Grifone allo spiedo e un altro passo verso la Leggenda

di Federica Zicchiero |

 

Non c’è tempo per pensare al Monaco. A due giorni dal sorteggio delle semifinali ci rituffiamo subito nel campionato. Allegri aveva sottolineato l’importanza di questo match fin dall’immediato dopo-partita di Barcellona-Juve. Col Genoa ci si gioca una buona fetta di tricolore: tra stasera e venerdì a Bergamo occorre conquistare 6 punti per dare il colpo di grazia al campionato e affrontare la semifinale di Champions League con maggiore serenità.

C’è inoltre da vendicare il ko dell’andata, quando il Grifone riuscì a rifilare 3 goal alla Juve in 29 minuti (e viene quasi da sorridere ripensando ai proclami di Luis Enrique sui 3 goal in 3 minuti). Ma quella di novembre era ben altra Juve: per il modulo, per gli interpreti in campo e soprattutto per la considerazione di sé, della propria forza.

Dopo le fatiche di Barcellona, Allegri ricorre a un parziale turnover. Fra i pali Neto, con Buffon non convocato. Nella difesa a 4 i terzini sono Asamoah a sinistra e l’inossidabile Barzagli a destra, in mezzo Bonucci e Benatia. A centrocampo, complice la squalifica di Pjanic, Marchisio torna titolare da capitano dopo la brutta prestazione a Pescara e la tribuna a Barcellona (botta a un polpaccio). Accanto a lui, lo stratega Khedira. L’unica sorpresa è nei tre dietro la punta: sulla destra, al posto dell’acciaccato Cuadrado, non l’annunciato Lemina bensì Lichsteiner. Gli altri tre li sapete a memoria: Dybala, Mandzukic e Higuaín.

La Juve inizia con un buon approccio. Su una punizione di Dybala dalla sinistra, Higuaín ci prova di testa: fuori di poco. Il goal del vantaggio arriva al 17′: Gonzalo, nelle vesti di rifinitore, lancia Marchisio con un colpo sotto. Claudio, inseritosi perfettamente in area, sbaglia il controllo davanti alla porta, ma Muñoz devia nella propria rete. Appena un minuto dopo la Juve raddoppia: Dybala sguscia in area, si libera di tre difensori scambiando con Khedira e sulla palla di ritorno lascia partire un sinistro imprendibile per Lamanna. Al 41′ la Juve chiude il match. Mandzukic recupera palla in difesa, dà l’avvio all’azione e scappa sulla sinistra. Il suo cross è ribattuto, ma Mario si avventa sulla palla con un destro a giro imprendibile che si infila sul secondo palo. Un goal bellissimo, il giusto premio al sacrificio e all’agonismo che il croato ha messo in campo negli ultimi mesi, adattandosi al ruolo di ala sinistra.

La prima frazione si chiude sul 3-0, proprio come la gara di andata. Nella ripresa la Juve è in totale controllo della gara, e ciò permette di non disperdere energie in questo momento decisivo della stagione. Dopo un goal annullato a Bonucci, il poker è servito proprio dal numero 19 con una bella azione personale: dopo una percussione centrale tra gli inermi centrocampisti rossoblu, evita un difensore e lascia partire un tiro centrale ma dalla balistica perfida. A metà del secondo tempo Allegri fa rifiatare Khedira e mette dentro Rincón. Gli altri cambi sono Sturaro per Mandzukic (standing ovation per lui) e Mandragora per Marchisio: applausi per Claudio ed esordio per Rolando, dopo tanti mesi passati in infermeria. Al 24′ Marchisio e Higuaín decidono che è ora di vincere anche lo “scudetto dei pali” e prendono due legni nel giro di pochi secondi, emulati da Asamoah pochi minuti dopo. L’ultimo guizzo è di Dybala, che aggredisce la difesa genoana con una percussione solitaria, ma il suo sinistro finisce a lato.

Un’ottima prestazione per la Juve, che dopo la grande prova a Barcellona mette in cascina altri 3 punti fondamentali per la corsa al Sesto scudetto consecutivo. Manca sempre meno alla Leggenda.