Grazie di tutto vecchia Juve, ora è tempo di ricostruire sul serio

di Milena Trecarichi |

Ajax, Lione, Porto, di anno in anno, la Juventus è caduta in Champions League contro avversari con cui partiva, almeno sulla carta, favorita. A farne le spese, sin qui, è sempre stato l’allenatore, ma come si può notare non è cambiato nulla. L’allenatore è sempre stato l’ultimo dei problemi in una Juventus che ha cercato di nascondere sotto al tappeto tantissima polvere, con la vittoria dello scudetto, che quest’anno salvo miracoli, difficilmente arriverà. Motivo per cui, ci si sarebbe aspettato di vedere ai microfoni, colui che a inizio anno parlava di entusiasmo, obiettivi chiari, per capire quale siano adesso gli obiettivi, quale sia e quale sarà il progetto della Juventus per i prossimi anni, ammesso che ce ne sia uno. Allegri, Sarri, Pirlo, ogni anno l’allenatore è stato additato come capro espiatorio, ma la dura realtà dice altro: la Juventus degli ultimi tre anni non ha programmato e non sta programmando più. Il vero punto di forza della squadra bianconera è sempre stato il management, o meglio la lungimiranza col quale ha sempre pianificato le stagioni. Nel calcio non bisogna essere nostalgici e guardare sempre avanti, vero, ma è inconfutabile come dall’addio di Marotta, la Juventus abbia iniziato a navigare a vista. Qui veniamo a Paratici, che nello scouting è uno dei migliori, ma il lavoro del DG è un’altra cosa, che non rientra nelle sue corde.

Suoi sono i meriti dell’acquisto di Ronaldo vero, ma suoi sono i demeriti di non essere riuscito a costruirgli intorno una squadra all’altezza. Ed ecco la frittata, tre anni di Cr7 letteralmente gettati alle ortiche, perché vanno benissimo il marketing, i followers, ma il giudice sovrano nel calcio, rimane sempre il campo. Il portoghese doveva essere la ciliegina di una torta che non c’è mai stata, sarebbe grave se qualcuno ai piani alti abbia realmente pensato “Cr7 e altri 10 e vinciamo”, perché il calcio non è e non sarà mai uno sport individuale, ma collettivo. L’acquisto di Ronaldo è stato un vero spartiacque, bellissimo ma altrettanto durissimo, perché dal suo arrivo, è stata una corsa contro il tempo per mettere a bilancio plusvalenze, sacrificando giovani che potevano rivelarsi utili alla causa bianconera. A questo si aggiunge la supponenza o superficialità, con cui è stata allestita la rosa, con un solo centravanti di ruolo, l’anno scorso era Higuain e quest’anno Morata, con un solo terzino sinistro di ruolo, con un centrocampo di figurine strapagate, da cui sono esenti Mckennie e Arthur, con la vecchia guardia che ha preso il comando delle operazioni e tutto ciò che ne è seguito.

Quest’anno il carico definito è arrivato anche dalla Presidenza, perché è stato legittimo cambiare Sarri visti i problemi ambientali, ma in previsione di una stagione durissima, la scommessa Pirlo poteva essere rinviata in tempi più floridi. Un anno di transizione è fisiologico, può anche essere salutare per capire gli errori commessi, motivo per cui auspico la conferma di Andrea Pirlo in panchina, ma auspico altrettanto una ricostruzione vera e non mascherata, dal management fino ai giocatori, alcuni dei quali avranno per sempre la gratitudine e la riconoscenza per questo incredibile ciclo di 9 anni, ma è giusto che si facciano da parte e diano spazio a coloro che hanno messo la faccia ai microfoni, dopo la sconfitta (magari sarà un punto di partenza per arrivare allo sliding doors), di essere i protagonisti del prossimo ciclo della Juventus.

 

 


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