Guardarsi dentro per sconfiggere Conte

di Simone Navarra |

Antonio Conte, con la maglia della Juventus, ha perso tre finali di Coppa dei campioni ed una di Coppa Uefa. Da allenatore è stato esonerato dall’Arezzo e dall’Atalanta. Nei primi passi della sua carriera di allenatore ha avuto successi nel Bari e poi nel Siena, in serie B. Secondo quanto lui stesso ha spiegato in occasioni pubbliche, ma anche di fronte all’autorità giudiziaria, la sconfitta è per lui un incubo, un motivo di insoddisfazione vitale, capace di non farlo dormire la notte. Qualunque partita persa. Si immagini allora un match di cartello, la classica “partita che vale una stagione” come si dice in gergo. Al comando della panchina juventina ha perso alcune Supercoppe e alcune Coppe Italia. Quella compagine da lui allestita ha anche fatto registrare il record di punti conquistati (102) ma come direbbe lui, questo appartiene alla parte che non si deve considerare. Ai magistrati di Cremona che gli chiedevano di un incontro forse accomodato dal Bari, nell’anno della “meravigliosa cavalcata” in serie cadetta dei pugliesi, Conte sottolineò che lui non avrebbe mai potuto permettere ai suoi giocatori un impegno a metà, uno sguardo alla partita ed uno al tabellone. Con lui bisogna mangiare l’erba e arare il campo con i tacchetti nel caso. La prima tattica è l’impegno.
Questa rassegna nel passato del mister che oggi guida l’Inter cosa insegna? Perché la sconfitta fa parte dello sport. E’ il semaforo rosso da rispettare per poter ripartire. A volte può essere infame, maledetto, capace di abbinarsi al destino e di far partire l’amore della vita davanti agli occhi, ma in ogni caso lo si deve prendere come una occasione per riposarsi, cambiare stazione alla radio, guardare il cielo. Lo devono aver pensato anche i dirigenti della Juve quando entrarono nello stadio di Istanbul per una partita con il Galatasaray che avrebbe potuto regalare alla squadra di Antonio Conte un po’ di milioni e l’accesso alla Champions che conta, quella che comincia tra fine Febbraio e Marzo. Ma quella sfida finì con Drogba e Snejider a ballare e le truppe bianconere fradicie e sporche di fango. Roberto Mancini, che guidava i turchi, aiutato forse da quel tattico con la faccia da nerd che è Adriano Bacconi, riuscì nel pantano ghiacciato a dare sostegno agli unici giocatori di livello che aveva tra le fila, guarda caso proprio quei due che poi balleranno alla fine in faccia alle tv. Tornando a quel pomeriggio che non sapeva di nulla bisogna ricordare quella tecnica semplice che seppe bloccare la macchina di Conte?
L’interrogativo non offre soluzioni, ma solo altre domande. Perché il tecnico in questione è capace di spremere i giocatori come meglio non si può, ma non riesce a scovare o promuovere la stella che fa diventare gli schemi una altra cosa. Si può affermare che il primo esperimento in tal senso venne provato con Sebastian Giovinco e che è stato proseguito adesso all’Inter con Stefano Sensi. Eppure quando nel Chelsea c’erano Willian e Hazard, non seppe il nostro Conte trarre il meglio, ma solo chiedere applicazione. Tanto che con l’arrivo di Sarri l’anno successivo – guarda il caso – i londinesi spiccarono il volo e seppero affermarsi in Europa League, regalando pure scampoli di bel gioco. Ancora rimpianti da quelle parti, secondo le sirene che arrivano a Torino ancora oggi. La prova di quel che andiamo dicendo è nell’esperienza alla guida della Nazionale dove il gruppo si compattò attorno al mister, dando speranze di vittoria, ma si arenò davanti all’errore unico di questo o quel giocatore.
Conte si può battere se hai tra le tue fila un campione come Cristiano Ronaldo oppure una potenziale stella quale Dybala o Douglas Costa. Il gruppo guidato da Sarri e allestito da Paratici continua ad essere il meglio fornito di “bocche da fuoco” e le difficoltà che può avere possono dipendere solo da eventuali infortuni ripetuti in ruoli specifici. Il biondo de Ligt può guidare la difesa e blindarla al meglio, insieme con Demiral. Si potevano risparmiare i soldi per l’olandese per investirli per altro? Conte se dovesse rispondere direbbe che tolto uno ne trovi un altro e che se hai un po’ di audacia promuovi Bernardeschi nel ruolo che gli pare e vedi di recuperare qualcuno che sinora non ha espresso tutto il potenziale. Per battere Conte bisogna guardarsi dentro, insomma. Senza fermarsi all’ombelico.

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