è come perdere un campionato all’ultima giornata: ci avevi creduto fino alla fine, e sul più bello un anno di sofferenze e soddisfazioni evapora, lasciandoti con un bel niente in mano. La sensazione è orrenda, e nessuno può indorare la pillola fino a farti credere che perdere una finale di champions non sia un’esperienza schifosa.

Però ci sono buone ragioni per razionalizzare il lutto, per circoscrivere la tragedia, per ragionarci sopra e scoprire alla fine che sì, la vita è una merda, ma non occorre virarla in tragedia.

1) I gufi non sono quello che sembrano (cit.)

Togliamoci subito il sassolino più insignificante: quelli che hanno tifato e goduto contro. Non ci scaldiamo più di tanto, fa parte delle regole del gioco, e alzi la mano chi a parti inverse avrebbe tifato Inter, Roma, Napoli o Milan. Sono finiti da decenni i tempi in cui simpatizzavo per le italiane in Europa, è bastato accorgermi a metà anni ’80 dell’odio di cui eravamo oggetto per perdere qualsiasi interesse nei confronti di questa cortesia da cavalieri. Ho tifato contro la Roma nell’84 ed ho sorriso dei loro rigori tirati a ramengo, mi sono addirittura sganasciato di fronte alla tragicommedia di Istanbul recitata dal Milan. Detesto le squadre italiane e i loro tifosi, detesto il fatto che la maggior parte di loro non riconoscano nessuno dei nostri meriti, e iddio mi fulmini se non tiferò per la loro sempiterna sconfitta, in Italia e all’estero. Ciò detto, i gufi hanno goduto. Buon per loro. Sono stato gufo anche io, e so perfettamente che è una soddisfazione da voyeur, da segaioli se mi si passa il termine. E’ una soddisfazione che è allo stesso tempo frustrazione, perchè in realtà si sa perfettamente che non si è vinto un bel nulla. I gufi sono l’ultimo dei problemi quando si perde una coppa, sopratutto quando li si guarda col binocolo dall’alto di un ciclo spaventosamente vincente fin dentro lo sprofondo della loro incapacità di vincere qualcosa che non sia il trofeo TIM.

2) Non esistono le maledizioni.

Il nostro score inverecondo nelle finali di Champions non è il frutto del malocchio di una strega, o di una maledizione impressa sulle maglie bianconere di chi le porta. Tutte le sconfitte di cui sono stato spettatore sono figlie di motivi diversi, di tempi diversi, di equilibri diversi tra chi si è conteso quella coppa. Una partita secca scatta una fotografia unica, irripetibile, ed è questo che rende la vittoria in Champions più affascinante.

Ad Atene si giocò una gara loffia contro una squadraccia che ci ingabbiò, a Monaco una gara stregata che doveva essere almeno sul 3-0 al 20°del primo tempo dopo una dimostrazione di potenza totale, ad Amsterdam una gara senza più benzina in corpo dopo il testa a testa e i veleni del  campionato, a Manchester forse la gara più brutta e più colpevole, contro una squadra più debole che la vinse ai rigori ma che ci credette senz’altro di più, a Berlino una gara in cui ci si accorse troppo tardi, e malamente, che non era persa in anticipo. Non c’è nessun filo che unisce queste finali. Non creiamoci tare mentali. Ce la giocheremo ancora, e non serve a nulla credere che quella coppa sia maledetta.

3) Non ci siamo spenti all’improvviso nel secondo tempo.

