Guardiola e gli arbitri: sportività a targhe alterne

di Alex Campanelli |

Le polemiche di Marotta sull’arbitro? La Juventus è una squadra con una grandissima storia, è troppo forte, non si possono lamentare così della direzione di gara. Quando si perde e si prendono 4 gol si va a casa e si stringe la mano agli avversari, si fanno i complimenti agli altri“. Le frasi pronunciate ieri sera da Pep Guardiola al termine di Bayern – Juventus, in risposta alle polemiche di Beppe Marotta in merito all’operato dell’arbitro Eriksson, a prima vista non possono che sembrare l’ennesimo tributo ai bianconeri di un allenatore che ha sempre mostrato stima e rispetto nei confronti della Juve. Non si faccia però l’errore di considerare il catalano un allenatore illuminato, un maestro della sportività sempre al di sopra delle sterili critiche che la quasi totalità degli addetti ai lavori è solita muovere ai direttori di gara. Pep è un umano come tutti noi, e quando perde (o addirittura prima di giocare) si lamenta eccome.

28 aprile 2009, prima stagione di Guardiola sulla panchina del Barcellona: i blaugrana impattano per 0-0 al Camp Nou contro il coriaceo Chelsea di Hiddink. I blues dell’olandese giocano duro, ma l’arbitro tedesco Stark ammonisce con il contagocce. A fine gara, Pep non lesina critiche sul fischietto teutonico: “Incredibile che una gara come questa sia finita con lo stesso numero di ammoniti per squadra, in particolare Ballack andava espulso: Iniesta era in area, lui meritava il secondo giallo. Tutti sanno che in Champions ogni dettaglio è decisivo, ma ieri gli episodi non ci hanno aiutato, quando una squadra attacca dovrebbe essere favorita“. per la cronaca, al ritorno il Barça si qualificherà per la finale (poi vinta contro il Manchester United) in una gara dai tantissimi episodi dubbi, perlopiù a favore del club blaugrana.

24 aprile 2011, la polemica di Pep per l’occasione è addirittura doppia. A tre giorni dalla semifinale d’andata di Champions League contro il Real Madrid di Mourinho, il vate catalano si lascia sfuggire alcune dichiarazioni non esattamente sportive riguardo alla possibile designazione del portoghese Proença per la direzione del match (poi assegnato al tedesco Stark, lo stesso della semifinale sopra citata). “Se verrà designato Proença il Real Madrid sarà felicissimo – ha affermato Guardiola – lo è stato lo scorso anno, lo sarà anche stavolta“. Il riferimento è a Inter – Barcellona della stagione precedente, arbitrata dal portoghese Benquerença, che ai tempi penalizzò il Barça convalidando un gol dell’Inter in fuorigioco e non assegnando un penalty per fallo in area su Dani Alves. Non contento, Pep raddoppia facendo riferimento alla recente eliminazione in Copa del Rey per mano proprio del Real: “La coppa ci è sfuggita per colpa di un assistente di linea con la vista molto buona: ha segnalato una rete di Pedro che era in fuorigioco di due centimetri. E proprio per colpa di questi due centimetri ora non abbiamo vinto”.

Come nella più italiana delle tradizioni dunque, anche Josep Guardiola predica bene e razzola male. Lo tengano a mente quanti vedono in lui una divinità scesa in terra; un grandissimo allenatore e uomo di sport, ma umano e suscettibile come tutti.