Molti di noi non riescono a spiegarsi il perchè di quel secondo tempo. Per molti non siamo entrati in campo dopo un ottimo primo tempo. Per quel poco che posso capirne, i segnali della disfatta c’erano tutti sin dal primo tempo. Abbiamo giocato la gara che volevamo per 10 minuti, poi il Real ci ha preso le misure e, a parte la grandiosa reazione che ha portato al pareggio, ha incanalato la partita verso la vittoria sin già dal primo tempo, il cui ultimo quarto d’ora è stato un prologo di possesso e dominio del campo che nel secondo tempo si è solo palesato con maggiore evidenza. A fine primo tempo io non ero per niente fiducioso, e mi dicevo che per vincerla ci sarebbe servita l’impresa sportiva. Ecco, al di là dei demeriti della squadra e dei singoli, sarà bene che ci ficchiamo in testa che stavolta la sfiga non sono stati i rigori sbagliati o le occasioni gettate, stavolta la sfiga ha voluto che incontrassimo la squadra più forte d’Europa, e che questa partita probabilmente non c’era modo di vincerla se non facendo un’impresa sportiva.

4) Non credo sia il caso di avere alcun rimpianto.

Il calcio è uno sport, e chi tifa calcio è uno sportivo. Perdere ingiustamente, o beffardamente, è quel che rende il calcio uno sport demoniaco. Perdere a Monaco è stato demoniaco, così come perdere lo scudetto a Perugia. Ma la maggior parte delle volte, non sembrerà, il calcio rende merito al più forte e noi lo sappiamo. La sconfitta di ieri è la più netta e meno beffarda di sempre. Se siamo sportivi, oggi abbiamo il diritto che ci girino le palle, ma non possiamo essere devastati quasi fossimo vittime dell’imponderabile. Il Real è una squadra due spanne sopra tutte le altre, tecnicamente, mentalmente, tatticamente. Un applauso, breve e conciso, ed io di rimpianti dopo una sconfitta netta ne vedo ben pochi.

5) Per perdere le finali bisogna giocarle.

Abbiamo perso 7 finali su 9. Ok, bella merda. 2 finali negli ultimi 3 anni, abbiamo in bocca un saporaccio che niente laverà via. Ma aspettiamo un attimo prima di buttarci dalla finestra. Siamo tra  le prime 4 squadre in Europa. Abbiamo potenzialità enormi di crescita, grazie anche ai dindini che da questa sontuosa frequentazione dell’Europa ci ritornano. Ce la siamo giocata, ce la giocheremo ancora. Non è un caso, forse due anni fa ancora ci dicevamo “chissà quando ci ricapita”. Adesso sappiamo che ci ricapiterà. Non abbiamo fatto il salto verso la gloria, ma ci siamo riappropriati di una dimensione europea persa sin dal lontano 2003. Ce la giocheremo ancora nei prossimi anni, e non potrà dirci sempre male. Non è ottimismo. E’ realismo puro e semplice.

6) Sciacquatevi la bocca (cit.)

Non commenterò nemmeno le idiozie delle vedove e dei professionisti della discesa dal carro che già smadonnano contro Allegri o Higuain, che ci impartiscono lezioni tattiche su come avremmo potuto vincerla, che oggi prendono le distanze da questa squadra e da questa società. Ogni tifoseria ha il suo lato oscuro, ed ha coloro che non tollerano la sconfitta, non tollerano ammettere di non essere stati i più forti, e che cercano capri espiatori e dimenticano i successi nel volgere di una notte. Signori, a testa alta, dobbiamo essere orgogliosi di questa squadra, della sua annata, dell’impresa assurda dei 6 scudetti e delle 3 coppe italia consecutive. Ci sciacquiamo la bocca di fronte a questi giocatori, e chi li contesta oggi dovrebbe andare per altri lidi a tifare altre squadre. La società ha sbagliato, è vero. Ma vi dico io in cosa ha sbagliato: a non festeggiare questo scudetto di più e meglio, come tutti si meritavano. Ha sbagliato a rinviare il tutto a dopo Cardiff, come fece tra l’altro anche nel 2003,col medesimo risultato di festeggiare in sordina una impresa irripetibile.

Invece questa stagione va festeggiata ancora. Poniamo rimedio noi, a questa ingiustizia. Non riponete la birra in cantina, non riponete le bandiere. Festeggiamo ancora, altrimenti chi ci dice che siamo tifosi con la pancia piena potrebbe non essere andato lontano dalla verità.

 

Di @Minima_Moralia